Quattro progetti per salvare Venezia: cosa fare quando il MoSE non basterà più

Venezia non è al sicuro. Con l’innalzamento del livello dei mari che costituisce una minaccia costante, la necessità di strategie a lungo termine per proteggere il patrimonio della città e i suoi abitanti si fa sempre più urgente

L'acqua alta a Venezia, un fenomeno che rischia di diventare quotidiano nei prossimi decenni
L'acqua alta a Venezia, un fenomeno che rischia di diventare quotidiano nei prossimi decenni


Negli ultimi centocinquanta anni Venezia è stata esposta sempre più spesso ai pericoli legati al cambiamento climatico. L’acqua alta si fa sempre più frequente, con diciotto eventi estremi, e cioè con l’inondazione di più del 60% del territorio cittadino, concentrati negli ultimi ventitré anni.

Attualmente le dighe del MoSE proteggono la città chiudendo la laguna in tre punti ma il loro utilizzo diventerà sempre più assiduo, costituendo un ostacolo per la viabilità nella laguna e un pericolo per tutte le forme di vita che si trovano nelle sue acque.

Uno studio internazionale condotto dal professore Piero Lionello dell’Università del Salento ha individuato quattro possibili strategie da implementare nel corso dei prossimi trecento anni per salvare Venezia.

La necessità di una lunga pianificazione

Tre secoli possono sembrare un tempo eccessivamente lungo per iniziare a preoccuparsi, ma la pianificazione a lungo termine in un caso come quello di Venezia è fondamentale.

Le opere per salvare la città saranno in ogni caso imponenti e i primi effetti disastrosi dell’innalzamento del livello del mare e dei cambiamenti climatici inizieranno a manifestarsi già tra una settantina di anni.

Una veduta aerea della laguna di Venezia
Una veduta aerea della laguna di Venezia

Entro il 2100, infatti è possibile che la città si ritrovi allagata fino al 98% della sua estensione quotidianamente.

Per di più, anche se il problema principale o almeno più evidente è quello dell’acqua alta, l’aumento delle piogge, sempre più intense, e lo straripamento dei fiumi, sempre più frequente, sono un altro fattore di rischio da considerare perché in caso di allagamento o con le dighe chiuse, non c’è la possibilità di smaltire queste acque in mare.

I progetti che è stato possibile studiare in base alle conoscenze attuali sono quattro e si basano su quattro principi fondamentali: la preservazione delle tradizioni e della cultura di Venezia, la salvaguardia dei monumenti, la protezione dell’ecosistema lagunare e naturalmente il benessere della popolazione locale.

I sistemi della "laguna aperta" e della "laguna chiusa"

Il sistema meno invasivo per preservare Venezia sarebbe quello della “laguna aperta” che prevede l’utilizzo di barriere mobili simili a quelle che ci sono già adesso.

A queste si aggiungerebbero delle ulteriori barriere per proteggere i singoli monumenti. Alcune di esse già esistono, come ad esempio quella realizzata nel 2022 per proteggere la Basilica di San Marco.

I limiti di questo sistema sono nel fatto che funziona solo se il livello del mare non sale troppo. Con la chiusura sempre più frequente delle barriere, inoltre, si fa più frequente anche il rischio di malfunzionamenti e ci sarebbe il pericolo di creare una laguna stagnante a danno delle persone e degli animali.

Il sistema della “laguna chiusa” consisterebbe invece nel creare dighe permanentemente chiuse, trasformando così la laguna in un lago. Anche questo è un sistema poco invasivo dal punto di vista visivo, ma distruttivo per l’ecosistema e molto costoso.

Il porto andrebbe spostato, ad esempio, e le infrastrutture necessarie, sebbene efficaci anche in caso di un forte innalzamento del mare, hanno costi enormi.

Cambiare per sempre il volto di Venezia

Le altre due strategie ipotizzate dagli studiosi sono quelle più estreme. Vantaggiose nei casi peggiori, quelli dove l'innalzamento del livello del mare sarebbe molto importante, cambierebbero però l’aspetto della città definitivamente e il suo rapporto col mare.

Il sistema delle "dighe ad anello" consiste nel circondare l’intero centro storico di Venezia con un argine artificiale e non mobile. In questo modo la città sarebbe per sempre separata dal mare e le acque piovane sarebbero eliminate grazie a un sistema di pompaggio.

L’intero sistema dei trasporti interni andrebbe riprogettato e la città perderebbe la propria identità. La laguna continuerebbe invece ad avere scambi con il mare, come avviene adesso e il suo ecosistema si evolverebbe in modo naturale.

L’ultimo sistema è quello detto del “ritiro” e consiste nel lasciare che Venezia venga inondata, spostando altrove la popolazione.

Per quanto riguarda i monumenti, alcuni di essi potrebbero essere sollevati con sistemi già in uso alcune volte a Venezia, o spostati applicando delle tecniche rare ma già note.

Il tempio di Abu Simbel in Egitto, ad esempio, è stato interamente smontato e ricostruito a duecento metri di distanza per preservarlo dal pericolo di inondazione della diga di Assuan.

Naturalmente in questo caso il resto della città, con gli edifici, le calli, la sua storia e le sue atmosfere, sarebbe perduto definitivamente.

Fonte:

Cambiamento climatico: le strategie per salvare Venezia - CNR.it (Aprile 2026)

Non perderti le ultime novità di Meteored e goditi tutti i nostri contenuti su Google Discover, completamente GRATIS

+ Segui Meteored