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Giornata mondiale della consapevolezza sugli tsunami, anche il Mediterraneo esposto

Si celebra il 5 novembre la Giornata mondiale della consapevolezza sugli tsunami. Anche nel mar Mediterraneo esiste la possibilità di un maremoto e si sta lavorando per migliorare i sistemi di allerta.

Lorenzo Pasqualini Lorenzo Pasqualini 05 Nov 2018 - 12:13 UTC
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Il 5 novembre è la giornata mondiale della consapevolezza sugli tsunami.

Ogni 5 novembre si tiene la Giornata mondiale della consapevolezza sugli tsunami (World Tsunami Awareness Day: WTAD), organizzata dall’United Nations Office for Disaster Risk Reduction (UNISDR). La data non è casuale: il 5 novembre del 1854 il Giappone fu colpito da un terremoto potentissimo, seguito poco dopo da un maremoto. In molti si salvarono grazie all'allerta lanciata da Goryo Hamaguchi, un abitante del villaggio di Hiro-Mura, nella prefettura di Wakayama. Goryo ricordava infatti un vecchio detto locale che diceva: "dopo un lungo terremoto, arriva lo tsunami" ed avvisò le persone che, ignare del pericolo, restavano sulla spiaggia. Diede fuoco ai covoni di riso ammucchiati nei suoi terreni e mise in guardia tante persone del pericolo, salvandole. Proprio per celebrare Goryo e la sua particolare allerta tsunami (certo a quel tempo non c'erano né le televisioni, né le radio, né Internet), è stata istituita questa giornata dedicata alla consapevolezza del rischio.

Tsunami è una parola giapponese e significa letteralmente onda di porto. In italiano è sempre stato indicato come maremoto, anche se negli ultimi anni viene usato sempre più nel linguaggio mediatico il termine tsunami.

Un potenziale distruttivo enorme

I maremoti sono eventi rari, ma hanno un potenziale distruttivo enorme. Basti pensare che negli ultimi cento anni sono morte circa 260.000 persone a causa di 59 differenti tsunami. Sono anche molto insidiosi perché possono arrivare sulla costa a seguito di eventi sismici molto lontani, non avvertiti dalla popolazione: è quanto accadde alle Hawaii nel 1946. L'arcipelago venne investito da uno tsunami causato da un forte terremoto avvenuto in Alaska, a migliaia e migliaia di chilometri di distanza.

A distanza di tanti anni dall'allerta tsunami di Goryo Hamaguchi, molti paesi esposti al rischio maremoto si sono dotati di sistemi di allerta molto efficaci, che avvisano la popolazione del rischio imminente. Come sempre però, anche in questo campo pesano le differenze economiche dei paesi del mondo: nel 2004 fu subito evidente l'impreparazione dei paesi affacciati sull’Oceano Indiano in seguito al grande maremoto del 26 dicembre, che causò centinaia di migliaia di vittime. Anche lo tsunami in Indonesia del 28 settembre 2018 ha mostrato l'impreparazione del paese, ed anche la scarsa consapevolezza del rischio fra le persone: in molti infatti indugiavano sulle spiagge quando già il mare si era ritirato.

Maremoti nel mar Mediterraneo

Recentemente, il terremoto di magnitudo 6.8 che ha colpito l’isola di Zante, in Grecia, ha nuovamente messo in evidenza la presenza di un rischio tsunami nel Mar Mediterraneo. Nella notte fra il 25 ed il 26 ottobre 2018, il Centro Allerta Tsunami dell’INGV ha diramato un’allerta tsunami per le coste del sud Italia.

La variazione del livello marino è stata di pochi centimetri, ed il maremoto è stato quindi molto più piccolo rispetto a quelli che colpiscono spesso il Pacifico, ma da tempo sappiamo - grazie alle numerose testimonianze scritte che vengono dal passato e messe insieme dai geologi storici – che il Mediterraneo è una zona soggetta a terremoti tsunamigenici. Per questo motivo nel 2017 è stato istituito in Italia il Sistema d’Allertamento nazionale per i Maremoti di origine sismica (SiAM), coordinato dal Dipartimento della Protezione Civile nazionale, con Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). Esattamente un anno fa si è tenuta in Italia una importante esercitazione per mettere a punto sistemi di allerta e di soccorso.

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