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Come si misura il vento?

Il vento è uno dei fenomeni meteorologici più affascinanti e in certi casi temibili. Ha ispirato da sempre i poeti, ed ha consentito agli esseri umani di esplorare il mondo con la navigazione. Oggi ci consente di generare energia elettrica. Ma come si misura, quali sono i parametri da considerare? 

Lorenzo Pasqualini Lorenzo Pasqualini 20 Feb 2018 - 09:37 UTC
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Il vento è un movimento di masse d'aria che avviene orizzontalmente: come si misura?

I due parametri essenziali per descrivere le caratteristiche del vento sono la direzione e l’intensità, che corrisponde alla velocità. Con questi due parametri si possono descrivere le principali caratteristiche del vento in un dato momento ed in un determinato luogo geografico. 

La direzione viene indicata con il simbolo del punto cardinale da cui il vento proviene. Ad esempio, N se il vento proviene dal quadrante nord, SE se proviene dal sud-est, NE se la direzione di provenienza è il nord-est, eccetera. 

L'intensità, o velocità del vento, è indicata invece in metri al secondo, in chilometri orari o nodi. Il nodo equivale ad un miglio nautico per ora, ed è usato soprattutto in meteorologia e per la navigazione nautica ed aerea.

L'anemometro è lo strumento per misurare la velocità del vento

La misura del vento avviene con strumenti chiamati anemometri. Il nome di questi strumenti viene dal greco “anemos”, che significa vento. Così come il pluviometro ci permette di misurare i millimetri di pioggia ed il termometro ci permette di misurare la temperatura dell’aria, l’anemometro ci permette di ottenere misure su questo fenomeno meteorologico. 

Gli anemometri possono essere di diversi tipi. Il più diffuso attualmente nelle stazioni meteorologiche è composto da un mulinello a coppe, che ruota tanto più rapidamente quanto più il vento è intenso. La velocità di rotazione delle coppe, intorno ad un asse verticale, viene poi tradotta in velocità del vento. Gli anemometri di questo tipo sono spesso associati ad anemoscopi a banderuola, che permettono di definire la direzione del vento fornendoci quindi la componente geografica. La banderuola si orienta infatti secondo la direzione del vento.

Una volta ottenuti i dati relativi al vento, si usano delle scale per inquadrarne la velocità, e dei nomi (in genere locali) per definirne la direzione. 

La scala Beaufort

La scala del vento più utilizzata è quella di Beaufort: si tratta di una scala empirica che va da 0 (vento assente) a 12 (uragano). Il grado 12 della scala corrisponde ad una velocità del vento maggiore di 117 km/h. Già a partire dal grado 8 della scala di Beaufort, il vento inizia a creare problemi alle attività umane ed alle infrastrutture.

I nomi dei venti ricalcano invece la provenienza geografica e sono utilizzati fin dall'antichità. Si parla ad esempio di Tramontana se il vento ha una direzione N, di Grecale se la direzione è NE, Libeccio se il vento viene dai quadranti sud-occidentali, Scirocco per il vento proveniente da SE, e così via. 

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