Chernobyl, 40 anni dopo: come un blocco scandinavo contaminò con le radiazioni l’Italia
Sono passati quarant’anni dall’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl. La meteorologia ebbe un ruolo determinante nella diffusione della nube radioattiva. Perché la contaminazione di Italia ed Europa fu irregolare?

Era il 26 aprile 1986, una serie di errori umani e progettuali, uniti a imprudenze dovute a un esperimento non autorizzato e fuori dagli standard di funzionamento del reattore, causò due esplosioni non nucleari e la fusione del nocciolo del reattore. Ne conseguì la distruzione dell’edificio di contenimento del reattore 4, con un lungo incendio della grafite usata come moderatore.
Una nube radioattiva si spostò rapidamente prima verso la Scandinavia quindi verso Europa centro occidentale e Italia. Ruolo determinante nella contaminazione radioattiva fu proprio la situazione meteorologica ed in particolare un blocco scandinavo primaverile.
Approfondiamo in questo articolo la meteo storia di quello storico evento, con un focus particolare sulle novità emerse da vari studi.
Struttura della nube radioattiva
Per capire come si è spostata la nube radioattiva di Chernobyl per prima cosa bisogna analizzare come si è prodotta e diffusa in verticale la nube radioattiva.
Nei primi giorni la nube saliva fino a 1-2 km di quota, con fasi di innalzamento dovute alla convezione termica. Saliva così a quote dove poi poteva essere trasportata facilmente a grande distanza. Nei giorni successivi, in conseguenza delle operazioni di spegnimento, la nube rimase più bassa e dispersa.
Il blocco scandinavo del 30 aprile – 4 maggio 1986
Nei giorni dell’incidente e nei due giorni seguenti l’incidente dalle reanalisi ERA 5 risulta che il vento dominante al suolo a Chernobyl era da est, ma in quota una circolazione depressionaria causava rotazione da sud, la nube andò così verso la Scandinavia e il 28 aprile vi fu la prima segnalazione dell’anomalo aumento della radioattività in Svezia.
La situazione meteo cambiò radicalmente dal 29-30 aprile 1986. Un promontorio dell’anticiclone delle Azzorre si spinse verso l’Europa centro orientale, e quindi l’1-2 maggio si formò un blocco Scandinavo. Questa situazione causò lo spostamento verso Germania, Francia, Regno Unito, Spagna e Italia sia della nube radioattiva presente sulla Scandinavia, sia l’arrivo diretto di una nuova nube proveniente dall’incendio che continuava a Chernobyl.
Deposizione secca e umida: più contaminazione dove è piovuto
La configurazione meteo è stata determinante, ma da sola non basta a spiegare l’irregolarità della contaminazione radioattiva in Italia e in Europa.

La deposizione di un contaminante può avvenire in due modi, deposizione secca e deposizione umida. La deposizione secca avviene per gravità ed è lenta, abbastanza uniforme e modesta. L’Ucraina e la zona confinante a Chernobyl della Bielorussia furono principalmente interessate da deposizione secca, che fu però elevatissima a causa delle alte concentrazioni di sostanze radioattive in vicinanza della centrale.
In gran parte d’Europa e Italia fu invece determinante la deposizione umida, ovvero il deposito avviene con le precipitazioni. E c’è di più, la deposizione umida avviene in due modalità, washout e rainout. Col washout la sostanza inquinante viene “lavata” e portata al suolo dalle gocce di pioggia, nel rainout la sostanza viene incorporata nelle gocce fin dal processo di formazione nella nube.
Il lungo viaggio della nube favorì proprio il processo di washout.
Ruolo della convezione e dell’orografia
Dalle mappe di contaminazione ricostruite in vari studi scientifici, la radioattività al suolo fu diffusa ma molto irregolare, con picchi di concentrazione ad esempio sulle Alpi, alcune zone di pianura padana e Appennino centrale.
Due fattori spiegano queste irregolarità, la convezione e l’orografia. La barriera alpina fu la prima investita, e con la sua orografia complessa aumentò le precipitazioni e la convezione, con neve a quote medio alte.
Anche in Appennino l’orografia fu determinante nell’aumentare le precipitazioni in presenza del flusso orientale ai primi di maggio 1986. Stau, rovesci orografici e la canalizzazione del flusso nelle valli contribuirono così ad aumentare la deposizione umida.
Infine, era primavera e prevalsero precipitazioni convettive con celle temporalesche irregolari, rovesci e temporali anche intensi con forte variabilità nel territorio europeo della precipitazioni.
Inoltre un temporale aumenta il deposito al suolo nella zona interessata, ma lascia il carico di sostanze radioattive in atmosfera attorno al cumulonembo, favorendo indirettamente la diffusione ulteriore della nube su grandi aree.
Non perderti le ultime novità di Meteored e goditi tutti i nostri contenuti su Google Discover, completamente GRATIS
+ Segui Meteored