Il futuro dell'esplorazione spaziale della NASA: calendario e sfide delle prossime missioni Artemis III e IV
Il programma Artemis della NASA definisce la rotta. Con le missioni III e IV che partiranno tra il 2027 e il 2028, l'esplorazione lunare affronta nuove scadenze e complesse sfide tecnologiche, con lo sviluppo dei lander commerciali di SpaceX e Blue Origin e le nuove tute spaziali.

Dopo il successo aprile di quest'anno, con la missione Artemis II, con il ritorno degli esseri umani intorno alla Luna dopo più di 50 anni, la NASA sembrava aver definito una tabella di marcia precisa, riorganizzando le prossime missioni in vista del prossimo allunaggio.
Ma oggi, a pochi mesi di distanza, le cose sono cambiate velocemente, e non sempre per il meglio. La NASA, oggi, si trova ora a ridefinire di nuovo i propri piani, nel tentativo di superare le difficoltà e i complessi ostacoli tecnologici che la separano dal suolo lunare. Le agenzie e i partner commerciali coinvolti nel progetto, hanno ancora una ricca lista di insidie logistiche e ingegneristiche da dover superare.
Inoltre, a breve, l'Agenzia Spaziale Americana rivelerà i nomi dei quattro astronauti assegnati ad Artemis III, un annuncio che sarà anche occasione per comunicare ulteriori aggiornamenti sullo stato di avanzamento del programma e sulla composizione dei futuri equipaggi.
Il cambio di rotta per Artemis III e il rinvio dell'allunaggio
La novità più importante, confermata dai vertici dell'agenzia, riguarda il volo della missione Artemis III, il cui lancio è ora ufficialmente previsto per la fine del 2027. A causa dei ritardi legati allo sviluppo dei sistemi di allunaggio, che avrebbero dovuto essere forniti dalle dai partner privati, le caratteristiche della missione sono state profondamente modificate.

È ormai noto che Artemis III non punterà allo sbarco sulla Luna, ma l'equipaggio a bordo della navetta Orion, sempre spinta dal potente razzo della NASA, l'SLS (Space Launch System), rimarrà in orbita terrestre bassa, a circa 463 km di quota (simile a quella quota della stazione orbitante internazionale ISS).
La missione si occuperà interamente di test operativi e di attracco in orbita con i prototipi dei lander lunari commerciali sviluppati da SpaceX e Blue Origin. Gli astronauti testeranno i sistemi di propulsione, i sistemi di supporto vitale e le comunicazioni, ottimizzando tutto in vista del successivo lancio verso la Luna.
Se questa fase di test darà i risultati positivi, la NASA potrà procedere verso il lancio della missione di Artemis IV per fine 2028. Sarà la prima vera missione a riportare degli astronauti sul suolo lunare dopo oltre 5 decenni.
Le sfide dei partner commerciali tra SpaceX e Blue Origin
Lo slittamento dell'allunaggio è strettamente legato agli Human Landing Systems, i veicoli di allunaggio commissionati ai privati. La Starship HLS ( Human Landing System ) di SpaceX, sta ancora procedendo ad una serie di test di volo dell'ultima versione, la Starship V3.
Prima di poter certificare il lander per uso umano previsto nei test orbitali del 2027, l'azienda di Elon Musk dovrà dimostrare che il vettore è pienamente affidabile e che è in grado di portare a termine i test di rifornimento di propellente criogenico in orbita, elemento essenziale per garantire l'autonomia necessaria ai futuri viaggi verso la Luna.

Per Blue Origin la situazione nelle ultime settimane si è complicata notevolmente. Infatti, in seguito al grave fallimento del test statico del razzo New Glenn lo scorso 28 maggio, di cui abbiamo già parlato in questo articolo, con l'esplosione del razzo e i conseguenti gravi danni alla rampa di lancio Complex 36 di Cape Canaveral, la NASA si trova a gestire una forte complessità logistica. La compagnia di Bezos non dispone ancora di altre basi di lancio e quindi non può procedere con i test al vettore New Glenn.
Proprio in questi giorni, la dirigenza dell'agenzia spaziale americana ha espresso la necessità di trovare dei lanciatori alternativi per consentire al lander Blue Moon (di Blue Origin), nella sua versione Mark 2, di rispettare le scadenze e partecipare ai test di attracco orbitale previsti per il 2027. Paradossalmente, il vettore che potrebbe aiutare la Blue Origin a rispettare il contratto con la NASA e riuscire a completare il progetto, potrebbe essere proprio il razzo della concorrente SpaceX.
Abbigliamento spaziale del ventunesimo secolo per le tute AxEMU
Se la parte veicolare di lancio e di allunaggio deve affrontare dure sfide ingegneristiche, lo sviluppo delle tute spaziali sembra procedere a ritmi molto serrati. Axiom Space ha già avviato la produzione della tuta di volo AxEMU, ovvero una tuta di nuova generazione che rivestirà gli astronauti sulla superficie lunare. Sviluppata in collaborazione con la casa di moda italiana Prada per la realizzazione degli strati protettivi esterni e con Oakley per il sistema visore dotato di ottiche ad alta definizione, la tuta ha superato le revisioni tecniche della NASA.

Il sistema ha già accumulato oltre 850 ore di test pressurizzati con equipaggio nei laboratori di simulazione a terra. I dettagli operativi sono in corso di definizione, e l'azienda ha confermato l'intenzione di testare l'hardware nello spazio durante le attività intraveicolari all'interno dei lander in orbita nel 2027, in vista dell'allunaggio dell'anno successivo.
Verso Artemis IV tra scienza e cooperazione internazionale
Mentre Artemis III testerà tutte le infrastrutture di volo e i sistemi di attracco nell'orbita terrestre, la successiva Artemis IV sta unendo e concentrando le forze sulla ricerca scientifica lunare e sulla cooperazione internazionale. Per la missione del 2028, l'ESA (Agenzia Spaziale Europea) e Airbus Defence and Space (divisione spaziale della Airbus) stanno ultimando i moduli di servizio intermedi che garantiranno il supporto vitale agli astronauti.
Inoltre, la NASA ha già selezionato i primi strumenti a scopo scientifico da posizionare sul suolo lunare. Tra questi spicca lo strumento DUSTER, un sensore progettato per analizzare le condizioni ambientali lunari, con polvere e plasma, nei pressi del Polo Sud. Quest'area è caratterizzata da forti sbalzi termici, tra i 120°C alla luce solare diretta e i -200°C delle zone permanentemente in ombra.
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