Queste sono le 2 regioni dove nevicherà consistentemente nei prossimi giorni

L'inverno sulle Alpi procede a due velocità, mostrando un volto generoso per i rilievi occidentali e uno estremamente avaro per il settore orientale. Mentre il Nord-Ovest si prepara a una nuova fase perturbata, le Dolomiti restano intrappolate in una siccità nivometrica che preoccupa i comprensori in vista delle Olimpiadi.

La stagione invernale in corso ha tracciato una linea netta lungo l'arco alpino, dividendo il territorio in due zone con situazione diametralmente opposta. Se da un lato le Alpi Cozie e Marittime hanno beneficiato di flussi umidi costanti che hanno garantito accumuli nevosi di tutto rispetto, il Triveneto si trova a fare i conti con un deficit che inizia a farsi pesante.

Questa discrepanza non è solo una curiosità statistica, ma una realtà tangibile per chi vive la montagna. Spostandosi verso oriente, il paesaggio cambia drasticamente, passando dai picchi imbiancati del Piemonte ai versanti brulli e polverosi del Bellunese e del Trentino orientale.

Questa anomalia sta caratterizzando il mese di gennaio, lasciando gran parte delle stazioni sciistiche del Nord-Est in una situazione di attesa forzata, con temperature spesso rigide ma con cieli avari della neve tanto attesa.

Siccità nivometrica per le sedi olimpiche

Il cuore del problema si concentra proprio laddove i riflettori del mondo sportivo si accenderanno tra poche settimane. Le aree che ospiteranno le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 soffrono una penuria di neve naturale piuttosto marcata, con quantitativi modesti anche in alta quota e quasi nulli al di sotto dei 1300-1400 metri.

La situazione più emblematica riguarda Cortina d'Ampezzo, dove il centro abitato appare quasi totalmente a secco, con tracce di bianco visibili esclusivamente sulle vette circostanti o lungo le lingue di neve artificiale preparate con fatica.

Questo scenario di magra nivometrica si estende con preoccupante regolarità tra la Val Pusteria, la Val Badia e l’area di San Martino di Castrozza, dove l'inverno sembra essersi fermato sulla soglia delle valli.

Anche zone solitamente più fortunate come il Livignasco e l’Alta Valtellina presentano accumuli che, pur essendo presenti, rimangono decisamente modesti se rapportati alle medie storiche del periodo.

Perché non nevica a Est?

Molti si chiedono come sia possibile questa assenza di precipitazioni nonostante l'Europa sia stata recentemente interessata da cicloni freddi e temperature eccezionalmente basse.

La risposta risiede nella traiettoria delle correnti, che si sono rivelate sistematicamente sfavorevoli per il Triveneto.

La frequente formazione di vortici depressionari tra la Corsica e il Mar Ligure ha innescato una dinamica che privilegia quasi esclusivamente il Nord-Ovest. In questa configurazione, i fronti nuvolosi colpiscono il Piemonte e la Valle d'Aosta per poi scivolare rapidamente verso il Centro-Sud, "saltando" letteralmente le Alpi orientali.

Dal fine settimana, un nuovo calo termico indotto da correnti orientali, pur non portando neve, abbasserà le temperature favorendo l'utilizzo massiccio dei cannoni sparaneve per le Olimpiadi Invernali

In alcuni casi, la rotazione dei venti dai quadranti nord-orientali ha favorito l’Emilia Romagna, specialmente le aree a est di Bologna, lasciando però solo briciole sui massicci dolomitici, che rimangono protetti da una sorta di ombra pluviometrica difficile da scardinare.

Previsioni weekend: il Nord-Ovest fa il pieno

Le notizie per i prossimi giorni non sembrano voler invertire questo trend. Tra venerdì 16 gennaio e il weekend, una nuova perturbazione atlantica punterà dritta verso la Penisola, ma il suo raggio d'azione rimarrà confinato ai settori occidentali. Si attendono nevicate di moderata intensità (accumuli abbondanti tra i 30 e i 50 cm) sopra i 1200 metri tra Piemonte e Lombardia occidentale, con intensità maggiore attesa tra la serata di venerdì e sabato mattina. (Pericolo valanghe fino al grado 3 - Marcato)

Accumuli nevosi stimati per la mezzanotte di martedì 20. Abbondanti sulle Alpi Occidentali, da moderati a scarsi su quelle centrali, scarsi o assenti sulle Alpi Orientali

Sulle Alpi Centrali (Lombardia, Bormio, Livigno) saranno possibili accumuli moderati. Previsti tra i 15 e i 25 cm, con quota neve tra i 900 e i 1200 metri e venti sostenuti in quota.

Le Alpi orientali resteranno ancora una volta a secco. Previsti al massimo 2-5 cm, con situazione di siccità praticamente invariata. Sulle Dolomiti, perciò, si prospetta un altro fine settimana prevalentemente soleggiato e asciutto. La perturbazione tenderà, infatti, ad approfondirsi verso il Tirreno, richiamando correnti che non riusciranno a valicare con efficacia la barriera alpina orientale.

Il muro dell'anticiclone e la tendenza fino al 22 gennaio

Guardando ancora più avanti, le proiezioni modellistiche indicano il consolidamento di un anticiclone di blocco sull'Europa orientale. Questa figura di alta pressione agirà come uno scudo, sbarrando la strada a qualsiasi tentativo di incursione perturbata proveniente dall'Atlantico.

Una seconda e più intensa perturbazione, prevista per l'inizio della prossima settimana, sarà costretta a deviare la sua corsa verso il Nord Africa e il Sud Italia, lasciando il Nord-Est in una "bolla" di tempo stabile e asciutto.

Di conseguenza, almeno fino al 21 o 22 gennaio, non si intravedono segnali di sblocco o precipitazioni significative sulle Alpi orientali.

L'unica variabile degna di nota potrebbe essere un calo termico indotto da correnti orientali, che pur non portando neve, abbasserebbe le temperature permettendo un utilizzo massiccio dei cannoni sparaneve, nel tentativo di garantire la copertura necessaria per le imminenti gare internazionali.