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Una guerra nucleare “detonerebbe” il clima della Terra

Dagli anni ottanta sono stati portati avanti numerosi studi per determinare la portata climatica di un’ipotetica guerra nucleare. Le bombe atomiche sono uno dei peggiori lasciti dell’umanità. 

Natalia Cristiano Natalia Cristiano 07 Set 2017 - 09:11
                                                         Bomba nucleare
La detonazione di 100 bombe nucleari como quelle di Hiroshima abbasserebbero di 3ºC la temperatura de la Terra.

Il timore dello scoppio di una guerra nucleare esiste da quando si fabbricò la prima bomba atomica, poco prima del 1945. Quell’anno le detonazioni su Hiroshima e Nagasaki cambiarono per sempre le guerre. Questa punizione dantesca, inflitta dagli Stati Uniti, ha condizionato i successivi scontri, creando un viavai di tensioni che negli ultimi tempi sta raggungendo un nuovo punto culminante. Le prove di Pyongyang stanno minacciando seriamente la sicurezza delle prime spade come Giappone o EEUU. Come cambiarebbe il pianeta uno scontro bellico con armi di distruzione massiva? 

Gli Stati Uniti e L’Unione Sovietica nella guerra fredda si immersero in una gara di armamenti che, oltre a suscitare molti timori, portò a numerosi studi sui possibili effetti di un nuovo grande scontro nucleare. Alcuni scienziati, come il riconosciuto Carl Sagan, si concentrarono sulle conseguenze medioambientali e climatiche. 

Secondo gli studi degli anni 80, un ipotetico scambio di esplosioni nucleari tra EEUU e Russia provocherebbe ingenti masse di polvere che salirebbero verso la stratosfera, bloccando la luce solare fino al punto di produrre un inverno nucleare. In questo scenario, le temperature della Terra scenderebbero di 20º per vari mesi e il 70% della cappa di ozono stratosferica sarebbe distrutta, permettendo alla luce ultravioletta (UV)  di raggiungere la superficie senza ostacoli. 

Il panorama sarebbe devastante: morirebbe una parte della vita marina rompendo così la catena alimentare di persone e animali. Inoltre, il freddo e la polvere creerebbero grandi perdite nelle coltivazioni peggiorando la carestia e le morti dovute alla malnutrizione. 

Nel 2008 Brian Toon, dell’Università di Colorado, Alan Robock, ie Rutgers, e Rich Tuclo come rappresentante della UCLA, non solo appoggiarono la mozione degli studi nominati, la considerarono anche “sottovalutata”. Questi scienziati utilizzarono il modello climatico basato sulle eruzioni vulcaniche  più importanti del passato.  

La pubblicazione statunitense  parla di effetti simili a quelli provocati dalla maggior eruzione della storia più recente: quella del vulcano Tambora nel 1815. L’esplosione scatenò “L’anno senza estate” del 1816 nell’ Emisfero Nord, che provocó gelate estive nella Nuova Inghilterra e un duro inverno in Europa. Le perdite nell’agricultura furono terribilli, accentuando la fame e la povertà nonostante il raffreddamento durò solo un anno all’incirca. Secondo questi ricercatori, l’abbassamento delle temperature provocato da una guerra nucleare lascerebbe 2 o 3 anni consecutivi con questi effetti.  

                                                     Bomba nucleare
Cambiamenti nella (a) precipitazione superficiale assoluta (mm / giorno) e (b) relativa (%). Medie stazionali di 5 anni dopo la detonazione di 100 bombe come quelle di Hiroshima.

Nel 2014 quattro ricercatori, anch ‘essi nordamericani, approfondirono ancora di più la ricerca. Le conclusioni prendono in considerazione un cambiamento climatico a scala globale partendo però da un esempio di importanza notevolmente minore. Non ci sarebbe bisogno di detonare tutte le bombe atomiche del mindo per ottenere effetti catastrofici medioambientali.  Uno scontro nucleare tra India e Pakistán –con 100 bombe come quelle di Hiroshima- basterebbero per abbassare la temperatura de la Terra di 3ºC e ridurre di un 9% le precipitazioni globali. Le temperature risultanti sarebbero le più fredde degli ultimi 1000 anni. 

Inoltre,così come già annunciava lo stesso Sagan,le reazioni chimiche nell'atmosfera consumerebbero la cappa di ozono che ci protegge dalla radiazione ultravioletta.  Secondo questa ricerca,  nei 5 anni successivi alla guerra l'ozono sarebbe fino a un 25% più sottile.La diminuzione della protezione UV provocherebbe scottature e tumori della pelle, ridurrebbe la crescita delle piante e rovinerebbe lo sviluppo di coltivazioni come quelle di mais.  La fame ucciderebbe, secondo la Associazione Internazionale di Medici per la prevenzione della Guerra Nucleare, a circa 2 milioni di persone. La scienza, come tutte le discipline del mondo, portata all'estremo crea autentici mostri. 

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