Venti fino a 210 km/h sulle Alpi italiane, esondazioni e acqua alta eccezionale a Venezia: la tempesta Vaia, 8 anni fa

Alla fine di ottobre del 2018 si verificò un evento che ha lasciato il segno: la tempesta Vaia generò venti potentissimi sull'Italia, e sulle Alpi vennero rasi al suolo milioni di alberi. Ci furono anche piogge record, esondazioni, un'acqua alta eccezionale a Venezia e danni fino a Roma e in Campania. Si contarono 16 vittime.

Enormi superfici di bosco sulle Alpi italiane vennero devastate da venti fino a 200 km/h. Furono alcuni degli effetti della tempesta Vaia, che causò anche esondazioni e almeno 16 vittime in Italia.
Enormi superfici di bosco sulle Alpi italiane vennero devastate da venti fino a 200 km/h. Furono alcuni degli effetti della tempesta Vaia, che causò anche esondazioni e almeno 16 vittime in Italia.

Si compiono 8 anni dall'arrivo in Italia della tempesta "Vaia", il violento ciclone extra-tropicale che colpì il Nord-Est Italia tra il 27 e il 30 ottobre 2018 causando pesanti danni. Se gli effetti più gravi si registrarono nel nord-est, fenomeni meteo estremi associati al vento si registrarono anche in altre aree, compreso il Centro.

Uno dei fenomeni meteo più devastanti causato dal passaggio della tempesta furono le raffiche di vento potentissime, con intensità medie orarie fino a 120 km/h e raffiche superiori a 200 km/h.

Tra gli effetti più ricordati c'è la devastazione di enormi estensione di boschi in 494 comuni di Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. Si calcola che 42.500 ettari di bosco vennero danneggiati e 8,6 milioni di metri cubi furono abbattuti dal vento fortissimo.

Si tratta del singolo più grande fenomeno di danneggiamento del patrimonio forestale mai registrato in Italia.

L'altro elemento meteo che viene ricordato sono le piogge molto abbondanti cadute sulle regioni del Nord Italia. Il vento fortissimo generò anche una marea storica a Venezia, e ci fu una delle acque alte più eccezionali degli ultimi decenni, seconda solo a quella del 1966.

In tutta Italia si registrarono almeno 16 vittime.

Cosa accadde tra il 27 ed il 29 ottobre del 2018

Come scrisse in quel finale di ottobre 2018 qui sui Meteored il meteorologo Luca Lombroso, il ciclone mediterraneo "Vaia" transitò nella serata del 29 ottobre sulle Alpi occidentali con un minimo di 980 hPa, uno dei più profondi di sempre. "In quel momento, c’erano oltre 20 hPa di differenza di pressione fra le Alpi occidentali e quelle orientali - spiega Lombroso - un fattore che rese molto forte il vento di scirocco sull’Adriatico, generando una storica acqua alta a Venezia, città dove ancora non era attivo il MOSE. Ci fu anche un potente vento di libeccio sulle coste liguri e tirreniche e da sudovest in quota.

La devastazione causata da venti fortissimi sulle foreste delle Alpi nord-orientali.
La devastazione causata da venti fortissimi sulle foreste delle Alpi nord-orientali.

"Lunedì 29 ottobre - spiegò anche il meteorologo Marco Virgilio sempre qui su Meteored - il profondissimo minimo del ciclone Vaia, circa 978 hPa, si trovava a cavallo tra il sudovest francese ed il nordovest italiano, caratterizzato da un micidiale gradiente termico alla superficie isobarica di 850 hPa che vedeva l’isoterma zero gradi a ridosso delle Alpi Marittime e valori compresi tra 10 e 15 gradi tra il sud Italia ed il nordest".

"Tra il 27 ed il 28 ottobre - ricorda ancora Marco Virgilio - intense correnti meridionali miti e cariche di umidità determinarono ingenti piogge su tutti i versanti esposti, dalle Prealpi Piemontesi alla Carnia e in molte zone appenniniche con le prime inevitabili esondazioni e diversi allagamenti". "Lo Scirocco rinforzò brutalmente fino a raggiungere la velocità di 204 km/h sul monte Gomito nell’appennino Tosco-Emiliano e i 200 circa presso il Monte Rest nelle Prealpi Carniche"

Lunedì 29 ottobre si registrarono violente grandinate sulla Sardegna. Lo Scirocco rinforzò brutalmente fino a raggiungere la velocità di 204 km/h sul monte Gomito nell’appennino Tosco-Emiliano e i 200 circa presso il Monte Rest nelle Prealpi Carniche. Ma il vento fortissimo colpì anche a distanza: a Roma, scirocco potentissimo abbatté decine di alberi.

Come spiegavamo, l'aspetto più ricordato di questa tempesta che ha colpito l'Italia 8 anni fa è stata la distruzione di enormi estensione di bosco sulle Alpi a causa del vento.

La strage di alberi

Le immagini che arrivarono dalle valli dolomitiche, dall’agordino (Belluno, Veneto) e dalle Alpi e Prealpi Carniche, restano ancora oggi scolpite nella memoria di molti italiani: vaste aree boschive completamente abbattute dalla furia degli elementi, come accade dopo una eruzione vulcanica o l'esplosione di una bomba nucleare.

Uno degli effetti più impressionanti del passaggio di quel ciclone è stata la distruzione totale di enormi estensione di boschi sulle Alpi italiane. Dalle immagini arrivate in quei giorni si vedevano centinaia di migliaia di alberi rasi al suolo, come dopo il passaggio di una onda d'urto di una bomba o di una eruzione vulcanica.

"Il fortissimo vento sinottico ed effetti di caduta e turbolenze locali nelle valli in molti casi sconvolsero il territorio - ricorda Marco Virgilio. Moltissimo si è fatto per ripristinare i territori colpiti ma lo sfregio è ancora visibile in tanti versanti inaccessibili e tale rimarrà per decenni", aggiunge il meteorologo e divulgatore scientifico friulano.

Il motivo di una distruzione così grande fu legato ai venti discendenti dai pendii, noti in meteorologia come “downslope wind”. Questi venti risultano molto dannosi per l'effetto di compressione discendente, e prendono a strisciare a causa della forma delle montagne, informava Lombroso.

"Nel dettaglio - spiega Lombroso - si è trattato di un fortissimo vento lineare di gradiente di tipo sinottico, senza fenomeni vorticosi. Ciò nonostante le raffiche hanno superato forza 12 - uragano della scala Beaufort, anche se il ciclone transitato era di tipo extra-tropicale".

Il vento non fu l'unico aspetto di quella tempesta

Come spiegavamo, oltre al vento si registrarono anche intense precipitazioni, che nelle zone alpine e prealpine dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia furono di centinaia di mm. Sulle Prealpi Carniche si raggiunsero addirittura 815 mm a Malga Campiuz.