La ricerca medica senza animali è possibile? Negli USA un istituto di ricerca diventa un santuario per animali

Negli Stati Uniti si fa sempre più concreta la chiusura di uno dei maggiori centri per la sperimentazione medica sui primati, con nuovi scenari che si aprono per la ricerca

L'Oregon National Primate Research Center ospita 5000 macachi e altri primati per scopi di ricerca
L'Oregon National Primate Research Center ospita 5000 macachi e altri primati per scopi di ricerca

L’Oregon National Primate Research Center (ONPRC) è uno dei più grandi e importanti negli Stati Uniti, ma è anche stato spesso oggetto di critiche da parte di ambientalisti ed attivisti per i diritti degli animali. Ora però il suo destino sta per cambiare.

Con la possibilità di utilizzare nuove tecnologie e modelli virtuali, la sperimentazione sugli animali, in particolare sui primati, potrebbe essere praticata sempre meno spesso.

È questa la direzione in cui si sta muovendo l’NIH, l’agenzia federale statunitense che finanzia la ricerca biomedica del paese.

Di recente sono stati infatti avviati i colloqui preliminari con l’Oregon Health & Science University (OHSU) al fine di trasformare uno dei maggiori istituti di ricerca sui primati in un santuario per gli animali.

Tre passaggi chiave

Sebbene nulla sia ancora stato deciso in via ufficiale, il consiglio di amministrazione dell’Università dell’Oregon ha votato all’unanimità a favore del progetto di transizione che cambierebbe la destinazione d'uso dell'ONPRC.

I passaggi da definire prima che l'idea si possa concretizzare sono però ancora molti.

Il più importante è la redazione di un piano per la riconversione del centro che sciolga tre nodi fondamentali.

Il primo è il ricollocamento degli studiosi e del resto dello staff, fino ad ora impegnati nella sperimentazione.

Il secondo è la creazione di un habitat dove gli animali possano vivere in pace, ma non possano riprodursi.

Il terzo è trovare finanziamenti per la trasformazione del centro e l’assunzione di nuovo personale specializzato nella cura degli animali.

Oregon National Primate Research Center, tra luci e ombre

L’Oregon National Primate Research Center conta circa cinquemila primati e porta avanti progetti di biologia, medicina e neuroscienze con eccellenti risultati.

Gli scienziati dell’ONPRC sono stati ad esempio i primi a clonare embrioni di primati ed estrarne cellule staminali, con la possibilità di applicazioni future nella medicina rigenerativa umana.

Nello stesso centro è stato scoperto un meccanismo che impedisce la formazione di neuroni nuovi nel cervello invecchiato, ed è stata inoltre sviluppata una banca genomica che ha permesso di identificare nelle scimmie variazioni genetiche identiche a quelle che causano malattie umane.

Per contro, il centro è stato spesso criticato per questioni etiche e per aver più volte violato l'Animal Welfare Act, la principale legge statunitense che regola il trattamento degli animali nella ricerca e anche in altri ambiti.

In particolare, secondo le associazioni ambientaliste, presso l'ONPRC ogni anno morirebbero mille e trecento primati.

Le critiche al progetto

Nonostante il voto unanime del consiglio di amministrazione dell'università, non tutti concordano con il progetto di riconversione del centro.

I contrari sostengono che la ricerca sui primati è ancora essenziale e che spostarla altrove potrebbe compromettere gli standard di benessere degli animali stessi. Paradossalmente, quindi, della riconversione del centro potrebbero beneficiare i primati lì presenti, ma altri animali potrebbero essere danneggiati.

Il macaco è uno dei primati più noti in campo scientifico perché su di essi sono stati condotti gli esperimenti per identificare il fattore RH del sangue
Il macaco è uno dei primati più noti in campo scientifico perché su di essi sono stati condotti gli esperimenti per identificare il fattore RH del sangue

Interrompere studi a lungo termine, impossibili da “ricreare” altrove, comporterebbe la perdita dei dati accumulati nel corso di decenni e rallentare la ricerca in campi in cui la sperimentazione sugli animali è ancora indispensabile.

C’è naturalmente anche il fattore economico, con la perdita di fondi già ottenuti o la rinegoziazione di finanziamenti.

I pareri favorevoli

Oltre alla ovvia componente etica del dibattito, da un punto di vista più pratico i sostenitori del progetto prevedono che la chiusura dell'ONPRC, per come è adesso, comporterebbe lo spostamento dei finanziamenti verso metodi di sperimentazione meno costosi e più moderni.

A lungo termine, quindi, la ricerca in generale disporrebbe di maggiori risorse.

Una ridotta sperimentazione sui primati funzionerebbe anche come incentivo a modelli alternativi, come quelli virtuali, gli organoidi e i modelli umani, spostando il focus della ricerca sulla traslazione diretta sull’uomo.

In pratica si salterebbe un passaggio che talvolta si rivela inutilmente dispendioso, anche a livello di tempo, dal momento che una sperimentazione di successo sui primati non necessariamente dà gli stessi risultati quando viene riprodotta sugli esseri umani.