"Piantiamo 60 milioni di alberi", l'iniziativa per il clima

Lanciata in questi giorni l'iniziativa per piantare un albero per ogni abitante dell'Italia: 60 milioni di alberi per contrastare il cambiamento climatico ed immagazzinare CO2.

Lorenzo Pasqualini Lorenzo Pasqualini 20 Set 2019 - 08:55 UTC

Piantare 60 milioni di alberi per contrastare il cambiamento climatico. Questo l'appello delle Comunità Laudato si', per contribuire all'abbattimento dell'anidride carbonica in atmosfera. Di fronte al continuo aumento della concentrazione di CO2 nell'atmosfera, l'idea è quella di piantare 60 milioni di alberi in Italia, uno per ogni abitante, nelle città, lungo i fiumi, in ogni spazio disponibile.

60 milioni di nuovi alberi in Italia

60 milioni di alberi che, secondo quanto si legge nel comunicato dei Comitati Laudato si' (ispirati all'enciclica del papa e portati avanti dalla Chiesa di Rieti e Slow Food), "dal loro primo istante di vita realizzerebbero la loro opera di mitigazione dei livelli di CO2 nell’atmosfera".

Inoltre, si legge nell'appello, "dopo anni di intensa cementificazione del suolo e in assenza di una legge che tuteli questo patrimonio, la scelta di luoghi su cui favorire una riforestazione intelligente può contribuire a valorizzare il bene comune del paesaggio urbano e rurale del nostro paese".

I principali firmatari dell'appello sono Stefano Mancuso, scienziato e direttore dei Laboratori internazionale di neurobiologia vegetale LINV, Carlo Petrini presidente di Slow Food e Domenico Pompili, Vescovo di Rieti. L'iniziativa ha ricevuto già molte adesioni, da Slow Food all'Associazione dei Comuni italiani (ANCI) ed altre mille realtà, da Legambiente al WWF.

L'appello non si ferma qui, e propone di coprire il pianeta, le aree prive di vegetazione e le città, con miliardi di alberi. Questo aiuterebbe a immagazzinare la CO2 emessa in atmosfera dalle attività umane, con la combustione di combustibili fossili.

"Fare le cose per bene"

Ci sono anche interventi più critici, che - seppur favorevoli all'iniziativa - invitano a realizzarla con consapevolezza e tenendo conto alcuni fattori importanti come il tipo di albero usato, e la sua vita: affinché venga immagazzinata CO2 infatti, gli alberi devono durare nel tempo, per decenni.

Andranno quindi salvaguardati, ad esempio dagli incendi, e curati nei primi anni di vita. Ci sono poi varietà di alberi che assorbono nel legno maggiori quantità di CO2.

Bisogna poi utilizzare piante che già crescono nelle nostre zone, quindi autoctone, ed è importante che i boschi siano formati da più specie diverse.

L'iniziativa non è certo nuova nel mondo. Già da tempo in tutto il mondo si moltiplicano iniziative di riforestazione, nelle aree deforestate o devastate da incendi, o minacciate dalla desertificazione. Ci sono anche i programmi di compensazione, in aree cruciali del pianeta ma anche nelle aree urbane, dove negli ultimi dieci anni sono tanti i parchi forestati per compensare emissioni di CO2.

Benefici per la difesa del suolo e mitigazione del rischio idrogeologico

In Italia, sottolineano i promotori, l'iniziativa avrebbe anche benefici per la difesa del suolo e la lotta al dissesto idrogeologico. Nelle città, servirebbe anche a ridurre l'effetto isola di calore, cioè quel fenomeno per cui le grandi aree cementificate e costruite, come le città, vedono in estate picchi di temperatura ben superiori a quelli delle aree limitrofe.

L'Italia, un paese di boschi

A livello italiano da segnalare il fatto che l'Italia è un paese pieno di boschi e la superficie boschiva è in aumento da parecchi anni, per la riduzione delle aree coltivate e l'abbandono delle campagne. In Italia si parla di circa 12 miliardi di alberi.

I grandi boschi italiani si concentrano lungo la catena alpina e lungo quella appenninica, dove si trovano ad esempio le faggete patrimonio Unesco. È anche vero che negli ultimi decenni le aree di pianura sono state soggette a un enorme consumo del suolo.

Boschi potrebbero sorgere nelle città, nelle aree non coltivate e non coperte da vegetazione, ad esempio negli spazi compresi fra autostrade e ferrovie, aree non utilizzate lungo le quali potrebbero crescere centinaia di migliaia di alberi.

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