Clima estremo e incendi: i bambini nati dal 2025 saranno esposti quasi il doppio dei nonni, soprattutto nel Sud Europa
Uno studio rivela che i bambini di oggi da adulti saranno esposti al rischio di incendi per un tempo molto più lungo rispetto alle generazioni precedenti. I più colpiti saranno quelli dei paesi mediterranei

Il futuro per i bambini nati a partire dal 2025 non si prospetta molto roseo dal punto di vista ambientale e climatico.
Se nessuna politica seria per limitare i danni del clima estremo verrà messa in atto, la generazione che sta nascendo adesso, pur essendo quella che meno ha contribuito al cambiamento climatico, sarà esposta molto di più agli incendi rispetto alla generazione nata negli anni ‘50.
Il problema riguarda in particolare i futuri adulti del sud dell’Europa.
Quanto siamo esposti al rischio incendi nel corso della vita
In un recente studio condotto dall’Università di Murcia e pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters i ricercatori hanno contato quanti giorni in media, nell’arco della vita, una persona è esposta al caldo estremo e agli incendi che ne derivano.
La stima è di 3,5 anni di esposizione in totale per i nati nel 1950, ma per i bambini nati a partire dal 2025, questo periodo va quasi a raddoppiare.
Se nulla verrà fatto per invertire la tendenza al riscaldamento globale, le temperature aumenteranno gradualmente di 2,6 °C entro il 2100. Questo valore si traduce in ulteriori 3,5 anni di esposizione al caldo estremo e agli incendi per i bambini di oggi, quindi un totale di 7,3 anni nell’arco di tutta la vita per i nuovi nati del 2025.
Le cause dell'emergenza del futuro
A creare questa previsione poco rassicurante c’è la somma di vari fattori. L’aspettativa di vita più lunga per gli adulti del futuro aumenta naturalmente la probabilità di essere esposti agli incendi.
Il fattore principale di rischio, comunque, rimane sempre il clima estremo, caratterizzato da siccità, vento e alte temperature, cioè i fattori che già adesso rendono gli incendi più frequenti, più distruttivi e sempre più difficili da domare.
Secondo quanto sotiene Marco Turco, coautore dello studio, “in tutta Europa circa l'86% della differenza tra le due generazioni è dovuta all'aumento delle condizioni meteorologiche favorevoli agli incendi, associate ai cambiamenti climatici, e circa il 14% alla maggiore aspettativa di vita.”
È quindi evidente che il riscaldamento globale è la vera causa dell'emergenza.
Quali sono i paesi più esposti
Tra i paesi dove il fenomeno è più marcato ci sono quelli dell’area mediterranea e in particolare la penisola Iberica.
In Spagna clima continentale delle vaste aree interne causerà un aumento significativo dei giorni di caldo estremo e siccità che già stanno favorendo gli incendi.

Negli ultimi decenni, inoltre, il Portogallo è stato il paese europeo che ha visto la maggiore percentuale del proprio territorio distrutto dalle fiamme. Questo avviene non solo per il clima estremo ma anche a causa della gestione forestale e di criteri di prevenzione non sufficienti.
Il nordest del paese è la zona più colpita, quindi i bambini nati in quest’area sono anche quelli che passeranno il maggior numero di giorni esposti al rischio di ulteriori incendi.
Qualora invece venisse rispettato il programma degli accordi di Parigi e l’aumento delle temperature fosse limitato a 1,5°C, il tempo di esposizione al rischio sarebbe di 6,5 anni invece che dei previsti 7,3 anni.
Clima estremo e ingiustizia intergenerazionale
Oltre al problema ambientale, lo studio sottolinea anche un problema di ingiustizia intergenerazionale.
Pur non avendo contribuito al problema, le future generazioni vedranno la qualità della vita compromessa da una crisi climatica che ormai non è più un’emergenza ma una costante e dallo squilibrio sempre più evidente tra le risorse ambientali utilizzate o danneggiate e quelle che l’ambiente riesce a rigenerare.
Riferimento della notizia
Eva Rodríguez. (2026). Los niños nacidos hoy en Europa vivirán un 84 % más de días de clima extremo favorable a incendios.