50 anni dal terremoto del Friuli: quasi 1000 morti, l’audio dei Pink Floyd registrato durante la scossa

Il grande terremoto del 6 maggio 1976 in Friuli compie 50 anni. Causò quasi mille vittime ed enormi devastazioni, ma la ricostruzione fu un esempio da seguire in Italia. Il modo con cui vennero gestiti i soccorsi gettò inoltre i semi per il modello della Protezione Civile come la conosciamo oggi.

Venzone, antiche rovine della Chiesa di San Giovanni Battista, distrutta dal terremoto del 1976 e mai ricostruita. Provincia di Udine, Friuli-Venezia Giulia.
Venzone, antiche rovine della Chiesa di San Giovanni Battista, distrutta dal terremoto del 1976 e mai ricostruita. Provincia di Udine, Friuli-Venezia Giulia.

Sono passati 50 anni da uno dei peggiori terremoti della storia recente d'Italia, che causò quasi mille vittime. Era il 6 maggio del 1976. Poco dopo le 21 un violento evento sismico con magnitudo momento 6.5 sconvolse il Friuli, in particolare le province di Udine e Pordenone. L'epicentro tra i comuni di Gemona e Artegna.

Il sisma, tra i più potenti mai registrati nell’Italia settentrionale, raggiunse una intensità epicentrale del IX-X grado della scala macrosismica Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS), che equivale a una distruzione quasi totale e venne avvertito nitidamente anche in Slovenia, Austria, e in tutta l'Italia centro-settentrionale, fino a Roma.

L'"Orcolat", 50 anni dal disastro nell'estremità nordorientale dell'Italia

Il numero di vittime fu molto elevato: 990 i morti, migliaia i feriti, almeno 200.000 gli sfollati. La scossa interessò circa 120 comuni delle province di Udine e di Pordenone, per una popolazione complessiva di circa 500.000 persone, riporta l'INGV in un articolo di approfondimento.

Gli effetti più distruttivi si ebbero nella zona a nord di Udine lungo la media valle del Tagliamento, dove interi paesi e cittadine subirono estese distruzioni. Le maggiori devastazioni si registrarono a Gemona del Friuli, Forgaria nel Friuli, Osoppo, Venzone, Trasaghis, Artegna, Buia, Magnano in Riviera, Majano, Moggio Udinese. Gravi danni e crolli si registrarono anche in tutta l’area carnica.

I Pink Floyd si interrompono: il terribile audio della scossa del 6 maggio in Friuli

Il terribile frastuono causato dalla scossa di magnitudo 6,5 in Friuli venne catturato anche in un incredibile audio, che si può sentire ancora oggi. Un ragazzo che a quel tempo aveva 13 anni e che viveva a Tricesimo, infatti, stava riversando una canzone dei Pink Floyd da vinile ad audiocassetta proprio nel momento del terremoto. Nella registrazione si può sentire come la testina perde il solco del vinile, e subito dopo si succedono le violenti scosse e le urla.

Le nuove scosse, fino a quella del 15 settembre

Dopo il sisma principale del 6 maggio ci furono numerose repliche, alcune delle quali molto forti. Il 15 settembre una nuova scossa con magnitudo molto elevata, stavolta pari a 5.9, provocò ulteriori distruzioni.

Il danno al patrimonio edilizio fu enorme e notevole fu l’impatto sull’economia: circa 15mila lavoratori persero il posto di lavoro per la distruzione o il danneggiamento delle fabbriche.

Un'area sismicamente pericolosa oggi più sicura dopo 50 anni

I terremoti della regione alpina e prealpina in Italia nord-orientale sono causati dalla spinta della placca adriatica verso nord, che avviene con una velocità di circa 1.5-2 mm/anno rispetto all’Europa stabile (INGV).

L’ultimo terremoto di entità paragonabile a quella della scossa del 6 maggio 1976 era avvenuto quasi 500 anni prima, nel marzo 1511, e prima ancora nel 1348.

L’elevata sismicità della regione, in particolare della fascia friulana compresa tra la pianura e i rilievi montuosi, era ben nota, ma la maggior parte dei comuni colpiti non erano classificati come sismici e non erano quindi soggetti all’applic

La grande ferita lasciata dal sisma impresse però un cambiamento molto importante in questo territorio. La ricostruzione avvenne infatti con criteri antisismici, e oggi quest'area soggetta ad elevata sismicità è molto più sicura di allora. La pericolosità sismica resta elevata, ma si è abbassato il rischio, visto che le abitazioni sono più resistenti a future scosse.

Conoscendo le caratteristiche del territorio e le sue risorse, i sindaci e i cittadini ebbero un ruolo centrale anche nella fase di ricostruzione del tessuto urbano e sociale secondo quello che oggi è conosciuto come il “modello Friuli”, secondo il quale la ricostruzione delle case e delle industrie deve avvenire negli stessi luoghi, “dov’erano, com’erano”. In poco più di 15 anni il Friuli rinacque, ed è oggi un'area con elevata pericolosità sismica ma molto più sicura di allora.

Verso la nascita della Protezione Civile

La forte presenza militare in Friuli consentì operazioni di soccorso rapide ed efficaci, ma la gestione del disastro gettò anche nuovi semi verso la nascita della Protezione Civile nazionale come la conosciamo oggi. Nelle ore che seguirono la scossa, il Governo affidò la direzione delle operazioni di soccorso al Commissario straordinario Giuseppe Zamberletti, che sei anni dopo venne nominato Ministro per il Coordinamento della Protezione Civile.

L’impegno di tutti fu encomiabile, la mobilitazione della macchina dei soccorsi fu imponente e coinvolse le forze armate, le forze dell’ordine, la Croce Rossa e, naturalmente, i Vigili del fuoco: si scavò ovunque con le ruspe, e spesso anche con le nude mani tra le macerie delle case sinistrate, nella speranza di strappare alla morte chi invocava aiuto tra i calcinacci e il cemento. Quasi 1.000 vigili del fuoco si alternarono sul territorio, con al loro fianco anche migliaia di giovani volontari.

Una gestione dell'emergenza che diede peso alle istituzioni locali

Nella gestione dell’emergenza vennero coinvolti da subito il governo regionale e i sindaci dei Comuni colpiti, che lavorarono in stretto contatto con il Commissario straordinario. La Regione e le Autonomie locali vennero investite di un ruolo importante e complesso che, fino ad allora, era stato gestito prevalentemente a livello centrale.

Per la prima volta vennero istituiti - si legge in una nota dell'attuale Dipartimento della Protezione Civile - i “centri operativi”, con l’obiettivo di creare in ciascun Comune della zona colpita un organismo direttivo composto dai rappresentanti di amministrazioni pubbliche e private, sotto la guida del sindaco, per coordinare il soccorso e l’assistenza alla popolazione. Fu un nuovo passo verso l’istituzione della Protezione Civile capillare e decentralizzata come la conosciamo oggi.

Gli altri terremoti devastanti del XX secolo in Italia

In Italia il terremoto del Friuli del 1976 è stato il quinto evento sismico più devastante per numero di vittime avvenuto nel XX secolo. Gli altri li riportiamo nella tabella qui sotto.

Data Zona del terremoto Magnitudo Numero di vittime
28 dicembre 1908
Messina e Reggio Calabria
7.2almeno 80.000
13 gennaio 1915
Marsica (Abruzzo)
7.0almeno 30.000
23 novembre 1980
Irpinia (Campania e Basilicata)
6.92.900
23 luglio 1930
Irpinia e Vulture
6.71.400

Riferimenti della notizia

Il terremoto del Friuli del 6 maggio 1976 (INGV) - https://ingvterremoti.com/2014/05/06/speciale-i-terremoti-del-900-il-terremoto-del-friuli-6-maggio-1976

Mario Garlatti, il ragazzo che registrò l’urlo dell’Orcolat - "Così registrai la voce del terremoto del Friuli" - https://www.udinetoday.it/cronaca/cosi-registrai-la-voce-del-terremoto-del-friuli.html

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