I segreti per dormire meglio: dalla natura e dai nostri antenati, i consigli per vincere l’insonnia

Come fare a dormire meglio? La risposta non è nelle app, negli integratori o nei materassi “intelligenti” ma potrebbe arrivare dall’esempio dei primati e delle popolazioni primitive

Per i primati dormire sugli alberi è una questione di sicurezza ma uno stratagemma contro gli insetti
Per i primati dormire sugli alberi è una questione di sicurezza ma uno stratagemma contro gli insetti

La società moderna sembra ossessionata dalla ricerca di sistemi per migliorare il sonno. Si passa dai dispositivi anti-luce blu, alla tecnologia che monitora il riposo notturno, all’alimentazione e così via.

Secondo l’antropologo David Samson, studioso dell’Università di Toronto e autore di ricerche sul sonno dei primati e delle società tradizionali, ciò che oggi crediamo di sapere sul sonno in realtà ci allontana da ciò di cui il corpo umano avrebbe bisogno per dormire meglio.

La strategia contro l’insonnia sarebbe quindi da cercare nel modo in cui dormivano i nostri antenati e in quello in cui ancora dormono i primati.

Il sonno umano, un’eccezione evolutiva

Otto ore di sonno consecutive, in totale solitudine, buio e silenzio, potrebbero non essere la giusta ricetta per un riposo efficace. In effetti, dal confronto tra esseri umani e primati emerge che gli umani sono quelli che dormono meno, anche quando si creano le circostanze perfette.

Difficilmente una persona adulta riesce a dormire le otto ore considerate ideali; nella maggior parte dei casi, infatti, una notte di sonno dura poco più di sette ore.

Un risultato ben lontano dalle dieci ore e mezza di cui teoricamente il copro avrebbe bisogno in base alla stazza e al fabbisogno energetico.

In compenso gli umani hanno una fase di sonno REM più lunga, che potrebbe essere in parte responsabile di alcune caratteristiche che ne hanno consentito l'evoluzione, come la creatività e la capacità di adattamento.

In questo senso l’essere umano moderno si comporta in maniera anomala rispetto ai suoi parenti più prossimi nel regno animale, ma non è sempre stato così.

Dal sonno sugli alberi al “guscio sociale”

Ancora adesso i grandi primati spesso riposano tra i rami degli alberi, costruendosi anche dei veri e propri nidi. Questo permette loro di fare fronte a due grandi problemi. Il primo è quello dei predatori, il secondo è quello degli insetti molesti. Un giaciglio sopraelevato, fatto di rami naturalmente repellenti per gli insetti, li risolve entrambi.

Anche l’uomo un tempo dormiva sugli alberi, ma una volta abbandonata la sicurezza dei rami, ha dovuto trovare nuove strategie.

L’homo erectus avrebbe quindi iniziato a dormire in gruppo e ad utilizzare il fuoco per sicurezza. L’accampamento fungeva da "guscio" che proteggeva i propri abitanti durante la notte, mentre più individui con età ed esigenze diverse potevano garantire una sorveglianza costante.

Gli errori insiti nella modernità

L’uomo non ha sempre sofferto di insonnia, ma oggi trascorre circa il 90% della giornata al chiuso e con luce artificiale e questo sicuramente non favorisce la qualità del sonno.

Il disallineamento rispetto alla naturale alternanza tra luce e buio è tra le cause dell'insonnia
Il disallineamento rispetto alla naturale alternanza tra luce e buio è tra le cause dell'insonnia

La luce naturale del mattino e il buio della sera sono infatti i segnali fondamentali che regolano l’orologio biologico di ogni essere vivente, mentre la luce artificiale intensa di sera e gli ambienti chiusi durante il giorno, confondono i ritmi naturali del corpo e del cervello.

Se l’insonnia è tanto diffusa, quindi, è perché non si tratta tanto di un problema individuale ma piuttosto di una risposta collettiva ad un ambiente anomalo ed evolutivamente ancora nuovo.

Una sorta di tendenza alla vigilanza, che deriva da un istinto ancestrale più che dalla necessità.

Qualche strategia contro l’insonnia

Cosa fare, dunque, per dormire meglio? Secondo gli studi di Samson l’uomo contemporaneo dovrebbe ispirarsi alle popolazioni primitive, o anche a quelle che ancora adesso vivono secondo schemi tradizionali, come i cacciatori-raccoglitori Hadza del nord della Tanzania.

Sembra dunque che non solo il sonno non richieda più totale isolamento e buio, ma dovrebbe anche essere un’attività collettiva.

Impensabile nella società moderna? Forse, ma per dormire meglio si può cercare in alternativa di uniformare i propri ritmi a quelli della natura, che il corpo umano è in ogni caso predisposto a seguire.

Non si tratta tanto di imitare le popolazioni della Tanzania, e meno ancora di tornare a dormire sugli alberi, ma di recuperare alcuni principi fondamentali come trascorrere meno tempo al chiuso, evitare luci forti la sera, cercare di sincronizzare il proprio ritmo sonno/veglia con la luce naturale.

Anche la National Sleep Foundation sottolinea l’importanza della regolarità dei ritmi quotidiani, quindi un'altra strategia importante per dormire (e vivere) bene fare pasti regolari in funzione del ritmo circadiano, cioè dell’orologio interno che regola sonno, veglia, fame e metabolismo nelle 24 ore.

Fonte della notizia:

Katie Hunt - One way to improve your sleep? Imitate the habits of hunter-gatherers. CNN Science (Giugno 2026)

Non perderti le ultime novità di Meteored e goditi tutti i nostri contenuti su Google Discover, completamente GRATIS

+ Segui Meteored