Lotta alle pandemie: una singolare strategia per evitare che i pipistrelli infettino gli uomini
Un nuovo studio sperimenta un metodo per vaccinare gli animali selvatici in massa, in modo da prevenire il salto di specie dei virus più pericolosi per l'uomo

In uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances un gruppo di ricercatori cinesi ha dimostrato che sarebbe teoricamente possibile usare le zanzare Aedes Aegypti per vaccinare i pipistrelli.
Gli esperimenti sono stati praticati in laboratorio anche su topi e criceti, e sono stati un successo.
Esistono comunque diversi limiti ad una ipotetica vaccinazione di massa degli animali selvatici, anche pratico ma anche etico.
I pipistrelli e lo spillover zoologico
In natura esistono moltissimi animali portatori di virus che potrebbero passare all’uomo come già è successo in passato. Coronavirus, Ebola e Nipah, che provoca un’infezione rara ma con un alto tasso di mortalità, sono solo alcuni degli esempi più noti.
I pipistrelli sono tra i maggiori serbatoi di virus perché ne ospitano molti in grado di passare ad altri animali e all’uomo. Vivono inoltre in colonie molto numerose e sono in grado di muoversi su grandi distanze ogni notte, il ché li rende potenzialmente ancora più pericolosi.
Il fenomeno detto spillover zoologico è la causa di molte epidemie o, in tempi più recenti, di pandemie, per questo l’idea di vaccinare gli animali selvatici che più probabilmente possono infettare l’uomo è interessante, ma non di facile attuazione.
Come funziona il vaccino
L’idea di vaccinare gli animali portatori di virus non è del tutto nuova. Ad esempio alcuni decenni fa, in Europa e Nord America, le volpi sono state nutrite con cibo contenente vaccini contro la rabbia. L’esperimento ha funzionato, portando alla quasi totale eliminazione della malattia nelle volpi.

Vaccinare i pipistrelli è un po’ più complicato e c’è bisogno di un passaggio intermedio, cioè vaccinare le zanzare. In Cina gli scienziati hanno quindi nutrito alcune zanzare con del sangue contenente i vaccini, che hanno poi raggiunto le ghiandole salivari degli insetti.
Quando le zanzare pungono altri animali possono quindi trasferire il vaccino insieme alla saliva. La stessa cosa avviene quando i pipistrelli ingeriscono le zanzare di cui alcune specie si nutrono abitualmente.
Su vasta scala, questo procedimento potrebbe consentire di immunizzare anche popolazioni animali molto vaste.
Non tutti i pipistrelli però sono insettivori. In particolare, quelli portatori del virus Nipah si nutrono di frutta o nettare. In questo caso per vaccinarli si dovrebbe arricchire l’acqua delle stazioni di abbeveraggio con della soluzione salina contenente il vaccino.
Rischi potenziali
L'idea, che sembra geniale sulla carta, non è comunque priva di rischi. Il limite più grande è che l’evoluzione del procedimento non è controllabile, a maggior ragione se applicato su un numero di animali abbastanza grande da avere un impatto significativo.
Se è vero infatti che il salto di specie dei virus non è così infrequente, e che il contatto sempre più ravvicinato tra uomo e specie selvatiche aumenta i rischi di nuove pandemie, è vero anche che vaccinare gli animali selvatici potrebbe avere una sorta di effetto boomerang.
Non è possibile ad esempio controllare quali animali le zanzare portatrici dei vaccini potrebbero pungere e cosa accadrebbe se trasmettessero il vaccino a specie diverse dai pipistrelli.
Anche i virus utilizzati nei vaccini potrebbero inoltre mutare con il tempo, con esiti imprevedibili.
Non ultimo, intaccare i grandi ecosistemi in qualunque modo oltre a presentare un problema etico, è sempre rischioso proprio perché non è possibile prevedere tutti i possibili esiti.
Fonte:
Mohana Basu - Using mosquitoes to vaccinate bats could curb the spread of deadly diseases. Nature (2026)