WISPIT 2: il sistema planetario che svela le origini del nostro Sistema Solare
Gli astronomi hanno osservato direttamente la formazione di due pianeti nel sistema WISPIT 2, grazie ai telescopi dell’ESO. Questo raro laboratorio cosmico offre un’opportunità unica per comprendere come nascono e si evolvono i sistemi planetari, incluso il nostro.

La famiglia dei pianeti extrasolari ancora in formazione diventa più numerosa. E' di questi giorni la notizia che due pianeti si stanno formando attorno alla stella WISPIT 2. Sono entrambi dei giganti gassosi e si chiamano WISPIT 2b e WISPIT 2c.
Dei due pianeti il primo ad essere stato scoperto è WISPIT 2b, un gigante gassoso con massa circa 5 volte quella di Giove e a notevole distanza dalla sua stella, una distanza pari a circa 60 volte quella tra Terra e Sole. La sua scoperta è stata annunciata lo scorso anno, nel 2025, in un articolo scientifico a prima firma di Richelle F. van Capelleveen dell’Osservatorio di Leiden (Paesi Bassi) nella prestigiosa rivista Astronomy and Astrophysics.
La scoperta del secondo pianeta, WISPIT 2c, è invece recentissima. Ne hanno dato notizia Chloe Lawlor e collaboratori in un articolo pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal, ancora in fase di stampa. WISPIT 2c ha circa una massa doppia rispetto a WISPIT 2b, ma è molto più vicino alla stella.
Perché chiamare questa stella WISPIT?
Il nome assegnato a questa stella è l’acronimo di “WIde Separation Planets In Time” e si tratta di un progetto che mira a studiare la formazione e l’evoluzione orbitale di pianeti che si trovano a grande distanza dalla loro stella (in orbita cosiddetta "larga"). In seno a questo progetto, WISPIT 2 è la seconda stella attorno a cui sono stati scoperti pianeti, mentre WISPIT 1 è stata la prima, una stella binaria attorno a cui sono stati scoperti 2 pianeti anch’essi gassosi e a orbita larga.

La stella WISPIT 2 è molto giovane, appena 5 milioni di anni, ad una distanza dalla Terra di circa 430 anni luce, in direzione della costellazione dell’Aquila. Essa è circondata da un disco di polveri e gas che in parte sta ancora precipitando sulla stella, aumentandone la massa, in parte sta alimentando la formazione di pianeti come WISPIT 2b e 2c.
La caratteristica di questo disco è la presenza di solchi che lo suddividono in anelli. Questi solchi sono scavati dai pianeti in formazione, quindi coincidono con la loro orbita. Nei periodici passaggi attorno alla stella, il pianeta in parte cattura polveri e gas che incontra, così crescendo in massa, in parte li allontana, ripulendo in questo modo la sua orbita, che all’osservazione si presenta come un solco all’interno del disco.
Anzi, quando gli astronomi cercano pianeti in stelle con dischi protoplanetari, si focalizzano maggiormente su quelle i cui dischi presentano solchi, essendo questi una prova indiretta della possibile presenza di pianeti.
Due pianeti, ma forse anche tre
Il secondo pianeta è stato scoperto a distanza di mesi dal primo. Non si esclude che future osservazioni possano svelarne ancora altri all’interno dello stesso disco.
Gli astronomi hanno individuato una terza lacuna più esterna nel disco, che potrebbe indicare la presenza di un altro pianeta ancora non osservato direttamente. Secondo i ricercatori, questo possibile pianeta potrebbe avere una massa simile a quella di Saturno.

Di fatto, dopo la stella PSD 70, WISPIT 2 è il secondo sistema planetario attorno a cui sono stati scoperti due pianeti con il metodo del direct imaging.
Il progetto WISPIT viene portato avanti utilizzando il telescopio Very Large Telescpe (VLT) dell’European Southern Observatory, posizionato sul cerro Paranal sulle Ande cilene. Tra gli strumenti utilizzati montati al VLT ci sono SPHERE e VLTI, cioè un interferometro.
Cosa ci si aspetta in futuro
Secondo Chloe Lawlor, autrice principale dello studio, WISPIT 2 rappresenta “la migliore veduta sul nostro passato” mai osservata.
Questo sistema rappresenta un vero e proprio laboratorio naturale, in cui è possibile osservare in tempo reale i meccanismi che hanno portato alla formazione del nostro Sistema Solare miliardi di anni fa. Comprendere questi processi significa anche comprendere meglio la nostra origine.
Per confermare l’esistenza di WISPIT 2c, gli astronomi hanno utilizzato strumenti all’avanguardia. Lo strumento SPHERE, installato sul VLT, ha permesso di ottenere immagini dirette del pianeta, mentre lo strumento GRAVITY+, recentemente aggiornato e montato sul VLTI, ha fornito misure estremamente precise, fondamentali per distinguere il pianeta dalla luce della stella. Senza questa tecnologia avanzata, sarebbe stato impossibile osservare un oggetto così vicino alla sua stella madre.
Quando l’’Extremely Large Telescope (ELT) dell’ESO, attualmente in costruzione, sarà operativo sarà possibile ottenere immagini ancora più dettagliate e forse individuare direttamente nuovi pianeti in formazione.
Riferimenti allo studio
“Wide Separation Planets In Time (WISPIT): A Gap-clearing Planet in a Multi-ringed Disk around the Young Solar-type Star WISPIT 2” Richelle F. van Capelleveen et al. 2025 ApJL 990 L8
"Direct spectroscopic confirmation of the young embedded proto-planet WISPIT 2c" C. Lawlor et al. 2026, ApJL in stampa