Una strategia alimentare per salvare le api: la scoperta che può preservare gli ecosistemi a rischio
Le api impollinatrici sono preziose per la sopravvivenza stessa del pianeta, ma a causa di inquinamento e cambiamenti climatici molte specie rischiano di estinguersi. La soluzione potrebbe essere in un nuovo alimento potenziato

Il declino globale degli insetti impollinatori, fondamentali per la sopravvivenza dell'ambiente e quindi anche umana, è già da anni un problema allarmante.
Farfalle, coleotteri, ditteri, ma soprattutto le api, sono continuamente a rischio per diversi motivi. Cambiamenti climatici, agricoltura intensiva, pesticidi e perdita di habitat sono tra le cause principali per cui questi animali continuano a diminuire.
Una buona notizia arriva da un team guidato dall’Università di Oxford, giunto ad un importante punto di svolta nella realizzazione di un alimento artificiale che potrebbe migliorare in modo significativo la salute delle api.
La vulnerabilità delle api
In Europa circa una specie su dieci di api è a rischio di estinzione e non va meglio agli altri insetti impollinatori. Circa un terzo di essi è minacciato, mentre nel mondo la percentuale va oltre il 40%.
Le api sono tra gli insetti più esposti perché sensibili ai pesticidi e perché negli allevamenti, hanno poca variabilità genetica e quindi sono più esposte alle malattie.
La loro vita, inoltre, dipende dal polline ma la fioritura prematura delle piante e gli eventi climatici estremi ne riducono drasticamente la disponibilità.
La riduzione della varietà dei fiori, causata dalle monocolture intensive, unita all’urbanizzazione di molte aree geografiche negli ultimi anni, di fatto sta affamando questi fondamentali insetti.
Per questo motivo le ricerche recenti si basano proprio sul nutrimento delle api, per fare in modo che abbiano a disposizione quantità sufficienti di cibo.
L'importanza del polline
Il polline non è importante solo per la sopravvivenza delle piante, è anche la principale fonte di sostentamento delle api. Da esso non solo le api traggono energie, ma assumono steroli, dei lipidi indispensabili per lo sviluppo delle larve e per la crescita dei giovani insetti.

Negli allevamenti, quando in natura non c'è abbastanza polline, si sopperisce con dei nutrienti artificiali. Quelli già esistenti però non riescono a fare fronte alla mancanza di steroli nella dieta degli insetti, la conseguenza quindi è che le api non riescono a riprodursi in gran numero e nemmeno a sopravvivere.
Adesso, grazie a tecniche di biotecnologia avanzata sembra che sia possibile finalmente realizzare un alimento alternativo e più completo per garantire alle api una corretta alimentazione.
Un’alimentazione artificiale per replicare il polline
La tecnologia impiegata si basa sull’editing genetico CRISPR-Cas9, una tecnica che consente di copiare e incollare il codice genetico all’interno di una cellula. Questa strategia è presa in prestito dal mondo dei batteri, e consente la modifica del DNA di piante e animali.
Nel caso specifico è stata applicata al lievito Yarrowia lipolytica per fare in modo che produca gli steroli che si trovano nel polline.
Il lievito modificato geneticamente viene poi ridotto in polvere e aggiunto al cibo delle api all’interno di serre dove non hanno accesso ad altro tipo di alimentazione.
In più il profilo nutrizionale delle larve corrisponde a quello delle api che si nutrono nell’ambiente. Questo vuol dire che il lievito modificato riesce a copiare quasi esattamente il polline che si trova in natura.
Una soluzione anche per le api selvatiche
Ci vorrà ancora qualche anno prima che la sperimentazione possa dirsi conclusa e che il super alimento possa arrivare sul mercato ma quando succederà non saranno solo le api d’allevamento a trarne beneficio.
Anche se non è possibile somministrare il lievito alle api selvatiche, è prevedibile che quelle allevate possano impollinare le piante selvatiche attorno alle loro colonie, aumentando la disponibilità di polline in natura.
In questo modo le api d'allevamento possono anche contribuire alla prosperità di habitat naturali appositamente progettati per essere più ricchi di fiori il cui polline contiene steroli.
Non è secondario, infine, che la stessa tecnologia potrebbe essere adattata per supportare lo sviluppo anche di altri insetti impollinatori.
Fonte:
Scientists uncovered the nutrients bees were missing — Colonies surged 15-fold Science News (2026)
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