Greta Thunberg: "clima, ecco perché è urgente agire"

Una influencer per il clima: Greta Thunber ha chiesto a gran voce ai potenti di passare dalle parole ai fatti. Ecco gli ultimi dati scientifici che confermano l’urgenza dell’azione.

Luca Lombroso Luca Lombroso 23 Apr 2019 - 06:55 UTC

La grande partecipazione alla manifestazione dello scorso 19 aprile, a Roma, promossa dal movimento giovanile Fridays For Future ha riportato al centro dell’attenzione il tema dei cambiamenti climatici. Durante la manifestazione è intervenuta la giovane ambientalista Svedese Greta Thunberg, che ha affermato “Negli ultimi sei mesi milioni di studentesse e studenti in tutto il mondo, non da ultimo in Italia, hanno fatto sciopero per il clima. Ma nulla è cambiato. Le emissioni sono ancora in aumento e, ad essere onesti, non c'è alcun cambiamento in vista.

Greta, col suo cartello con la scritta, in svedese, “sciopero per il clima”, è diventata una vera influencer dell’ambiente, e non manca, nei suoi interventi, di fare appello ad ascoltare gli scienziati. Approfondiamo i dati aggiornati messi a disposizione dalla comunità scientifica, per capire quanto è urgente l’azione di contenimento dei gas serra.

Il riscaldamento globale continua

Marzo 2019 è risultato, globalmente, il secondo più caldo da quando esistono i rilevamenti strumentali. Secondo l’Agenzia per l’Atmosfera e l’oceano degli Stati Uniti, la NOAA, il mese scorso è risultato di 1.09°C più caldo rispetto al riferimento climatologico. Solo il marzo 2016, con una anomalia di +1.24°C è risultato più caldo di quello del 2019.

Gran parte delle terre emerse e degli oceani sono risultati più caldi del normale, in particolare Alaska, Canada nordoccidentale e parte dell’Asia hanno evidenziato temperature fino a 4°C superiori alla media. In Australia con una anomalia di +2.13°C marzo 2019 è risultato il più caldo in assoluto.

In Italia, secondo il CNR ISAC marzo 2019 ha registrato un’anomalia di 1.83°C, risultando così il 9° più caldo dal 1800 a oggi.

La causa principale del riscaldamento globale risiede nell’attività umane, i fattori naturali, come i cicli solari, le eruzioni vulcaniche e i cambiamenti di orbita terrestre non sono sufficienti a spiegare la velocità e l’entità dell’aumento delle temperature globali.

Concentrazioni ed emissioni di CO2 aumentano

Nonostante l’accordo di Parigi, le emissioni globali di gas serra sono ancora in aumento, e nel 2018 i dati provvisori le indicano a livelli record, con aumenti soprattutto in Cina, India e Stati Uniti.

Di conseguenza, le concentrazioni di biossido di carbonio in atmosfera continuano a crescere e hanno raggiunto, presso l’Osservatorio dell’isola di Mauna Loa, 411.97 ppm. Lo scorso anno la concentrazione presso questo prestigioso osservatorio, riferimento mondiale, era di 409.41 ppm. Dieci anni fa era di 388 ppm e fino all’era preindustriale non si erano mai superate, nell’evoluzione umana, le 290 ppm di concentrazione di CO2 in atmosfera,

Secondo una ricerca di recente pubblicazione da parte di un gruppo di ricercatori del Potsdam Institute for Climate Impact Research, i livelli attuali sono i più alti da 3 milioni di anni, quando con livelli di gas serra simili a quelli odierni, le temperature medie globali erano di circa 3°C più alti e gli oceani più alti di venti metri.

Per rispettare l'obiettivo dell'accordo di Parigi sul clima, occorre ridurre drasticamente le emissioni serra, raddoppiando le energie rinnovabili ogni dieci anni

Quanto tempo resta?

Il Rapporto Speciale “Global Warming 1.5°C” dell’IPCC dice che i prossimi anni saranno cruciali. Infatti, ai ritmi attuali e senza azioni, le temperature globali potrebbero superare questa soglia ambiziosa, stabilita dall’accordo di Parigi sul clima, già fra il 2030 e 2040.

Se non si attuano drastici tagli alle emissioni serra, pari a circa il 50% di riduzione ogni dieci anni fino ad azzerarle entro il 2050, il carbon budget, ovvero la quantità di CO2 che può essere emessa in atmosfera per rispettare l’accordo stesso, potrebbe esauristi nei prossimi 10 anni.

Il prossimo appuntamento dei negoziati sarà per la COP 25 a dicembre 2019 in Cile. Per la prima volta da molti anni, la pressione della società civile e soprattutto la voce dei giovani è quanto mai forte, Greta Thunberg ha concluso dicendo che “Noi stiamo cambiando il mondo. Continueremo a lottare per il nostro futuro e per il Pianeta vivente.

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