Piogge abbondanti in Italia ed Europa del sud mentre l'Artico resta insolitamente secco: clima europeo sottosopra
Quest'inverno la persistenza di un blocco anticiclonico polare sta rendendo l’Artico insolitamente secco e mite, mentre l’Italia affronta piogge abbondanti. Analizziamo come la debolezza del vortice polare abbia trasformato il Mediterraneo nel bersaglio principale di incessanti perturbazioni atlantiche.

L’inverno 2025-2026 si sta rivelando una stagione di contrasti estremi, capace di riscrivere le statistiche meteorologiche del continente attraverso una configurazione che i tecnici definiscono "invertita".
Il bimestre è stato dominato da una persistente anomalia barica, che ha visto i grandi anticicloni occupare stabilmente le latitudini settentrionali, tra Est-Europa, Scandinavia Nord Atlantico e Isole Britanniche, costringendo il flusso perturbato a scendere verso sud e trasformando l’Italia nel collettore principale delle piogge europee. Anche la lunga e intensa fase fredda che ha colpito buona parte del nostro continente, trova spiegazione sempre da questa anomalia.
Dicembre 2025 e gennaio 2026, un bimestre di anomalie
L'analisi dei dati mostra un percorso iniziato già a dicembre 2025, caratterizzato da una circolazione zonale (il flusso di venti da ovest verso est) fortemente disturbata.
Mentre ampie porzioni dell'Artico e del Nord Europa hanno registrato un marcato deficit pluviometrico, con deficit che in Norvegia e in Svezia hanno sfiorato il 60% rispetto alla norma, il Mediterraneo invece è diventato una vera "fucina di cicloni".
Anche in questi ultimi giorni, il transito della tempesta Christin, ha confermato questa tendenza, portando altre piogge abbondanti e persistenti su territori già saturi.
Il motore del caos: la debolezza del Vortice Polare
La spiegazione scientifica di questo "clima alla rovescia" risiede in una configurazione di AO (Arctic Oscillation) fortemente negativa. Quando questo indice assume valori negativi, la pressione al Polo aumenta, indicando che il Vortice Polare è debole e frammentato. In questo contesto, l’aria fredda e le perturbazioni sono "più libere di muoversi" su percorsi alternativi, non trovando spazio a nord a causa dei blocchi anticiclonici, sono costrette a scivolare lungo il loro bordo meridionale.

Ad alimentare ulteriormente l'intensità delle piogge è l’anomalia termica del Mar Mediterraneo, che ha mantenuto temperature superficiali di 1.5°C sopra la media, fornendo energia e umidità supplementare a ogni sistema nuvoloso in transito.
Le prospettive per febbraio: il nodo dello Stratwarming
Se il bimestre trascorso è stato segnato dalla "piovosità atlantica", il mese di febbraio 2026 potrebbe rimescolare ulteriormente le carte a causa di un evento imminente nella stratosfera. I modelli ad alta risoluzione mostrano una elevata probabilità per un Sudden Stratospheric Warming (SSW), un riscaldamento repentino che potrebbe portare le temperature nella stratosfera (a 10 hPa) sopra l'Artico a essere di oltre 50 °C superiori alla norma.
Le proiezioni per la prima metà di febbraio indicano un Vortice Polare con un alto rischio di split (una divisione del vortice in due lobi separati). Se questa dinamica dovesse accoppiarsi ad una NAO negativa (la formazione di un robusto anticiclone sulla Groenlandia), il binario delle piogge atlantiche che ha caratterizzato finora l'inverno potrebbe interrompersi per lasciare spazio a discese di aria artica o continentale.
In questo scenario, solo ipoteticamente delineato, l’Italia potrebbe passare da una fase di "maltempo mite" a una fase puramente invernale verso metà mese. Febbraio si preannuncia, dunque, come un mese la configurazione è potenzialmente favorevole al freddo e alla neve. Tuttavia la traiettoria finale delle eventuali ondate di freddo dipenderà dalla precisa posizione dei blocchi anticiclonici che andranno formandosi.