Prevenire insieme i danni di siccità e alluvioni, due conseguenze del cambiamento climatico che si aggravano a vicenda

Siccità e incendi in estate e inondazioni o piene in autunno non sono due problemi separati, ma complicazioni del cambiamento climatico che si aggravano a vicenda, e che possono essere prevenuti insieme

Un vasto incendio che distrugge la vegetazione su una collina
Un vasto incendio che distrugge la vegetazione su una collina

In Europa del sud come in tutto il Mediterraneo, ma anche nell’est degli Stati Uniti e in Australia, il caldo sempre più estremo ha accentuato il problema degli incendi boschivi nel 2026, a cui faranno seguito le alluvioni autunnali.

Incendi e piogge non sono due fenomeni separati, come si potrebbe pensare, in quanto amplificano gli uni gli effetti distruttivi degli altri nei territori colpiti.

Nel contesto del clima estremo attuale, anche la ricrescita dei boschi dopo le stagioni delle piogge, per assurdo che sembri, può diventare dannosa, perché la vegetazione più giovane è anche la più soggetta agli incendi.

Cosa succede al suolo dopo un incendio

Un grande rogo estivo segna il territorio per anni, e lo rende più vulnerabile alle piogge della stagione autunnale.

Quando il fuoco distrugge la vegetazione, il territorio perde infatti la sua barriera naturale contro lo scorrimento superficiale delle acque piovane.

Quando piove, infatti, radici, rami e foglie delle piante trattengono una parte dell’acqua. L’acqua che penetra nel terreno non causa smottamenti se le radici delle piante sono grandi e forti abbastanza da mantenerlo strutturato.

Quando il fuoco porta via questa protezione naturale il suolo rimane quindi esposto e l'acqua scorrere in superficie invece di penetrare nel suolo.

Il calore del fuoco, inoltre, altera temporaneamente alcune delle proprietà del terreno, rendendolo quasi impermeabile.

Gli effetti delle piogge torrenziali dopo un incendio

Il modo in cui un incendio lascia segni permanenti su un territorio diventa evidente quando arrivano piogge molto intense. In questi casi l’acqua scorre in superficie invece di essere assorbita, trasformandosi in colate di fango e detriti.

Le frane nei territori abitati sono tra le conseguenze più gravi del dissesto idogeologico
Le frane nei territori abitati sono tra le conseguenze più gravi del dissesto idogeologico

Un temporale forte e breve genera facilmente una piena che trascina con sé anche tutte le ceneri e qualunque altra cosa il fuoco abbia lasciato dietro di sè. Nei territori segnati dai roghi, comunque, anche una pioggia poco violenta, che normalmente non causerebbe disastri, può facilmente provocare danni gravi.

Dove c’è molta pendenza, come nelle zone montuose, le colate si fanno ancora più pericolose e distruttive, al punto da sradicare anche gli alberi e la vegetazione rimasti.


Al loro posto cresce poi una vegetazione meno fitta e quindi più sensibile alla siccità estiva, che diventa facilmente materiale combustibile pronto ad alimentare gli incendi.

Un circolo vizioso che dura anni

Una ricerca pubblicata su Nature Reviews Earth & Environment nel 2024 mostra che questo circolo vizioso che collega alluvioni e incendi può andare avanti per alcuni anni.

La vegetazione ha i suoi tempi di ripristino, così come le proprietà idrologiche del suolo. Un territorio ha bisogno di tempi lunghi per tornare alle condizioni di partenza, sempre ammesso che non si verifichino altri eventi estremi che interrompono il processo.

Le colate di detriti nei territori colpiti dagli incendi diventano quindi particolarmente frequenti nei primi due anni, ma rimangono comunque superiori ai livelli precedenti gli incendi per un periodo che dura fino a cinque anni.

Un intervento semplice contro incendi e alluvioni

Per rendere i territori meno vulnerabili c’è un intervallo di tempo tra incendi estivi e alluvioni invernali, che purtroppo diventa sempre più breve.

Un'osservazione condotta in Portogallo a partire dal 2016 ha però dimostrato due cose importanti: la prima è che incendi e inondazioni non possono essere trattati come due problemi separati, la seconda è che per ridurre i rischi sono sufficienti interventi relativamente semplici.

In una piantagione di eucalipti del centro del paese devastata dal fuoco, la pacciamatura del suolo realizzata con residui forestali è stata sufficiente a proteggere il territorio dalle forti piogge.

In un lasso di tempo di cinque anni il ruscellamento è diminuito del 50% rispetto ai suoli non trattati e l’erosione del 91%, con un trasporto di sedimenti alluvionali dalle colline a valle davvero minimo.

Riferimento della notizia

Afonso Nuno Martins. (2026). Fire and floods are usually treated as separate hazards. Portugal’s Pinhal Interior shows why they are part of the same cycle.