Dagli incendi del Triassico a quelli di oggi: cosa imparare da un pianeta dove un tempo i roghi duravano millenni

L'Europa andava a fuoco anche milioni di anni fa: nel Triassico, come oggi, i cambiamenti climatici sono i principali responsabili dello sviluppo degli incendi più devastanti

Il devastante incendio che ha distrutto migliaia di ettari di foresta a Guadalajara, in Spagna
Il devastante incendio che ha distrutto migliaia di ettari di foresta a Guadalajara, in Spagna

Durante il Triassico, più di duecento milioni di anni fa, la Terra era un inferno di fiamme, secondo lo studio dell'Università di Utrecht pubblicato a luglio 2026. Con giganteschi roghi che sono durati millenni e l'emissione di circa centomila gigatonnellate di CO₂, le conseguenze per la biosfera terrestre sono state disastrose.

Cambiamenti climatici intensi, lunghi periodi di siccità alternati a piogge torrenziali hanno in fine causato il collasso degli ecosistemi di tutto il pianeta.

Naturalmente l'Europa moderna non può essere messa a paragone con quella di centinaia di milioni di anni fa, ma gli eventi del Triassico dimostrano che caldo ed eventi meteo estremi creano le condizioni per lo sviluppo dei grandi roghi, che a loro volta hanno conseguenze a lungo termine sugli ecosistemi e sull'habitat umano.

I cambiamenti climatici che innescarono gli incendi

Dallo studio dell’università di Utrecht è emerso che ad alimentare le fiamme sul continente europeo sono state in prevalenza le felci, piante molto diffuse e facilmente infiammabili, ma per capire come mai proprio in quel momento storico gli incendi si sono fatti così frequenti e duraturi, bisogna fare un passo indietro.

Le felci sono piante resistenti, le cui radici riescono a sopravvivere anche in condizioni estreme
Le felci sono piante resistenti, le cui radici riescono a sopravvivere anche in condizioni estreme

All'inizio del Triassico, circa 252 milioni di anni fa, probabilmente a causa di enormi eruzioni vulcaniche, il clima del pianeta si è alterato, le temperature si sono innalzate anche di 10°C ed è aumenta la quantità di CO₂.

La conseguenza è stata un drastico cambiamento climatico che ha causato l’estinzione di numerose specie e la scomparsa delle foreste. Le felci allora hanno preso il sopravvento, e hanno iniziato a bruciare facilmente quando fulmini o lava innescavano un incendio.

Tuttavia, poiché le radici invece sopravvivevano, le piante ricrescevano alimentando nuovi roghi in un circolo vizioso che è durato per un periodo lunghissimo, tra tra 40.000 e 300.000 anni.

La prova è nelle rocce, in cui i ricercatori hanno ritrovato degli strati di molecole prodotte dai grandi incendi, che consentono di ricostruire la successione degli eventi.

Da un circolo vizioso ad un circolo virtuoso

Se il circolo vizioso degli incendi è iniziato per una combinazione di diversi fattori, sono molte anche le cause che lo hanno interrotto, innescandone invece uno virtuoso.

Sul finire del Triassico e nel corso di millenni, il clima è cambiato ancora grazie alle variazioni della configurazione dei continenti, a quelle della concentrazione di CO₂ e di conseguenza ad una modifica di temperature e piogge che hanno reso vaste aree del pianeta meno favorevoli alla propagazione del fuoco.

Anche la vegetazione quindi ha iniziato a trasformarsi, le foreste hanno avuto tempo per svilupparsi e il suolo riuscendo a trattenere meglio l'umidità, contribuiva a ridurre il rischio di roghi.

Alla fine gli incendi non sono scomparsi del tutto ma sono diventati molto meno frequenti quando il pianeta e gli ecosistemi sono riusciti a ritrovare il proprio equilibrio.

Gli incendi in Europa, dal Triassico a oggi

Dal Triassico ai tempi moderni il passo è troppo lungo perché si possa confrontare davvero l’Europa contemporanea con quella di allora, nonostante questo però è facile notare quanto determinanti siano i cambiamenti climatici.

Il clima crea le condizioni favorevoli allo sviluppo dei grandi incendi, che come è facile vedere dalle notizie di cronaca delle ultime estati, diventano sempre più frequenti e devastanti.

Ancora a metà dell'estate 2026, ad esempio, solo in Europa la situazione è già critica, con 254.000 ettari andati in fumo. La Spagna e la Francia sono i paesi più colpiti, a cui fanno seguito Grecia, Italia e Portogallo.

Una sostanziale differenza col passato è che i cambiamenti climatici attuali che generano gli incendi non sono dovuti a cause naturali incontrollabili, come le eruzioni vulcaniche.


I fattori scatenanti sono legati alle attività umane e quindi su di essi è possibile intervenire per invertire la rotta, senza dover aspettare che la Terra trovi un equilibrio negli infiniti tempi geologici.

Riferimento della notizia

Ansa. (2026). L’Europa del Triassico era un inferno, con incendi durati migliaia di anni.