Come cambia e si trasforma un territorio che è stato colpito da un grosso incendio?

Ecco quello che succede su un'area recentemente colpita da un incendio, di grosse dimensioni. I tempi di ripresa della natura e la reazione della fauna selvatica.

Quando il fronte del fuoco avanza rapidamente, spinto dal vento, per gli animali inizia una corsa disperata per la sopravvivenza. Ma le possibilità di farcela non sono uguali per tutti.
Quando il fronte del fuoco avanza rapidamente, spinto dal vento, per gli animali inizia una corsa disperata per la sopravvivenza. Ma le possibilità di farcela non sono uguali per tutti.

Le eccezionali ondate di calore che hanno colpito l’Europa negli ultimi mesi hanno, purtroppo, alimentato centinaia di incendi, su vaste aree del continente europeo, dalla Spagna alla Francia, passando per Italia, Grecia, Balcani.

Questi gravi incendi, oltre ai danni visibili al paesaggio, causano un dramma silenzioso che si consuma sotto la cenere, quello della fauna selvatica e alla flora.

Il momento del rogo

Quando il fronte del fuoco avanza rapidamente, spinto dal vento, per gli animali inizia una corsa disperata per la sopravvivenza. Ma le possibilità di farcela non sono uguali per tutti.

Gli animali lenti, come ricci, istrici, ghiri, lucertole, tartarughe di terra e serpenti subiscono le perdite più devastanti. La loro naturale reazione al pericolo è spesso quella di appallottolarsi o rifugiarsi nelle tane sotto terra. Purtroppo, il calore estremo trasforma questi rifugi in vere e proprie trappole termiche letali per asfissia.

I mammiferi più grandi e agili, come volpi, cinghiali, martore e gatti selvatici, avvertono il pericolo in anticipo e fuggono, cercando ripari di fortuna. Tuttavia, se il fronte del fuoco è troppo ampio o cambia direzione improvvisamente, molti rischiano di rimanere intrappolati o di subire gravi ustioni alle zampe e alle vie respiratorie.

Spegnere l'incendio non significa salvare gli animali rimasti. Per i sopravvissuti, il ritorno sul territorio bruciato dà inizio a una seconda, durissima battaglia, visto che un territorio ricco di risorse si trasforma in un deserto.
Spegnere l'incendio non significa salvare gli animali rimasti. Per i sopravvissuti, il ritorno sul territorio bruciato dà inizio a una seconda, durissima battaglia, visto che un territorio ricco di risorse si trasforma in un deserto.

Gli uccelli adulti spiccano il volo e si salvano quasi tutti. Il vero disastro riguarda i nidi. Se sono presenti uova e pulcini vengono letteralmente inceneriti, azzerando un'intera generazione di volatili in quella zona.

Il giorno dopo e lo shock ecologico

Spegnere l'incendio non significa salvare gli animali rimasti. Per i sopravvissuti, il ritorno sul territorio bruciato dà inizio a una seconda, durissima battaglia, visto che un territorio ricco di risorse si trasforma in un deserto.

La distruzione della vegetazione cancella istantaneamente frutti, bacche, germogli e radici. Anche i predatori non trovano più prede. La fame diventa il nemico numero uno.

Senza il fitto della macchia mediterranea, o degli alberi, gli animali sono completamente esposti. I grandi uccelli rapaci (come poiane e falchi) sorvolano le aree bruciate nei giorni successivi perché per loro diventa facilissimo avvistare e catturare i piccoli roditori rimasti senza protezione.

Spinti dalla fame e dalla sete, molti animali sopravvissuti scendono a valle, avvicinandosi alle strade e ai centri abitati. Questo aumenta drasticamente il rischio di investimenti automobilistici e di conflitti con gli animali domestici o gli allevamenti.

La lenta rinascita dopo le fiamme

La natura ha una straordinaria capacità di reagire, ma i tempi biologici sono lunghi e richiedono pazienza. Già dopo le prime piogge, la cenere si trasforma in un potente fertilizzante.

Le piante tipiche della nostra macchia (come il lentisco o il mirto) iniziano a ributtare dalle radici. I primi a tornare sono gli insetti, seguiti dagli uccelli che si nutrono di semi e dai piccoli topi di campagna.

La natura ha una straordinaria capacità di reagire, ma i tempi biologici sono lunghi e richiedono pazienza.
La natura ha una straordinaria capacità di reagire, ma i tempi biologici sono lunghi e richiedono pazienza.

Solo quando la vegetazione sarà abbastanza fitta da garantire di nuovo rifugio e cibo, i grandi mammiferi torneranno a frequentare stabilmente l'area interessata dall’incendio, ma ci vorranno molti mesi, o al massimo un paio di anni.

Cosa si può fare nelle settimane dopo un incendio?

Come si vede, se per vedere i primi ciuffi d'erba e arbusti bastano pochi mesi o un paio d'anni, per ricostruire l'ecosistema complesso e ricco che c'era prima dell'incendio (con i suoi alberi secolari di querce o castagni) serviranno decenni.

La tentazione di andare sul posto a portare cibo o soccorso è forte, ma spesso rischia di fare più danni che altro.

Nei primi mesi bisognerà evitare di aggirarsi nelle aree bruciate, dato che il suolo rimane ancora molto instabile, con possibile emissione di fumi nocivi, non sempre visibile dall’occhio umano.

Se abitate ai margini dell'area colpita, posizionare ciotole d'acqua nei vostri giardini o terreni può salvare la vita a molti animali in fuga.

Se trovate un animale selvatico ferito o ustionato, non improvvisatevi veterinari. Contattate immediatamente il Corpo Forestale o i Centri di Recupero della Fauna Selvatica (CRFS) dell’area di pertinenza.