Un'anomalia climatica: il ghiacciaio che sfida il riscaldamento globale
I ghiacciai continuano a sciogliersi inesorabilmente e l’emergenza climatica diventa sempre più pressante ma dall’Asia arrivano notizie interessanti e, forse, una speranza in più

È ormai tristemente nota la sorte dei ghiacciai che continuano a ridursi ovunque nel mondo. Secondo le osservazioni satellitari e le misurazioni, con l’esclusione di quelli di Groenlandia e Antartide, i ghiacciai hanno perso in totale tra le 257 e 289 gigatonnellate di massa all’anno, tra il 2000 e il 2023.
I dati più recenti segnalano il 2023 e il 2024 come due degli anni in cui si è registrato il tasso più alto nella storia di perdita di massa glaciale.
In concreto questi numeri hanno un impatto in molti ambiti come la disponibilità di acqua dolce per più di un miliardo di persone, la produzione di energia idroelettrica e il rischio di inondazioni.
Nella migliore delle ipotesi, se anche si riuscisse a limitare il riscaldamento globale a +1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, la riduzione dei ghiacciai subirebbe un rallentamento ma non si arresterebbe del tutto. Le previsioni per il futuro non sono quindi particolarmente rosee, però c’è un ghiacciaio che non solo resiste, ma riesce anche a crescere e potrebbe forse fornire qualche nuova soluzione.
Tra le montagne dell'Asia, due ghiacciai unici
In Asia si trova una regione che costituisce un caso quasi unico al mondo. È il Pamir, il "tetto del mondo", incluso per la maggior parte nel territorio del Tagikistan e in minima parte in quello dell’Afghanistan.
Il primo, con i suoi settantasette chilometri di lunghezza è il più lungo al mondo al di fuori delle regioni polari. È il ghiacciaio Vanch-Yakh, sicuramente singolare per le dimensioni, che ne fanno una sentinella molto utile per monitorare i cambiamenti climatici della regione.
Nel Pamir si trova anche un secondo ghiacciaio, più piccolo ma ancora più notevole, è il Kon-Chukurbashi, situato a quasi seimila metri sul livello del mare. Più facilmente accessibile rispetto al primo, nonostante l'altitudine, questo ghiacciaio ha attirato l'attenzione degli studiosi anche e soprattutto perché sembra rifiutare di sciogliersi e, anzi, continua a crescere.
L’anomalia del Pamir-Karakoram
La crescita e il mancato scioglimento del ghiacciaio nell’area del Pamir e dei vicini monti del Karakoram sono a tutti gli effetti un’anomalia scientifica. Non è ancora chiaro come mai quest’area del pianeta sembri soffrire di meno il riscaldamento globale, ma sicuramente aiuta l’abbondanza delle precipitazioni nevose che bilanciano almeno in parte l’aumento delle temperature.
Anche la natura del suolo del Pamir fa la sua parte. In alcune zone la roccia su cui poggiano i ghiacciai blocca il drenaggio delle acque di scioglimento, favorendo una maggiore umidità e creando uno strato isolante naturale.
Non ultimo, l’orientamento delle montagne contribuisce all’esistenza di un microclima favorevole alla sopravvivenza del ghiacciaio stesso, ma c’è ancora molto da scoprire.
Una missione internazionale per studiare i ghiacci eterni
Una spedizione scientifica ha iniziato l’estrazione dei campioni di ghiaccio sul Kon-Chukurbashi nel 2025 ed è ancora al lavoro. A coordinare la missione internazionale c’è la Ice Memory Foundation, la fondazione che si occupa di conservare campioni di ghiaccio in Antartide per salvarli dallo scioglimento.
La spedizione coinvolge il Tagikistan, la Svizzera, la Russia e il Giappone e verte principalmente sulla raccolta e lo studio di campioni.
Le carote di ghiaccio vengono estratte fino alla profondità di cento metri, poi portate in spalla fino a raggiungere i camion frigoriferi, talvolta anche su terreni piuttosto impervi.
Nel ghiaccio, la memoria del mondo
I campioni prelevati durante la spedizione sul Pamir sono particolarmente preziosi perché contengono quasi trentamila anni di storia climatica tra sedimenti, polveri, tracce di elementi chimici.

Al loro interno potrebbero essere custoditi diversi segreti, oltre quelli relativi alla resilienza del ghiacciaio da cui provengono e magari alcuni di essi potrebbero aiutare a contrastare lo scioglimento di altri ghiacciai, altrove nel mondo.
Di certo nemmeno il Kon-Chukurbashi è completamente immune al riscaldamento globale, ma potrebbe chiarire ad esempio le dinamiche di accumulo e fusione del ghiaccio e le relative conseguenze sul suo territorio, tra cui il rapporto tra cambiamento climatico, risorse idriche e geologia.