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Cambiamenti climatici ed estati del futuro: verso un caldo inaudito?

L’aumento di frequenza e intensità delle ondate di caldo è la prima evidente conseguenza del riscaldamento globale. Già oggi percepiamo fresche estati che 30 anni fa erano considerate calde. Cosa succederà in futuro?

Luca Lombroso Luca Lombroso 13 Lug 2018 - 07:33 UTC
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Sempre più caldo in futuro per i cambiamenti climatici: cosa dobbiamo aspettarci?

L’estate del 2003 fu il primo campanello d’allarme. Un evento definito “mega heat wave”, mega ondata di calore, per la sua intensità e durata, tanto che, statisticamente, era ritenuta impossibile. Estati estremamente calde si sono poi ripetute come mai in passato, in particolare nel 2012, 2015 e 2017.

Diversi studi formulano scenari su come saranno le estati del futuro, senz’altro ulteriormente più calde, ma quanto più calde varia a seconda degli scenari di emissione di gas serra e del rispetto dell’Accordo di Parigi sul clima. Approfondiamo l’argomento con alcuni esempi.

Chiameremo fresco il caldo più incallito?

Climate departure” è un termine che, per i climatologi, indica l’anno in cui un anno o stagione fredda sarà più calda di qualsiasi episodio, anche di caldo estremo, del passato precedente al XXI secolo. Uno studio pubblicato un paio di anni fa su Nature indica, in caso di inazione per la riduzione dei gas serra, nel 2047 l’anno in cui si raggiungerà la “climate departure” per il pianeta Terra.

Lo studio elenca la data per varie grandi città, per Roma è nel 2044, in città tropicali come Città del Messico o Bogotà, attorno al 2031-33 mentre in città nordiche come San Pietroburgo c’è tempo fino al 2064. Naturalmente, l’applicazione dei trattati internazionali sul clima sposterebbe in avanti la data in cui, diciamo così “chiameremo fresco il caldo più incallito”, dando così più tempo per l’adattamento al nuovo clima.

Climate shift: quanto si spostano virtualmente le città?

Un altro modo di rappresentare i diversi scenari è quello di considerare le temperature medie estive di varie città e vedere dove si porterebbero virtualmente a seconda degli scenari di riscaldamento globale. Secondo alcune simulazioni, Amsterdam che ha una temperatura media estiva di 20.3°C, rispettando l’accordo di Parigi sul Clima così da limitare entro 2°C il riscaldamento globale rispetto all’era preindustriale si porterebbe a 22.7°C, simile a Parigi. Con l’inazione arriverebbe a circa 25.7°C, come se virtualmente la capitale olandese si spostasse a Milano.

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Il caldo nelle nostre città è destinato ad aumentare

Milano, a sua volta, vedrebbe aumentare la temperatura media estiva da 25.7°C a 28.9°C nello scenario di azioni virtuose tali da contenere entro 2°C massimo il riscaldamento del pianeta. Milano avrebbe così un clima estivo simile a Madrid. In caso di inazione, Milano potrebbe avere temperature medie estive di quasi 33°C, simili alle città dell’Egitto.

Alcune zone del medio oriente, e città come Baghdad, con l’inazione avrebbero temperature che attualmente nessuna città del mondo conosce, tali da uscire dalla “fascia di abitabilità” del pianeta.

Global warming: 2°C o 1.5°C?

L’accordo di Parigi sul clima indica anche una soglia, più prudenziale ma molto difficile da rispettare, di limitare il riscaldamento globale entro massimo 1.5°C rispetto al XIX secolo. Sembra poca, la differenza fra 1.5°C e 2°C, eppure recenti studi indicano che ciò comporterebbe una forte differenza nella frequenza delle ondate di caldo. Ad esempio, già col clima attuale 45 milioni di europei devono spesso convivere estati mai viste in passato. In un mondo surriscaldato di 1.5°C si sale a 90 milioni di europei (circa l’11% della popolazione), che raddoppierebbe (163 milioni, il 20% della popolazione) nello scenario 2°C.

L’inazione vedrebbe quasi tutta l’Europa, incluso i paesi nordici, dover convivere con estati inaudite per il passato addirittura ogni 2-3 anni.

Rapporto speciale IPCC 1.5°C

Attendiamo ora l’autunno, quando l’atteso IPCC SR 1.5, il rapporto speciale richiesto dall’Accordo di Parigi sul Clima all’IPCC sugli impatti e percorsi di riduzione gas serra per contenere entro 1.5°C il riscaldamento globale. Un documento importante che dovrà essere raccolto dai politici e decisori, una sfida difficile, ma necessaria non tanto per l’ambiente ma per la civilizzazione.

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