La musica prima di tutto: a 48 ore dalla nascita, i neonati sanno già seguire il ritmo

L’apprendimento negli esseri umani parte davvero da zero? Secondo la ricerca non è proprio così. I neonati, anche di pochissime settimane, dispongono già di schemi di base che sono le fondamenta su cui si costruirà tutto il resto

Il ritmo è "la lingua" dei neonati, molto prima che imparino le parole
Il ritmo è "la lingua" dei neonati, molto prima che imparino le parole

Per molto tempo i neuroscienziati hanno pensato che il cervello dei neonati fosse, in estrema sintesi, una tabula rasa, su cui l’esperienza e l’apprendimento avrebbero poi costruito un impianto complesso un tassello alla volta.

Gli studi più recenti, invece, contraddicono questa ipotesi e dimostrano che gli esseri umani vengono al mondo con un cervello che può contare su degli schemi di base come le categorie visive o il ritmo.

Alcuni di questi schemi sono presumibilmente innati, altri vengono appresi nel ventre materno, in ogni caso il cervello dei neonati anche di sole due settimane è in grado di distinguere ad esempio le categorie “oggetto”, “essere umano”, “cibo” e di memorizzare il ritmo della musica.

Le funzioni "adulte" del cervello dei neonati

Una recente pubblicazione della rivista Nature Neuroscience, racconta l’esperimento condotto dalla squadra della dottoressa Cliona O’Doherty su neonati di due mesi.

L’equipe è riuscita ad eseguire studi neurologici tramite risonanza magnetica nonostante la difficoltà legata alla giovanissima età dei soggetti.

L'apprendimento nei bambini non inizia da zero: il cervello dei neonati è più complesso di quanto si creda
L'apprendimento nei bambini non inizia da zero: il cervello dei neonati è più complesso di quanto si creda

Anche nei pazienti adulti che collaborano consapevolmente questo tipo di esame può essere complicato poiché richiede la completa immobilità. Nonostante tutto, comunque, è stato possibile portare a termine delle risonanze magnetiche funzionali su più di cento neonati, in fase di veglia, proiettando delle immagini di figure familiari per i piccoli pazienti, su uno schermo posto sopra le loro teste.

Dalle scansioni è risultato che anche in cervelli così giovani la regione preposta al riconoscimento delle immagini funziona quasi come negli adulti.

I neonati di due mesi sono in grado di distinguere gli oggetti per categorie, quindi il cervello umano alla nascita non è caotico come si è sempre creduto, ma dispone di strumenti più sofisticati del previsto.

Il senso del ritmo, una dote innata nell'essere umano

I risultati dell’osservazione del cervello dei neonati sono anche più sorprendenti quando si parla di musica. I bambini molto piccoli non sono in grado di distinguere le melodie, ma a sole quarantotto ore dalla nascita possono già seguire il ritmo di una canzone.

Lo ha dimostrato un’equipe di ricercatori polacchi che ha registrato tramite elettroencefalogramma l’attività cerebrale di cinquanta neonati a cui veniva fatta ascoltare della musica di Bach.

Quando il ritmo degli stessi brani veniva alterato, il cervello dei neonati mostrava sorpresa, a riprova del fatto che i piccoli avevano memorizzato il ritmo ed erano in grado di anticipare lo svolgimento del brano.

Diverso il discorso per la melodia, poiché se i bambini molto piccoli riescono a tenere il ritmo, non sono in grado di seguire una melodia. Questo avviene perché nel ventre materno il liquido amniotico attenua i suoni.

Sentire il ritmo invece è una capacità che viene “allenata” durante la gestazione, grazie all’ascolto del battito del cuore della madre o di quello dei suoi passi.

Il linguaggio dei bambini, prima delle parole

Questi esperimenti rivelano che il cervello umano già alla nascita possiede una struttura, non rigida, ma comunque presente. Sono le esperienze a rafforzare, arricchire e modificare dove necessario questa impalcatura, ma l’apprendimento non inizia da zero.

Il fatto che il ritmo venga privilegiato rispetto alla melodia è probabilmente legato alla necessità di coordinazione nei movimenti, ma anche nel linguaggio.

È comunque facile osservare, anche empiricamente, che è possibile comunicare con i neonati ben prima che essi conoscano il lessico, ad esempio attraverso la cadenza di ninne nanne e cantilene, con il battito delle mani, con il movimento ritmico della culla o con il così detto baby talk, una serie di suoni apparentemente senza significato, e pure comprensibili per i bambini.

Fonte:

Nora Bradford - Babies brains’ can follow a beat as soon as they’re born. Sciencenews.org (2026)