Astronomi creano un nuovo albero genealogico della Via Lattea: il cataclisma che poteva cancellarne il passato
Un nuovo studio ricostruisce la giovinezza turbolenta della Via Lattea: il disco galattico era già in rotazione prima dell’impatto con Gaia-Sausage-Enceladus, una fusione probabilmente meno distruttiva del previsto.

Nel giovane Universo l’interazione tra galassie era piuttosto frequente. Le galassie erano soggette a scontri più o meno catastrofici, come anche frequente era la cattura di nubi molecolari giganti o di galassie più piccole da parte di galassie più grandi.
Neanche la nostra Galassia, la Via Lattea, ha fatto eccezione. Anch’essa fino ad oggi conserva tracce di tali collisioni.
Grazie all’immensa mole di misurazioni di elevata precisione raccolte durante la missione Gaia, un recente studio ha permesso di ricostruire la storia passata della giovane Via Lattea e di individuare le “cicatrici” di antiche collisioni.
Una Via Lattea in formazione, ma già in rotazione
Nel giovane Universo le fusioni tra galassie erano più frequenti perché l’Universo era più compatto, più denso, più ricco di gas. Era un’epoca cosmologica durante la quale le galassie andavano ancora assemblandosi attraverso fusioni successive.
Secondo il modello cosmologico Lambda-CDM, piccoli aloni di materia oscura sono andati aggregandosi in aloni sempre più grandi. All’interno di questi è iniziata la formazione delle galassie che crescevano attraverso urti e accrescimento di gas e inglobando sistemi più piccoli.
In questo modello, le strutture cosmiche crescono in modo gerarchico: prima piccoli aloni di materia oscura, poi galassie sempre più grandi tramite fusioni e accrescimento.
Come fanno notare i due autori di questo studio, Orkney e Laporte, pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, la nostra Galassia è un laboratorio privilegiato per studiare i processi di accrescimento delle giovani galassie, perché possiamo misurare età, composizione chimica e movimenti di singole stelle.
Lo studio si è focalizzato sulla rotazione primordiale della Galassia. In seno al progetto Auriga considerando 30 galassie simili alla nostra, sono state simulate le conseguenze di una varietà di possibili collisioni, trovando che mentre una fusione radiale può cancellare quasi del tutto le tracce cinematiche di un disco antico, una o più fusioni minori possono scaldarlo e deformarlo senza distruggerlo.

Il risultato è sorprendente: nonostante le collisioni il nostro disco stellare potrebbe essere più antico e resistente di quanto si pensasse.
Gaia-Sausage-Enceladus fu meno violenta del previsto
La Via Lattea primordiale porta ancora le tracce, o se vogliamo le cicatrici di un’antica collisione, conclusasi con una fusione. La galassia nana che circa 11 miliardi di anni fa entrò in collisione con la nostra Galassia è chiamata Gaia-Sausage-Enceladus.
Gli astronomi, grazie alla misurazione della posizione e della velocità di milioni di stelle resa possibile dalla missione Gaia, hanno individuato le stelle appartenenti a questa galassia nana.
A differenza di quelle “indigene”, ossia originarie della Via Lattea, queste hanno orbite molto allungate (a forma di salsiccia) e costituiscono una componente importante dell’alone galattico.
Secondo i risultati di questo studio, l’impatto non è stato “maggiore”. Stelle della nostra Galassia, vecchie fino a 13.5 miliardi anni ancora mostrano in maniera significativa la loro rotazione originaria. Se l’impatto con Gaia-Sausage-Enceladus fosse stato violento, avrebbe cancellato ogni traccia di questa rotazione ordinata delle popolazioni stellari antiche del disco.

Un primo passaggio ravvicinato della galassia nana sarebbe avvenuto circa 11 miliardi di anni fa, mentre la fusione si sarebbe conclusa tra 10 e 9 miliardi di anni fa.
Lo starburst nascosto negli ammassi globulari
Conferme di questo incontro ravvicinato con la galassia nana Gaia-Sausage-Enceladus si trovano non solo nella rotazione ma anche negli ammassi globulari, cioè in agglomerati sferici di stelle gravitazionalmente legate.
Questi ammassi stellari hanno un’età che coincide con l’epoca del primo passaggio ravvicinato. Si ritiene che gli effetti gavitazionali di questa galassia nana sul gas presente nell’alone della nostra Galassia abbiano innescato un episodio di intensa formazione stellare, uno "starburst" come chiamato in inglese.
Questa fusione primordiale, quindi, non ha distrutto la Via Lattea, piuttosto l’ha trasformata, riscaldadone una parte del disco, mescolato popolazioni stellari di origine differente e comprimendo il gas così da produrre nuove stelle e ammassi.
Riferimento allo studio
"Build-up and survival of the disc: from numerical models of galaxy formation to the Milky Way" Orkney & Laporte, Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, Volume 548, Issue 4, June 2026, staf2154, https://doi.org/10.1093/mnras/staf2154
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