L’Arco dell’Amore in Salento non c’è più: il perché di un crollo annunciato e gli altri casi simili
L’Arco dell’Amore è crollato cambiando per sempre il volto del Salento ma non è un caso isolato. Perché è successo e quali responsabilità ha l'uomo?

Proprio nel weekend di San Valentino, in Salento, è crollato l’Arco dell’Amore, uno dei più iconici simboli delle coste pugliesi.
L’arco era parte della formazione rocciosa dei Faraglioni di Sant’Andrea, nel comune di Melendugno, in provincia di Lecce, da sempre tra le bellezze naturali simbolo non solo della regione, ma di tutta l’Italia.
Il mare colore smeraldo, le spiagge sabbiose e i faraglioni continuano ad essere una delle mete estive più belle della penisola, anche se innegabilmente le violente mareggiate di questi giorni hanno lasciato un segno indelebile.
Ma perché il crollo si è verificato proprio lì e proprio ora?
I faraglioni del Salento, fragili per natura
Le formazioni rocciose che rendono la costa del Salento così unica risalgono al periodo compreso tra il Miocene e il Pliocene, In quell'area, tra i venti e i tre milioni di anni fa, quando le acque marine erano calde e poco profonde, i faraglioni hanno iniziato a formarsi e ad assumere lentamente la forma attuale.
L’Arco dell’Amore era invece molto più giovane; nelle ultime decine di migliaia di anni lo hanno modellato l’erosione, l’infiltrazione dell’acqua e la naturale dissoluzione degli elementi chimici.
Come le altre rocce sedimentarie, era stratificato ma gli archi sono strutture stabili e resistenti solo se la compressione è ben distribuita: vale a dire che ogni "pezzo" dell’arco spinge sul quello successivo, dal centro verso le basi. Una frattura è sufficiente per rendere la compressione non uniforme e di conseguenza l'arco instabile.
Nelle rocce calcaree, poi, le fratture sono frequenti e in più tendono ad espandersi. Le continue vibrazioni causate dalle onde nel corso del tempo, e non solo durante l’ultima mareggiata, hanno fatto il resto, stressando la struttura fino al punto di rottura.
Il crollo prevedibile dell'Arco dell’Amore
I Faraglioni di Sant’Andrea con l’Arco dell’Amore sono monoliti di calcarenite, una roccia tipica delle coste Salentine.
La calcarenite è una roccia sedimentaria composta da sabbia e frammenti di conchiglie, ricca di carbonato di calcio. È una roccia porosa, sensibile alle infiltrazioni di acqua e con microfratture naturali che il continuo bagnarsi ed asciugarsi indebolisce ulteriormente, favorendo la formazione di nuove crepe.
Per questo l’Arco dell’Amore era ritenuto a rischio già dal 2014 e alcune aree circostanti erano state delimitate a causa del pericolo di distacchi.
Si può dire quindi che le piogge intense, il vento forte e le mareggiate abbiano soltanto accelerato quella che era una fine annunciata, sebbene il crollo abbia colto tutti di sorpresa.
L’intervento dell’uomo: cosa si sarebbe potuto fare per salvare l’Arco dell’Amore
Il crollo dell’Arco dell’Amore non è stato causato dall’uomo in modo diretto. La responsabilità umana si trova però nella frequenza e nell'intensità dei fenomeni meteo estremi, conseguenza dei cambiamenti climatici, che hanno accelerato il naturale disfacimento della struttura di calcarenite.
Per quanto riguarda il consolidamento degli archi naturali, esistono alcuni sistemi che possono essere d’aiuto ma nessuno di essi risolve il problema completamente.

Tutti, inoltre, hanno delle controindicazioni. Talvota si utilizzano resine o malte per ricompattare le fratture naturali delle rocc Scogliere e reef artificiali possono ridurre l’impatto delle onde, e l’utilizzo di sensori aiuta ad avvisare in caso di crolli imminenti.
Questi sistemi però, non possono annullare del tutto le vibrazioni prodotte delle onde e nemmeno evitare l’erosione. Richiedono inoltre continui e costosi interventi, a fronte di un crollo solo rimandato. Nel caso delle scogliere artificiali, inoltre, c'è anche un impatto sull’ecosistema marino.
I precedenti più famosi
Il crollo dell'Arco dell'Amore non è un caso isolato. Soltanto negli ultimi dieci anni sono molte altre le iconiche formazioni rocciose ad arco che hanno subito la stessa sorte.
Il più recente ed eclatante è quello del 2021, anno in cui è scomparso il Darwin’s Arch, nell’isola di Darwin, parte dell’arcipelago delle Galápagos. Sono rimasti in piedi solo i due pilastri, ribattezzati Pilastri dell’Evoluzione.
Risale al dicembre del 2020 il crollo dell’arco della Playa de las Catedrales, una delle meraviglie naturali della Galizia, mentre nel 2016 si è letteralmente sbriciolato l’arco di Legzira, uno dei simboli naturali del Marocco.
Altrettanto drammatico il crollo dell’Azure Window di Malta. L’arco naturale, che era uno dei più noti in Europa, è crollato l’8 marzo del 2017 dopo una serie di nubifragi e mareggiate.