Lo squalo leopardo torna a nuotare nei mari dell'Indonesia grazie a un ambizioso progetto contro l'estinzione
Quasi scomparsi dal loro habitat, in Indonesia, ora gli squali leopardo possono essere salvati grazie ad un'idea geniale. Cos'è il progetto StAr e quali risultati sta dando

Lo squalo zebra, noto anche come come squalo leopardo indo-pacifico, è uno squalo dalla pelle maculata che può raggiungere i due metri e mezzo di lunghezza, ma è innocuo per l’uomo.
Nuota in genere sul fondo del mare nutrendosi di altri pesci e da alcuni anni la sua specie è in pericolo. Per questo motivo lo squalo leopardo, il cui nome scientifico è Stegostoma tigrinum, sta quasi scomparendo dal suo habitat, nelle acque dell’Indonesia.
Oggi però questo animale è al centro di un ambizioso progetto di conservazione denominato StAR.
Perché lo squalo leopardo si sta estinguendo
Al largo dell'isola di Kri, nell'arcipelago indonesiano di Raja Ampat, il numero di esemplari di squali leopardo si è ridotto drasticamente negli ultimi decenni, tanto da far temere l’estinzione.
Nei mari di Raja Ampat la scomparsa di questi animali inclusi oramai ufficialmente tra le specie a rischio, è dovuta specialmente a tre fattori.
Il primo è la pesca, che prende di mira gli squali leopardo la cui pelle è ritenuta pregiata. Il secondo è la distruzione dell’habitat a causa delle attività umane che danneggiano la costa e la barriera corallina.
Per finire c’è poi la cattura accidentale che avviene durante le battute di pesca delle comunità locali.
Cos'è il progetto StAr
A differenza di altre specie, lo squalo leopardo riesce a riprodursi bene anche in cattività. Nel 2015 Mark Erdmann, biologo marino e oggi direttore esecutivo del progetto ReShark, volto a salvare gli squali dall’estinzione, osservò proprio che questi animali facevano più cuccioli di quanto l’acquario di Singapore (così come altri) riuscisse ad ospitarne.
Da questa situazione un po’ paradossale è nata l’idea del progetto StAR (Stegostoma tigrinum Augmentation and Recovery), ufficialmente avviato nel 2020. Si tratta del primo progetto con l’obiettivo di reintrodurre in natura una popolazione animale stabile, che ha per protagonisti gli elasmobranchi, cioè i pesci cartilaginei tra cui razze, mante e appunto squali.
Nel giro di pochi anni il progetto si è ampliato e oggi coinvolge ONG, università, governi di altri paesi e anche le comunità locali.
Il futuro degli squali leopardo
Ad oggi il numero degli squali leopardo reimmessi in natura è di sessantadue esemplari, con undici nuovi arrivi solo nel 2026. Il progetto prevede di arrivare a cinquecento squali nell’arco di dieci anni.

Se i risultati fino a questo momento appaiono incoraggianti, resta però da vedere come riusciranno ad evolversi gli animali in natura. Perché il rischio di estinzione sia eliminato, infatti, occorre che gli squali si riproducano e formino una popolazione diversificata dal punto di vista genetico, il tutto senza intervento dell’uomo.
Per verificare il successo completo del progetto, quindi, dovrà passare ancora qualche anno.
A questo si aggiunge il problema, forse anche più difficile da risolvere, di eliminare le cause che in primo luogo hanno messo a rischio la specie, come inquinamento, riscaldamento globale e pesca indiscriminata.
Gli squali di Raja Ampat, dagli acquari del mondo alla comunità locale
Il caso degli squali leopardo di Raja Ampat è interessante perché ha anche la particolarità di coinvolge direttamente la popolazione del luogo. Gli abitanti dell'arcipelago vengono infatti formati per partecipare attivamente alla cura degli squali e alla protezione del loro habitat.
È compito degli acquari di tutto il mondo, invece, raccogliere le uova degli squali, selezionare le più idonee e trasportarle fino ai vivai del sud-est asiatico.
Qui le uova vengono fatte schiudere e i piccoli squali vengono accuditi e allevati in modo da essere pronti a vivere in mare aperto autonomamente, fino a quando non sono grandi abbastanza da provvedere alla propria sopravvivenza.
Ogni esemplare viene inoltre marcato in modo da poter essere monitorato anche in seguito al rilascio, e per finire viene liberato in mare.
Riferimento della notizia
Maheshpreet Kaur Narula. (2026). The ‘world’s first rewilded sharks’ are being raised by shark nannies.