Ricercatori portoghesi lanciano in mare Íris: il robot che recupera le reti da pesca fantasma
Gli attrezzi da pesca abbandonati rappresentano una delle principali minacce per la fauna marina, ma la tecnologia sviluppata dall'Università di Porto sta individuando e recuperando queste trappole mortali.

Le reti fantasma rappresentano una delle maggiori minacce alla biodiversità marina. Abbandonate o perse in mare, ammontano a oltre 600.000 tonnellate all'anno, pari al 10% di tutti i rifiuti marini.
L'impatto è drammatico anche per i pescatori. Oltre alla riduzione degli stock disponibili per l'attività commerciale, le reti si impigliano nei resti di vecchie attrezzature, generando ingenti perdite finanziarie e rischi operativi costanti.
Prove sul campo a Vila do Conde e Póvoa de Varzim
Per porre fine a questo ciclo distruttivo è nato NetTag+. Il progetto riunisce un consorzio guidato dal Centro Interdisciplinare di Ricerca Marina e Ambientale (CIIMAR) dell’Università di Porto, che coinvolge 15 partner provenienti da sette paesi.
La soluzione si basa su marcatori acustici intelligenti, che consentono la localizzazione precisa degli attrezzi da pesca quando questi vengono persi. La tecnologia è in fase di sperimentazione in condizioni reali nell'Atlantico e nel Mediterraneo, con particolare attenzione alle comunità di Vila do Conde e Póvoa de Varzim.

Quando una rete scompare nell'oceano, i ricercatori attivano il robot ÍRIS. Questo dispositivo autonomo, sviluppato dall'INESC TEC, è in grado di immergersi fino a 500 metri di profondità per svolgere missioni di ricerca.
Comunicando tramite un idrofono installato sulle reti stesse, funziona come un paio di occhi subacquei. Grazie a un computer di bordo avanzato e a sistemi di navigazione acustica, il robot calcola le distanze e si orienta autonomamente verso l'obiettivo, anche quando la visibilità nell'acqua è pari a zero.
Recupero intelligente in fondo al mare
Non appena ÍRIS individua l'attrezzatura, ha inizio una complessa fase di recupero. Il robot utilizza un sistema meccanico per agganciare un cavo di recupero alla rete individuata.

Grazie all'intelligenza artificiale e alla visione artificiale, la macchina distingue la rete dagli altri oggetti naturali presenti sul fondale marino, individuando il punto più sicuro per il fissaggio del cavo e garantendo il successo dell'operazione di recupero. La rete viene quindi tirata in superficie da un'imbarcazione di supporto o dall'autorità portuale competente.
Il sistema è stato progettato per essere versatile e può essere utilizzato anche su imbarcazioni di piccole dimensioni, rendendo la soluzione scalabile per diverse flotte pescherecce nazionali e internazionali.
Il ruolo fondamentale delle comunità di pescatori
Sebbene non azionino direttamente il robot per motivi di costo, i pescatori svolgono un ruolo fondamentale nell'efficacia del sistema.
Nella pratica quotidiana, le imbarcazioni necessitano solo di semplici sistemi di localizzazione e di reti dotate di marcatori acustici. Tramite un'applicazione mobile, i professionisti riescono a recuperare la maggior parte delle attrezzature smarrite.
Attualmente, circa duecento pescatori del nord del Portogallo stanno verificando la robustezza di questi prototipi in condizioni reali. Oltre ai test tecnici, partecipano a corsi di formazione sulle buone pratiche ambientali e a campagne di pulizia. Il progetto NetTag+ va oltre nella sensibilizzazione, distribuendo guide di comportamento in mare e posacenere portatili.
Fonte della notizia
Projeto NetTag - Tagging fishing gears and enhancing on board best-practices to promote waste free fisheries. Centro Interdisciplinar de Investigação Marinha e Ambiental (CIIMAR)
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