Mediterraneo bollente da record: il pericolo arriverà con la prima perturbazione

In alcune aree del Mediterraneo si sono oltrepassati i +30°C, con punte oltre i +31°C in Italia, e fino a +33°C a sud delle Baleari. Si tratta di valori eccezionali.
Il caldo intenso e persistente di questi mesi ha provocato un forte riscaldamento delle acque superficiali dei mari che circondano la nostra penisola. In alcuni bacini stiamo registrando alcuni dei valori termici più alti di sempre, superando i record della terribile estate del 2003.
Ma nulla a che vedere con i +33°C dalla boa di Dragonera, situata poco a ovest dell'isola di Maiorca, in Spagna, nel pomeriggio del 4 agosto. Se questo dato verrà confermato, potrebbe trattarsi del record di temperatura superficiale marina misurato da una boa nel Mediterraneo.
Come mai i mari sono così caldi?
Il promontorio anticiclonico sub-tropicale africano che da mesi ingloba il bacino centrale del Mediterraneo, oltre a rendere il soleggiamento pressoché costante e prolungato per l’intero arco di giornata, contribuisce a mantenere i mari quasi calmi o al più poco mossi a largo per via della debole o quasi del tutto assente ventilazione nei bassi strati, sotto la cupola anticiclonica.

Il mare a largo rimanendo calmo, sotto il sole cocente, immagazzina una maggiore quantità di calore. Ciò determina il considerevole aumento termico, soprattutto lungo il bacino adriatico, che essendo poco profondo è maggiormente soggetto a questi repentini mutamenti termici.
Quali saranno le conseguenze in atmosfera?
Un mare molto caldo crea un forte gradiente termico verticale tra superficie e quote più alte. Questo aumenta l’instabilità atmosferica (misurata ad esempio dal CAPE, Convective Available Potential Energy).
Maggiore umidità significa anche piogge più intense e persistenti (più acqua condensabile). Quindi ciò non fa che enfatizzare il rischio di eventi precipitativi estremi, al primo refolo di aria fresca e instabile, in quota.
Possono nascere davvero cicloni di tipo tropicale?
Nei tropici temperature marine elevate sono il “carburante” principale dei cicloni tropicali (uragani, tifoni). L’energia termica e il calore latente mantengono e intensificano il ciclone (principio del motore di Carnot atmosferico).
Anche senza arrivare a cicloni, il mare caldo aumenta il contenuto di umidità dell’aria (misurabile con il precipitable water). Ciò nella pratica facilita le alluvioni lampo, grandinate intense e trombe d’aria marine/terrestri.

In condizioni di blocco atmosferico o di aria fredda in quota, il contrasto termico fra mare e aria diventa ancora più estremo, amplificando la convezione e rendendola esplosiva, spingendola fino alla tropopausa.
Autunno a rischio eventi meteo estremi
Con l’ingresso delle prime saccature atlantiche e lo sviluppo di profonde ciclogenesi sul bacino del Mediterraneo si aprirà, in autunno, la stagione dei fenomeni meteorologici violenti. Come accade spesso in questi mesi, soprattutto fra il Mar Ligure, il Tirreno e i mari che circondano la Sardegna e la Sicilia.
Ad esempio, lo sviluppo delle ciclogenesi secondarie sul Mar Ligure o sul Mar di Corsica sovente produce una intensa ventilazione dai quadranti meridionali nei bassi strati, con formazione di “linee di confluenza” in mare che generano intensi “forcing” convettivi, con la formazione dei pericolosi “v-shaped storm”.