Clima, oltre le COP: a Santa Marta la prima conferenza per dire addio ai combustibili fossili, cosa si è deciso?
Si è conclusa a Santa Marta in Colombia la prima conferenza sull’abbandono dei combustibili fossili. Fuori dall’egida ONU, 57 paesi hanno discusso il percorso per uscire dalla dipendenza da petrolio, gas e Carbone. Quali decisioni sono state prese?

Si è conclusa a Santa Marta, in Colombia, la TAFF1, acronimo inglese di First Conference on Transitioning Away from Fossil Fuels , la Prima conferenza sulla transizione verso l'abbandono dei combustibili fossili.
Un evento particolare, lanciato nella Plenaria conclusiva di COP 30 a Belém in Brasile lo scorso novembre, attesa e partecipata anche oltre le aspettative da 57 paesi e 1.500 rappresentanti della società civile.
Una conferenza fuori dal circuito ufficiale delle COP e che ha proprio cercato di rimediare alle mancanze, delusioni e fallimenti delle ultime conferenze delle parti, senza per questo voler sostituirsi al processo multilaterale delle Nazioni Unite.
Perché una conferenza sull’abbandono dei combustibili fossili
In oltre trent’anni di negoziati ONU sul clima e in sei rapporti IPCC, il tema e parola prevalente è sempre stata “emissioni”. Mai, fino a COP 26 e COP 28, era comparsa la vera causa dei cambiamenti climatici: i combustibili fossili attraverso la loro combustione.
A COP 30 a Belém si sperava in un rafforzamento delle decisioni della COP 28, tuttavia il Global Mutirao non ne fece alcun cenno. Nella plenaria conclusiva l’intervento di Daniela Durán González, rappresentante del Ministero dell'Ambiente e dello Sviluppo Sostenibile della Colombia, espresse disappunto per questa mancanza e annunciò la convocazione di una conferenza sull'abbandono dei combustibili fossili per il 26-29 aprile 2026 a Santa Marta in Colombia, in co organizzazione con l’Olanda.
Chi ha partecipato
Santa Marta è stata scelta in quanto è il principale porto carbonifero della Colombia, ed infatti non sono mancate anche proteste pacifiche da parte di organizzazioni ambientaliste. La conferenza appunto era fuori dal circuito ONU per cui non valevano i consueti accrediti e procedure UNFCCC.
La partecipazione è stata a invito, come detto sopra erano ufficialmente presenti 57 paesi. Assenti i grandi produttori di petrolio e gas e i grandi emettitori, gli USA peraltro hanno annunciato addirittura l’uscita dall’UNFCCC. Assenti anche Cina e India.
Lo svolgimento è stato diverso dalle consuete COP, meno cerimoniale e meno discorsi preconfezionati di facciata e con i popoli Indigeni e i giovani seduti accanto ai 27 ministri presenti.

Pur con le citate assenze, la conferenza ha comunque rappresentato un terzo del consumo globale di fonti fossili e un quinto della produzione mondiale.
La discussione
Uno dei temi principali discussi è stata la dipendenza economica e fiscale dei paesi produttori di combustibili fossili. Il loro abbandono infatti comporterebbe gravi crisi economiche e sociali, anche con rischio di rivolte. Poi il tema dei sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili, stimato in 1.200 miliardi di dollari l'anno a livello globale.
Non si possono cessare di colpo, pena gravi ripercussioni proprio sulle classi più deboli. Il tema si connette infatti con la giusta transizione giusta: lavoratori, comunità, paesi del Sud del mondo devono essere tutelati nel passaggio verso un’economia basata su energie rinnovabili. Inoltre resta ancora il problema dell’accesso all'energia: 685 milioni di persone vivono ancora senza elettricità.
Infine, si è discusso del tema del gas di origine fossile, per alcuni paesi ancora considerato combustibile di transizione.
I risultati e le prospettive
La conferenza TAFF-1 ha istituito un nuovo organismo scientifico, il “Global Energy Transition Panel”. Composto da 5.200 scienziati e ricercatori, ha il compito di fornire aggiornamenti annuali, più rapidi e dettagliati dei rapporti IPCC che escono 6-7 anni, spesso superati dai fatti.
Ovviamente i risultati non sono vincolanti e nemmeno storici, ma si è comunque tracciato per la prima volta un percorso per l’abbandono delle fonti fossili, senza indicare al momento scadenze e date.
C’è l’impegno a sviluppare roadmap nazionali di uscita dai fossili, la Francia in particolare è il primo paese industrializzato che l’ha presentata. Sono stati creati gruppi di lavoro su finanza e giusta transizione. Si è avviata una coalizione volontaria di paesi disponibili a uscire dai fossili.
Resta irrisolto il nodo cruciale: Il trattato di non proliferazione dei combustibili fossili, fortemente voluto dalla società civile e da alcuni paesi è stato al momento respinto da altri.
Santa Marta non ha ancora cambiato il mondo, ma cambia la domanda: da “ridurre le emissioni a “abbandonare i combustibili fossili”. Il percorso, nato dal basso, è lungo ma tracciato, se ne riparlerà alla TAFF2, l’appuntamento 2027 è stato convocata a Tuvalu, paese da molti anni attivo e combattivo sul tema cambiamenti climatici perché ne va della sua stessa sopravvivenza.
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