Crescono le probabilità di una retrogressione gelida entro fine mese, l'Italia rischia di finire nel mirino

Iniziano ad emergere diversi segnali favorevoli al possibile ritorno del freddo entro la parte finale del mese, con una o più retrogressioni fredde che potrebbero puntare proprio l'Italia.

Nonostante l’attesa intensificazione del flusso zonale atlantico, che sta iniziando a spingere aria molto mite verso l’Europa, poco più ad est continuerà a resistere un vasto serbatoio di aria fredda, fra Russia europea, Bielorussia e Ucraina, che farà da contraltare alle impetuose correnti da Ovest.

Tale contesto sinottico, nel corso delle prossime settimane, potrebbe favorire una cosiddetta "retrogressione fredda", un movimento controcorrente di masse d'aria gelida dall'Est Europa verso il Mediterraneo, potenzialmente interessando Grecia, Balcani e, in misura minore, l'Italia.

Il calo della NAO

L'Oscillazione Nord Atlantica (NAO) è un indice climatico che misura la differenza di pressione tra l'alta pressione delle Azzorre e la bassa pressione islandese. Quando l'indice NAO è positivo, il flusso atlantico è vigoroso, portando aria mite e umida verso l'Europa occidentale e settentrionale.

Al contrario, una fase negativa indebolisce questo flusso, favorendo la formazione di blocchi anticiclonici (zone di alta pressione stabili) alle alte latitudini, che possono deviare aria fredda verso sud.

Le previsioni attuali indicano un calo marcato dell'indice NAO verso valori negativi entro la fine di gennaio 2026. Questo trend, già osservato nelle ultime settimane, potrebbe intensificarsi, raggiungendo valori intorno a -3.0, come suggerito da alcuni modelli.

Ondata di freddo.
Una parte di quel serbatoio di aria gelida presente sull'Europa orientale potrebbe muoversi in moto retrogrado verso l'area del Mediterraneo, entro la fine del mese.

Tale evoluzione potrebbe essere legata a un rafforzamento del blocco groenlandese, che agisce come una barriera, impedendo al flusso zonale di penetrare facilmente nel continente europeo.

In pratica, questo significa che l'aria fredda accumulata sull'Artico e sull'Est Europa potrebbe trovare una via di sfogo verso latitudini più basse, in un movimento retrogrado (da est verso ovest), contrastando la zonalità dominante sull’Europa centro-settentrionale.

Possibile l’aiuto dei driver tropicali

Un altro attore chiave è la Madden-Julian Oscillation (MJO), un'oscillazione atmosferica tropicale che si manifesta come un'onda di convezione (piogge intense) che si sposta lentamente intorno all'equatore, influenzando il tempo globale con un ciclo di 30-60 giorni.

La Mjo può trasferire impulsi di calore dalle regioni tropicali verso le latitudini temperate, alterando la circolazione stratosferica e favorendo la formazione di blocchi anticiclonici.

Per gennaio 2026, i modelli dinamici prevedono lo sviluppo di una fase convettiva forte della Mjo a metà mese, con l’attraversamento del Pacifico occidentale.

Indice NAO in calo.
Le previsioni attuali indicano un calo marcato dell'indice NAO verso valori negativi entro la fine di gennaio 2026. Questo trend, già osservato nelle ultime settimane, potrebbe intensificarsi, raggiungendo valori intorno a -3.0, come suggerito da alcuni modelli.

Questo potrebbe innescare un trasferimento di flusso di calore verso le medie latitudini, contribuendo ad amplificare i blocchi anticiclonici fra Groenlandia e Scandinavia, creando le condizioni ideali per l’apertura di canali di aria fredda verso l’Europa meridionale.

Come potrebbe raggiungere il freddo l’area del Mediterraneo?

Nonostante un previsto rinforzo della zonalità l'Europa orientale ospita un vasto "serbatoio di aria fredda continentale”, accumulata grazie a incursioni artiche precedenti e alla deformazione del vortice polare verso l’Eurasia, che ha agevolato la discesa del freddo sulle pianure dell’Est Europa. Questo serbatoio, situato tra Russia, Ucraina e Paesi Baltici, potrebbe essere mobilitato in caso di blocchi persistenti.

Freddo.
Entro la fine del mese l'Italia potrebbe finire nel mirino di questa possibile retrogressione fredda verso il Mediterraneo, con un importante ondata di freddo che potrebbe spingere la neve fino a quote molto basse.

Pur con un flusso zonale dominante, perturbazioni retrograde potrebbero spingere nuclei di aria gelida verso il Mediterraneo. Questo fenomeno, noto come "retrogressione", avviene quando l'alta pressione si posiziona sull'Atlantico o sulla Scandinavia, permettendo all'aria fredda di muoversi controcorrente.

Le aree più esposte sarebbero la Grecia, i Balcani e potenzialmente l'Italia meridionale e orientale, entro la fine del mese, con possibili eventi freddi di una certa consistenza, capaci di spingere la neve a quote molto basse.

Tuttavia, va rimarcato che la zonalità in rinforzo potrebbe mitigare questi effetti, mantenendo un pattern dinamico con fasi alterne tra freddo e mitezza. L’interazione tra aria artica e l'umidità mediterranea potrebbe generare diversi cicloni extratropicali, con piogge abbondanti e nevicate abbondanti.