L’AI potrebbe creare nuove pandemie? Cosa sta preoccupando gli scienziati
Cresce la preoccupazione che l’AI possa essere usata per creare virus sintetici o nuove armi biologiche. Quanto è reale questo rischio?

L’AI ha trasformato il mondo, incluso quella della ricerca scientifica. Nel campo della biologia e della ricerca medica, strumenti avanzati come AlphaFold e altri modelli di intelligenza artificiale hanno permesso di accelerare come mai prima d’ora lo studio dei virus, la progettazione di proteine e la scoperta di nuovi farmaci.
Ma se questi strumenti fossero troppo perfetti? Senza inutili allarmismi, alcuni esperti di biosicurezza hanno però sollevato alcuni dubbi. Questi sistemi potrebbero un giorno essere utilizzati per potenziare virus esistenti o creare tossine sintetiche difficili da identificare.
Una vera e propria emergenza non esiste, ma la possibilità che questo avvenga non è così remota.
AI e biotecnologie: opportunità e rischi
Il dibattito sui potenziali rischi di nuovi virus creati con l’AI è nato in seguito ad uno studio cinese, basato su un sistema di intelligenza artificiale capace di ricreare delle conotossine, prodotte in natura dalle lumache marine e attualmente senza antidoto.
Gli scienziati cinesi puntano alla creazione di nuovi farmaci ed hanno utilizzato anche una ricerca open-source sviluppata dai colleghi statunitensi. Lo scopo della ricerca è quindi assolutamente benefico.
L’episodio tuttavia ha generato un dibattito non ancora concluso sul potenziale pericolo di questo tipo di AI e sull’uso improprio che qualcuno ne potrebbe fare.
La biosicurezza nell’era dell’AI
È vero quindi che nel campo della biologia le AI potrebbero facilitare la creazione di nuove minacce e persino di nuove pandemie? Ad oggi non è mai accaduto, ma venti scienziati e ricercatori interpellati sul tema ritengono che un rischio, in effetti, ci sia.
Persino i chatbot generici potrebbero essere usati come supporto in laboratorio, a scopi non proprio pacifici, come potenziare anche dei semplici virus influenzali.
Le AI usate per progettare i vaccini, inoltre, potrebbero essere impiegate anche per “insegnare” ai virus come eluderli.
Gli scenari potenzialmente sono infiniti, ma secondo James Black, ricercatore nel campo della biosicurezza e dell'AI presso l’università di Baltimora, nel Maryland, le preoccupazioni più realistiche sono due.
La prima è che persone che dispongono di laboratori improvvisati possano usare l’AI per imparare a produrre o diffondere minacce già esistenti, come l’antrace.
La seconda è che gruppi terroristici che hanno accesso a risorse maggiori possano progettare nuove armi biologiche con l’AI.
Perché gli scienziati invitano a non fare allarmismo
Nonostante i pericoli concreti, gli scienziati ribadiscono comunque che non c’è motivo di essere allarmati, per varie ragioni.
Tecniche in grado di potenziare i virus già noti esistono già da decenni, e senza bisogno dell’intelligenza artificiale.

Secondo un rapporto del 2025 delle Accademie Nazionali delle Scienze, dell'Ingegneria e della Medicina degli Stati Uniti, inoltre, come sono reali i rischi, così sono reali anche i limiti di un utilizzo improprio delle AI: tra questi c’è ad esempio l’impossibilità di testare in laboratorio le reali caratteristiche di un eventuale virus artificiale.
Creare un’arma biologica rimane estremamente complesso e costoso ed è un processo che richiede competenze molto alte e molto specifiche, oltre a laboratori altrettanto avanzati.
Le regole di sicurezza per le AI specializzate in biologia
Ad oggi sono molti i ricercatori che sostengono che gli strumenti di intelligenza artificiale in genere, ma soprattutto quelli specializzati in biologia, dovrebbero avere dei sistemi di sicurezza proprio per evitare che se ne faccia un uso dannoso.
Per questo i modelli di AI più avanzati vengono progettati escludendo l’inserimento di dati che riguardano i virus pericolosi, in modo che non possano essere usati per creare nuove varianti.
Questo tipo di rischio viene quindi preso in considerazione ed eliminato ancora prima che i nuovi strumenti vengano immessi sul mercato.
Lo stesso vale per i chatbot più diffusi. OpenAi, ad esempio, non può fornire agli utenti informazioni su armi biologiche e chimiche.
Alcuni interrogativi comunque rimangono, sul rapporto tra innovazione tecnologica e rischio biologico.
Fonte scientifica della notizia:
Ewen Callaway - AI can design viruses, toxins and other bioweapons. How worried should we be? Nature (Maggio 2026)
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