Dopo l’afa intensa al Sud è in arrivo un brusco cambiamento: forti temporali in arrivo con rischio nubifragi e grandine

Anche le regioni meridionali saranno duramente colpite da questa forte ondata di maltempo che causerà fenomeni di forte intensità, con rischio di nubifragi.
Dopo giorni di afa opprimente e temperature che hanno sfiorato o superato i +38°C +40°C in molte aree meridionali, con notti tropicali e umidità elevata, un cambiamento significativo è alle porte per il Sud Italia.
Tra giovedì 2 e venerdì 3 luglio 2026, l’affondo di aria più fresca in quota porrà fine alla fase di caldo estremo, innescando una fase temporalesca localmente intensa.
La saccatura e il cut-off in quota: gli ingredienti per i temporali
La dinamica è classica. L’anticiclone subtropicale, che ha dominato con masse d’aria calda di origine africana, si indebolisce progressivamente. Una saccatura di origine atlantica si approfonda sul Tirreno, favorendo l’ingresso di aria relativamente più fresca e instabile in quota.
In questo contesto si isola un piccolo cut-off low (depressione chiusa in quota), un vortice freddo staccato dal flusso principale. Questo meccanismo è particolarmente efficace perché in quota (intorno ai 5000 metri) arrivano temperature più basse, aumentando il gradiente termico verticale e quindi l’instabilità potenziale (CAPE elevato).

Al suolo persiste un cuscino di aria calda e molto umida (alti valori di umidità specifica e dew point), accumulata nei giorni precedenti, grazie anche alla forte evaporazione dei mari. Il contrasto termico tra aria fresca in quota e aria calda/umida nei bassi strati genererà convezione profonda.
Inoltre il wind shear (variazione del vento con la quota) moderato può supportare strutture organizzate, aumentando il rischio di grandine (soprattutto dove il flusso in quota è più sostenuto) e forti raffiche di vento, attraverso i downbursts.
Attenzione ai temporali di calore
Sulle aree più interne i temporali, nelle ore centrali del giorno, nasceranno prevalentemente per innesco orografico (rilievi appenninici e interni) nelle ore calde del giorno, per poi propagarsi o sconfinare verso pianure e coste grazie alla circolazione ciclonica associata.
L’energia disponibile e l’umidità elevata rendono probabili fenomeni intensi. Rovesci torrenziali (nubifragi locali con accumuli elevati in poche ore), grandinate anche di medie-grosse dimensioni e fulminazioni frequenti.
Regioni più a rischio tra giovedì 2 e venerdì 3 luglio
Secondo gli ultimi aggiornamenti dei nostri modelli di riferimento, domani, giovedì 2 luglio, i temporali colpiranno soprattutto il Molise, nord della Puglia, Campania, Basilicata, e Sardegna.
Nella giornata di venerdì 3 luglio l’instabilità si sposterà al Sud, con un fronte temporalesco pronto ad organizzarsi, sin dal mattino, sull’area del basso Tirreno. Le piogge e i temporali bagneranno le coste tirreniche di Campania, Basilicata e Calabria tirrenica, per poi scivolare fino alle coste settentrionali della Sicilia.

Su queste aree avremo il rischio pure di locali nubifragi e forti raffiche di vento, con possibilità di fenomeni vorticose sulle zone costiere, durante il passaggio dei temporali più forti.
Possibili fenomeni intensi anche su dorsale lucana, Murge e zone interne siciliane, fra Etna, Iblei e Peloritani, mentre le coste ioniche e adriatiche meridionali saranno interessate da locali sconfinamenti entro sera.
Non sottovalutare i downbursts
Questi temporali, come già detto, potranno essere molto insidiosi. Chi va per mare dovrà fare attenzione anche ai devastanti downburst, e al fenomeno dei microburst, favorito dai mari molto caldi.
Quando questa aria umida viene sollevata nel temporale, condensa liberando enorme quantità di calore latente, che rinforza gli updrafts (correnti ascensionali). Temporali più potenti significano maggiore probabilità di downdrafts intensi.

Nei downburst “umidi” (i più comuni nel Sud Italia), la pioggia che cade dal temporale evapora parzialmente negli strati sottostanti. L’evaporazione raffredda l’aria (raffreddamento evaporativo). L’aria diventa più densa e pesante, accelera violentemente verso il basso. Il mare molto caldo fornisce molta più acqua liquida (pioggia intensa), quindi c’è più “carburante” per questo raffreddamento. Più pioggia significa più evaporazione, e quindi un downdraft più forte.
Perché sono così pericolosi?
Queste potenti raffiche di vento vengono prodotte dal “gradiente termico” (una significativa differenza termica) che fa aumentare la pressione nella nube temporalesca, causando un conseguente “gradiente barico” (differenza di pressione) fra la zona temporalesca e le aree circostanti, molto più calde e con valori pressori più bassi.
In genere, in presenza di fortissimi “updrafts” l’aria trasportata dalle correnti ascensionali riesce a raggiungere la parte sommitale del cumulonembo (l’incudine), ghiacciandosi e divenendo molto più pesante e gelida rispetto le masse d’aria circostanti.
Si forma cosi una sacca d’aria molto fredda e pesante che con il supporto della forza gravitazionale tende a ridiscendere molto rapidamente verso la base del cumulonembo, impattando col suolo tramite le precipitazioni.