Il leggendario Carnevale di Roma: 4 secoli di follie che affascinavano l'Europa

Per secoli Roma è stata la capitale mondiale del Carnevale: dalle corse sfrenate dei cavalli berberi alla festa dei moccoletti, dalle maschere popolari agli artisti travestiti. Un viaggio nella storia della follia carnevalesca romana, dal Medioevo a oggi, e che aveva come epicentro la attuale via del Corso.

A Roma per diversi secoli, fino al XIX secolo, il Carnevale attirava persone da tutta Europa.
A Roma per diversi secoli, fino al XIX secolo, il Carnevale attirava persone da tutta Europa.

Pochi giorni dedicati alle mascherate, alle burle e al totale capovolgimento delle regole sociali, in un'esplosione di gioia collettiva prima che inizi la Quaresima con i suoi quaranta giorni di penitenza e raccoglimento spirituale verso la Pasqua. Sebbene affondi le sue radici nelle antiche celebrazioni pagane della Grecia e di Roma antica, il Carnevale ha rappresentato anche una festa con influenze cristiana e cattolica.

Quando il papa fece di Roma la capitale della follia

Nella seconda metà del Quattrocento, fu un pontefice a trasformare la Città Eterna nella capitale mondiale del Carnevale. Papa Paolo II, una volta completato il trasferimento della sua residenza nel maestoso palazzo fatto costruire in piazza Venezia, decise di rivoluzionare completamente la geografia dei festeggiamenti di carnevale.

Tutto cambiò a metà Quattrocento con papa Paolo II, veneziano amante del lusso. Dopo essersi costruito il palazzo a piazza Venezia, spostò i festeggiamenti nel centro storico, lungo la via Lata (oggi via del Corso). Nel 1466 inaugurò un Carnevale rinascimentale sfarzoso, con cortei mitologici costati 400 fiorini d'oro.

Le celebrazioni, che tradizionalmente si svolgevano nella zona di Testaccio, vennero spostate nel cuore del centro storico, concentrandosi soprattutto lungo la via Lata, quella che oggi conosciamo come via del Corso.

Corse sfrenate, carri allegorici e la festa dei moccoletti: il Carnevale di Roma attirava curiosi da tutta Europa

I festeggiamenti romani divennero leggendari in tutta Europa. Carri allegorici riccamente decorati, sfilate in costume, tornei cavallereschi e giostre trasformavano le strade in un palcoscenico a cielo aperto. Ma l'evento più atteso erano le spettacolari corse dei cavalli berberi, che galoppavano lungo il Corso tra ali di folla entusiasta.

L'altra grande tradizione era la suggestiva festa dei moccoletti: ogni partecipante brandiva una candela accesa cercando di spegnere quelle degli altri, creando un gioco di luci e ombre che incantava la città.

Questi appuntamenti richiamavano artisti, intellettuali, viaggiatori e curiosi da ogni angolo d'Europa, coinvolgendo l'intera popolazione romana in un tripudio collettivo che abbatteva, almeno temporaneamente, le barriere sociali.

Maschere, artisti e quattro secoli di follie

Sotto le maschere scomparivano identità, sesso e ceto sociale. Tra i personaggi tipici: Rugantino il bullo trasteverino, Meo Patacca, il generale Mannaggia la Rocca con il suo esercito di straccioni. Anche personaggi illustri cedevano al fascino del travestimento: nel 1821 Rossini, Paganini e il futuro ministro D'Azeglio si travestirono da ciechi suonatori ambulanti, con Rossini che componeva la musica per l'occasione.

Per oltre quattro secoli il Carnevale romano fu un evento colossale con sfilate, balli, lanci di confetti colorati e coriandoli, banchetti pubblici. Coinvolse artisti come Raffaello, Michelangelo e Bramante, affascinò scrittori stranieri come Goethe, che lo descrisse come "una festa che il popolo dà a sé stesso" dove "tutto è permesso, salvo bastonate e coltellate".

L'anima vera era il popolo romano con la sua vitalità, ironia e inventiva.

Il declino dell'epoca d'oro

Con la fine del potere temporale dei papi, le autorità sabaude si trovarono a fronteggiare i numerosi incidenti che puntualmente si verificavano durante le manifestazioni più sfrenate.

Gli scontri tra pubblico e partecipanti, le cadute durante le corse e altri episodi pericolosi spinsero i Savoia a imporre restrizioni severe, ponendo fine ai divertimenti più temerari e incontrollati che avevano caratterizzato il Carnevale romano per secoli.

Il Carnevale a Roma nel 2026

Tuttavia, lo spirito trasgressivo e gioioso del Carnevale non è mai del tutto scomparso dalla capitale. Ancora nel 2026, Roma continua a celebrare questa antica tradizione, seppur in forme più controllate e organizzate.

La città si anima con maschere colorate e cascate di coriandoli. All'uscita delle scuole i bambini lanciano coriandoli e stelle filanti di carta colorate, e nei giorni clou (da giovedì a martedì grasso) vestono le maschere preparate per l'occasione.

Musei, biblioteche e spazi culturali organizzano laboratori creativi per bambini, letture animate e visite guidate tematiche. Piazze storiche come piazza Navona e piazza del Popolo ospitano spettacoli di strada, artisti di teatro itinerante e musicisti.

Molti quartieri romani, da Trastevere a Monti, organizzano feste di vicinato con giochi tradizionali, mentre ville storiche come Villa Borghese propongono eventi all'aperto con animazione per i più piccoli.

Riferimenti dell'articolo

L'antico carnevale romano - Sito del Turismo Roma - https://turismoroma.it/it/page/l%E2%80%99antico-carnevale-romano