30 dicembre 2002, lo tsunami investe l'Isola di Stromboli

Il 30 dicembre del 2002 la costa dell'Isola di Stromboli veniva investita da un'onda di maremoto, causata da una frana legata all'eruzione del vulcano.

Lorenzo Pasqualini Lorenzo Pasqualini 30 Dic 2018 - 00:00 UTC

Il 30 dicembre 2002, la fascia costiera dell'Isola di Stromboli veniva investita da una serie di onde di maremoto, la cui altezza massima fu di 10 metri. Lo tsunami venne causato da una serie di frane che avvennero lungo uno dei fianchi del vulcano e che seguirono un episodio eruttivo particolarmente violento, iniziato il 28 dicembre. Ci furono almeno due frane distruttive, una delle quali sottomarina, lungo il ripido versante della Sciara del Fuoco, fianco nord-occidentale del vulcano di Stromboli. Le frane, il cui volume è stimato in oltre dieci milioni di metri cubi, generarono un'onda di tsunami che investì la costa dell'isola causando diversi danni e distruggendo alcune abitazioni.

L'evento venne studiato fin da subito da ricercatori delle Università di Roma "La Sapienza", dell'Università di Bologna, dell'INGV-Sezione di Catania e dell'Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del CNR. Si tornò a parlare del rischio tsunami sulle coste del Mediterraneo, che non è legato solo alla possibilità di forti terremoti (difficile che si verifichino eventi così violenti come quelli al largo di Indonesia o Giappone), ma anche a frane sottomarine. Queste frane sottomarine, che hanno un forte potenziale tsunamigenico (cioè, possono causare onde di maremoto), possono essere causate dall'attività vulcanica di vulcani sottomarini (come il Marsili, situato sui fondali del mar Tirreno), o dall'attività esterna, come nel caso dello Stromboli.

Da allora a Stromboli è presente un sistema di allertamento in caso di nuovi eventi.

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