Dischi volanti atmosferici: anatomia delle nubi lenticolari
Spesso scambiate per oggetti volanti non identificati a causa della loro perfetta geometria a disco, le nubi lenticolari rappresentano uno dei fenomeni atmosferici più affascinanti del pianeta. Queste sculture di vapore, che appaiono immobili nel cielo nonostante il vento soffi impetuoso, sono il risultato di una precisa alchimia tra orografia e fluidodinamica.

Scientificamente classificate come Altocumulus lenticularis (ma presenti anche come Cirrocumuli o Stratocumuli), queste nubi si distinguono per la loro forma a lente biconvessa, a mandorla o a "pila di piatti". A differenza delle nubi convettive (come i cumuli) che evolvono rapidamente, le lenticolari appaiono sorprendentemente lisce e con bordi netti.
La loro composizione varia in base alla quota e alla temperatura: possono essere costituite da goccioline d'acqua super-raffreddata (sopraffuse) o, alle quote più alte, da minuscoli cristalli di ghiaccio. È proprio l'uniformità di queste particelle a conferire alla nube quell'aspetto levigato e quasi solido che inganna l'occhio umano.
La genesi fisica: l'onda orografica stazionaria
La formazione di una nube lenticolare richiede tre ingredienti fondamentali: flusso d'aria forte e stabile, una barriera orografica (una montagna) e un preciso livello di umidità. Quando una massa d'aria stabile incontra una catena montuosa, viene forzata a salire per superarla e poi ridiscende sul lato opposto. Questo movimento genera una serie di oscillazioni chiamate onde orografiche (o Lee Waves).

Il dettaglio tecnico cruciale è che la nube si forma solo sulla "cresta" dell'onda invisibile, dove l'aria si espande e si raffredda fino al punto di rugiada, condensando il vapore. Quando l'aria scende nel "cavo" dell'onda, si riscalda e la nube evapora istantaneamente. Di conseguenza, la nube appare immobile, ma in realtà è attraversata da un flusso d'aria continuo: si rigenera costantemente sopravvento e si dissolve sottovento.
Stagionalità e localizzazione: dove e quando osservarle
Le nubi lenticolari non sono fenomeni casuali. Si manifestano prevalentemente in inverno e in primavera, stagioni in cui i venti in quota (come il Jet Stream) sono più intensi e l'atmosfera presenta la giusta stratificazione stabile.
Le zone migliori per l'osservazione sono le aree sottovento alle grandi catene montuose: in Italia sono frequenti in Piemonte e Lombardia (sottovento alle Alpi con venti da Nord/Nord-Ovest) o sul versante adriatico quando soffia il Libeccio forte sugli Appennini. Nel mondo, le Ande e le Montagne Rocciose sono famose fabbriche di questi "dischi volanti".
L'Iridescenza: quando la luce dipinge il cielo
Uno degli aspetti più spettacolari è la frequente associazione con l'iridescenza. Poiché le nubi lenticolari sono composte da goccioline d'acqua o cristalli di ghiaccio di dimensioni estremamente uniformi e si trovano spesso ai margini del disco solare, favoriscono il fenomeno della diffrazione della luce.
I raggi solari vengono deviati dalle particelle, separandosi nei colori spettrali. Il risultato sono bordi colorati con tinte pastello madreperlacee — rosa, verde elettrico e azzurro — che seguono fedelmente il contorno della nube, accentuandone l'aspetto "spaziale".
Precipitazioni e rischi: il "falso" bel tempo
Contrariamente a quanto si possa pensare vedendo una nube così densa, le lenticolari non portano precipitazioni. Anzi, sono spesso indice di tempo secco al suolo (effetto Foehn). Tuttavia, per i meteorologi e soprattutto per i piloti, sono un campanello d'allarme, infatti la loro presenza segnala forte turbolenza in quota.
Le onde orografiche che le generano possono creare violenti rotori invisibili pericolosi per il volo aereo. Dunque bellissime da guardare con i piedi per terra, ma da evitare accuratamente se si è in volo.