Sicilia, la pioggia torna ma la siccità non è finita: cosa è cambiato davvero rispetto agli ultimi anni
Le piogge in aumento e gli invasi in recupero hanno migliorano la situazione idrica in Sicilia nel primo trimestre del 2026, ma il confronto con il 2023-2025 mostra una crisi ancora strutturale, aggravata da caldo e distribuzione irregolare delle precipitazioni.

La Sicilia ha iniziato il nuovo anno con segnali incoraggianti sul fronte meteorologico. Le precipitazioni sono tornate con maggiore abbondanza e continuità permettendo agli invasi un recupero significativo, dopo numerosi anni caratterizzati da una delle peggiori crisi idriche della storia più recente.
Tuttavia, non possiamo affermare che il problema siccità in Sicilia sia ormai superato. Sulla base delle analisi elaborate dal SIAS, il Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano, e dall’ Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), il deficit idrico accumulato negli ultimi anni rimane ancora rilevante.
Piogge sopra la media nel 2026
Le piogge in Sicilia nel primo trimestre del 2026 sono state abbondanti e relativamente distribuite nel tempo. Ad esempio, nel mese di Marzo ha piovuto quasi tutti giorni, modalità che ha migliorato l’assorbimento nei suoli e la ricarica delle riserve. Ciò non significa che siano stati assenti eventi estremi di precipitazione, che rimangono la modalità più frequente.
Secondo i dati SIAS, nel primo trimestre del 2026 sono stati registrati circa 400 millimetri di precipitazioni medie regionali, un valore tra i più elevati degli ultimi decenni. Questo ha avuto di riflesso effetti positivi sugli invasi. Se nel primo trimestre del 2025 il volume totale degli invasi arrivava a 341 milioni di metri cubi, nello stesso periodo del 2026 ha superato 536 milioni di metri cubi. Le analisi idrologiche dell’ISPRA segnalano un temporaneo miglioramento nelle condizioni di siccità nel Sud Italia.
Il 2024: l’anno della crisi estrema
Per contestualizzare meglio l’attuale miglioramento della situazione idrica, è necessario ricordare che il 2024 e ancor prima il 2023 sono stati gli anni simbolo della crisi idrica in Sicilia.
Il 2024 è stato caratterizzato da precipitazioni eccezionalmente scarse, con il mese di Ottobre il più secco dal 1921, secondo le analisi del SIAS. Ad aggravare il quadro idrico sono state le temperature elevate che, come sottolineato anche da studi di attribuzione climatica (World Weather Attribution), hanno intensificato l’evapotraspirazione.

Secondo Copernicus, la Sicilia nel 2024 ha vissuto una delle peggiori siccità degli ultimi decenni, facendo registrare condizioni di siccità idrologica estrema, con effetti su falde, fiumi e invasi.
Nel 2025 si è registrato un parziale recupero, con precipitazioni circa il 3-4% inferiori alla media climatica del 1991-2020, ma senza un ritorno alla normalità.
Ciò che si è registrato è la significativa disomogeneità geografica delle precipitazioni con accumuli elevati nel nord-est siciliano, mentre zone del centro e del sud dell’isola sono rimaste in condizioni di deficit. Le mappe dell’ISPRA sulla siccità idrologica confermano come questa modalità delle precipitazioni abbia impedito un recupero omogeneo.
Una crisi ancora strutturale
Guardando a come è iniziato il 2026 si potrebbe, anzi si vorrebbe tirare un sospiro di sollievo e si vorrebbe fortemente credere che sia il segnale di una possibile svolta.
Ma non finisce qui. Quanto registrato nel primo trimestre del 2026 può essere considerato come un’inflessione casuale nell’andamento della progressiva desertificazione dell’isola.
Infatti, da un punto di vista dell’analisi dati, l’andamento a lungo termine che mostra un progressivo aumento della temperatura dell’aria, una progressiva diminuzione delle precipitazioni, un progressivo impoverimento dell’umidità del suolo, è un andamento statisticamente molto robusto e non modificato da quanto successo in questo primo trimestre.

Come evidenziato da Copernicus e ISPRA, il cambiamento climatico sta modificando il regime delle precipitazioni. Gli eventi piovosi tendono a essere più intensi e concentrati, il che favorisce il ruscellamento (cioè l’acqua piovana rapidamente fluisce impedendo di essere assorbita dal terreno) e riducendo la ricarica delle falde.
Le sempre più frequenti temperature elevate anche nei mesi invernali aumentano l'evapotraspirazione riducendo l’efficacia delle piogge. Il sistema idrico siciliano rimane particolarmente vulnerabile, anche in presenza di annate apparentemente favorevoli come questa del 2026.
La speranza per i prossimi mesi è di consolidare il recupero idrico, ma la vera sfida rimane la capacità di adattarsi a un clima sempre più variabile e ostile.
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