Lancio di Starship 14: grandi progressi con il primo storico volo orbitale e il rilascio dei nuovi satelliti Starlink V3

Starship 14 compie il suo primo storico test orbitale, rilasciando 26 satelliti Starlink V3 a 275 km di quota. Nonostante qualche problema ai motori e un ammaraggio distruttivo, la missione di SpaceX apre la strada alla futura riutilizzabilità completa.

Il 28 settembre, SpaceX ha effettuato il lancio della Starship 14, la prima a raggiungere l'orbita terrestre, dove ha rilasciato anche 26 nuovi satelliti Starlink V3, da 1 terabit al secondo e pesanti 2 tonnellate l'uno. Credits Immagine: SpaceX
Il 28 settembre, SpaceX ha effettuato il lancio della Starship 14, la prima a raggiungere l'orbita terrestre, dove ha rilasciato anche 26 nuovi satelliti Starlink V3, da 1 terabit al secondo e pesanti 2 tonnellate l'uno. Credits Immagine: SpaceX

Il programma spaziale di SpaceX, per la costruzione di una Starship idonea all'utilizzo trans-lunare, continua senza sosta. Il 28 settembre, alle ore 12:48:59, ora italiana, dalla base Starbase in Texas, il gigantesco vettore di Elon Musk (l'intero sistema, booster + astronave, è alto 124 metri) è decollato, puntando direttamente a raggiungere l'orbita terrestre.

Infatti, a differenza dei voli precedenti, che erano stati tutti test sub-orbitali, il 14° volo ha dovuto affrontare una serie di sfide tecniche e difficoltà dell'ultimo minuto, che sono state brillantemente superate grazie alla reattività e flessibilità del team di controllo di SpaceX.

Cronaca e sfide tecniche del lancio

Fin dall'inizio, la missione ha evidenziato una serie di problemi. A 58 secondi dal decollo, il razzo ha raggiunto e superato normalmente il punto di massimo stress aerodinamico, quel momento in cui l'incredibile velocità del razzo deve fare i conti con l'atmosfera ancora densa a quote relativamente basse.

Il gigantesco vettore di Elon Musk (l'intero sistema, booster + astronave) è alto 124 metri ed è capace di sviluppare una spinta di 8.240 tonnellate, oltre il doppio di quella del Saturn V delle missioni Apollo verso la Luna. Credits immagine: SpaceX
Il gigantesco vettore di Elon Musk (l'intero sistema, booster + astronave) è alto 124 metri ed è capace di sviluppare una spinta di 8.240 tonnellate, oltre il doppio di quella del Saturn V delle missioni Apollo verso la Luna. Credits immagine: SpaceX

La velocità ipersonica di 26.000 km/h, invece, è stata raggiunta appena prima della separazione dei 2 stadi. Tuttavia, il booster Super Heavy ha registrato lo spegnimento prematuro di uno dei suoi 33 motori Raptor 3. Questo razzo, con i nuovi motori, ha la capacità di sviluppare una potenza di spinta di 8.240 tonnellate (oltre il doppio di quella del Saturn V delle missioni Apollo verso la Luna).

Nonostante ciò, a 2 minuti e 22 secondi dal decollo, è avvenuto regolarmente il distacco dei due stadi. Lo stadio superiore, ovvero la vera e propria Starship, ha avuto anch'esso un problema a uno dei 3 motori Raptor Vacuum, quelli che funzionano in assenza di atmosfera.

Tuttavia, dopo una rapida e attenta valutazione dei margini di sicurezza, il team di SpaceX ha comunque dato il via per procedere con l'inserimento della Starship in orbita. L'inconveniente è stato superato utilizzando maggiormente anche i Raptor tradizionali, che sono ottimizzati per funzionare a livello del mare, ma funzionano comunque anche in assenza di atmosfera.

Durata e fasi della missione orbitale

Queste anomalie ai motori hanno condizionato il volo, producendo una radicale variazione di programma per la missione, accorciandone drasticamente la durata, che inizialmente prevedeva 10 ore di permanenza nello spazio. Perciò, la missione è durata complessivamente 3 ore e 8 minuti dal decollo all'atterraggio.

Tuttavia, il successo di questa missione è indiscutibile. Infatti, il sistema è stato costruito con una ridondanza di apparati tale da permetterne la gestione senza particolari problemi, anche in caso di défaillance di alcune parti.

L'accensione dei motori di inserimento orbitale è avvenuta a 25 minuti e 17 secondi dal lancio ed è durata circa 20 secondi, imprimendo l'accelerazione necessaria per portare la navetta alla velocità orbitale di circa 28.000 km/h alla quota di circa 275 km.

Volo orbitale ridotto, che ha consentito meno di un'orbita completa, ma che è stato sufficiente a rilasciare 26 nuovi satelliti Starlink V3, da 1 terabit al secondo e pesanti 2 tonnellate l'uno (operazione avvenuta in circa 30 minuti). Alcune telecamere installate sui satelliti hanno permesso di visionare lo stato dello scudo termico della Starship.

Rientro con ammaraggio verticale

La manovra di frenata e di rientro della navetta è stata anticipata ad appena 2 ore e 12 minuti all'inizio del volo. Dopo altri 56 minuti, la manovra si è conclusa con il classico passaggio dalla posizione orizzontale alla posizione verticale, pochi secondi prima di un "ammaraggio morbido", con conseguente disintegrazione programmata.

Secondo i commenti ufficiali di Elon Musk, la missione avrebbe confermato la capacità del sistema Starship di raggiungere l'orbita terrestre e di trasportare carichi operativi reali. Sebbene l'azienda sia ancora lontana dal tentare il recupero meccanico "al volo" sulla torre di lancio per lo stadio superiore, preferendo la fase di test con ammaraggio controllato e perdita dell'astronave, la raccolta dati è stata imponente, e fornirà informazioni indispensabile per l'analisi e la correzione dei problemi ancora irrisolti.

Tuttavia, SpaceX sta imprimendo un'ulteriore accelerazione allo sviluppo di nuove navette, con un ritmo di sviluppo ancora più serrato per realizzare nuovi test già nelle prossime settimane. Oggi, l'obiettivo si vedere operativa una Starship funzionante e riutilizzabile, in entrambi gli stadi (Sistema Starship), appare meno lontano.