La Via Lattea è più grande del previsto: i suoi bracci si estendono dove pensavamo ci fosse il vuoto

Gli echi nei raggi X di tre lampi gamma hanno permesso di misurare direttamente i bracci più esterni della Via Lattea, rivelando che alcune sue strutture si spingono molto più lontano rispetto alle precedenti ricostruzioni astronomiche.

Un recente studio svela che la nostra Galassia si estende ben oltre quelli che credevamo essere i suoi bordi. Credit: NASA / CXC / SAO / M. Weiss
Un recente studio svela che la nostra Galassia si estende ben oltre quelli che credevamo essere i suoi bordi. Credit: NASA / CXC / SAO / M. Weiss

La Via Lattea, la galassia che ospita il nostro Sistema Solare, è più grande di quanto si credesse. A rivelarlo è un recentissimo studio basato su una tecnica innovativa che utilizza i lampi gamma. Poiché la nostra Galassia è la più studiata tra tutte, scoprire che ne avevamo sottostimato le dimensioni dovrebbe stupirci. Tuttavia, se non ce ne siamo accorti prima è perché la nostra Galassia è la più difficile da studiare essendo osservata dall’interno.

Una galassia difficile da osservare dall’interno

Oggi sappiamo che la Via Lattea è una galassia a spirale barrata. Ha un nucleo dal quale si dirama una barra, formata di gas polveri e stelle, e poi da questa si diramano 4 bracci di spirale, anch'essi formati di gas, polveri e stelle. Il braccio cosiddetto di Orione è quello in cui è posizionato il Sistema Solare, a circa 26 mila anni luce di distanza dal centro galattico.

L’abbondanza di polveri e di nubi di gas all’interno dei bracci di spirale, dove massima è la concentrazione di stelle, limitano notevolmente la nostra visuale. La luce delle stelle più lontane viene interamente assorbita o diffusa da questa coltre di polvere, per cui queste rimangono inaccessibili alle osservazioni.

Scoprire la struttura della nostra Galassia è come ricostruire l’intera pianta della città stando fermi in un quartiere

Per utilizzare un paragone è come essere in mezzo alla nebbia per cui la nostra visuale è ridotta a pochi metri o poche decine di metri, quando invece in assenza di nebbia potremmo vedere a chilometri di distanza.

Dalla Terra riusciamo a vedere solo le stelle più vicine. Anche quelle lungo la Via Lattea, sebbene sembrino tantissime, sono anch'esse quelle a noi più vicine. Credit: Dario Giannobile
Dalla Terra riusciamo a vedere solo le stelle più vicine. Anche quelle lungo la Via Lattea, sebbene sembrino tantissime, sono anch'esse quelle a noi più vicine. Credit: Dario Giannobile

Nelle notti stellate di fatto le stelle che vediamo, comprese quelle lungo la Via Lattea, sono solo quelle a noi più vicine, quelle dietro l’angolo, come diremmo.

Per raggiungere e mappare le regioni della Galassia a noi più lontane gli astronomi osservano nella banda radio, in quella infrarossa, ma anche alle alte energie dei raggi X.

La novità presentata nel recente studio condotto da Beatrice Vaia e pubblicato su Astronomy & Astrophysics è consistita nello sfruttare la propagazione della radiazione X associata ai lampi gamma per mappare le regioni più esterne della Galassia.

Lampi gamma trasformati in fari cosmici

I lampi gamma o gamma-ray burst sono tra le esplosioni più energetiche dell’Universo, esplosioni che possono essere prodotte, ad esempio, dal collasso di una stella massiccia, dalla fusione di stelle di neutroni o buchi neri. L’esplosione genera potenti getti di materia che si propagano nello spazio a velocità relativistiche e che interagendo con la materia circostante generano il lampo di raggi gamma. Quando gli elettroni relativistici contenuti nei getti incontrano i campi magnetici generano raggi X.

I raggi X propagandosi attraverso la galassia interagiscono con la materia, gas e polveri, che trovano lungo il loro cammino e vengono diffusi. Questa luce diffusa si manifesta come archi luminosi in espansione.

I raggi X prodotti dagli elettroni contenuti nei getti prodotti dal lampo gamma svelano la presenza di nubi di gas altrimenti invisibili.

L’idea della Vaia e collaboratori è stata di individuare tre di questi lampi gamma molto lontani, in tre direzioni galattiche differenti, e di mappare gli archi prodotti dai loro raggi X.

Nell'immagine la crocetta gialla indica uno dei tre lampi gamma selezionati per lo studio. Gli archi in giallo mostrano la luce dei raggi X diffusa dall'interazione con nubi di gas. Queste nubi, posizionate oltre quelli che si credevano essere i bordi della Galassia, erano finora rimaste invisibili. Credit: Vaia et al. A&A 2026
Nell'immagine la crocetta gialla indica uno dei tre lampi gamma selezionati per lo studio. Gli archi in giallo mostrano la luce dei raggi X diffusa dall'interazione con nubi di gas. Queste nubi, posizionate oltre quelli che si credevano essere i bordi della Galassia, erano finora rimaste invisibili. Credit: Vaia et al. A&A 2026

I telescopi a raggi X Chandra ed XMM-Newton hanno osservato questi archi luminosi concentrici che via via vanno allargandosi, come una sorta di “eco”.

Conoscendo l’istante in cui è avvenuto il lampo gamma e misurando le dimensioni di questi archi è stato possibile calcolare la distanza a cui si trovano le nubi che hanno diffuso la radiazione X.

Cosa si nasconde oltre il bordo conosciuto

La mappatura prodotta dai raggi X ha svelato l’esistenza di nuove nubi che finora erano sfuggite alle altre tecniche osservative, nubi posizionate oltre quelli che si riteneva fossero i bordi della galassia, dove finora credevamo non esistesse nulla, ma ci fosse il vuoto.

La galassia è risultata essere del 10% più estesa di quanto si pensasse. Questo non significa che abbiamo individuato con maggiore precisione i bordi della galassia. Questi non sono ben definibili in quanto il materiale che compone la galassia gradualmente diminuisce di densità a mano a mano che ci si allontana verso il vuoto intergalattico.

Un recente studio basato sulla diffusione dei raggi X associati ai lampi gamma ha svelato che la nostra galassia è del 10% più grande.

La nostra Galassia non era vuota oltre i confini conosciuti: eravamo semplicemente incapaci di vederne con precisione le strutture più remote.

Questa nuova stima sulle dimensioni può avere implicazioni sulle stime della distribuzione di gas, polvere e stelle e quindi anche sui modelli di rotazione galattica.

Tuttavia, è importante chiarire che solo tre direzioni galattiche sono state mappate con questa tecnica, per cui le aumentate dimensioni riguardano al momento solo queste direzioni. Per completare la mappa serviranno altri lampi gamma sufficientemente luminosi.

Riferimento della notizia

B. Vaia et al.. (2026). Accurate distances of the Galactic spiral arms from dust-scattered X-ray emission of gamma-ray bursts.