Un meteorologo statunitense afferma che a fine gennaio il gelo invaderà l'emisfero boreale
L'inverno continua a mostrare contrasti estremi nell'emisfero settentrionale, con un Artico insolitamente caldo e vaste aree continentali sotto impulsi di aria polare o artica, uno schema che potrebbe durare fino alla fine di gennaio.

Questo inverno sta mostrando andamenti particolarmente contrastanti nell'emisfero settentrionale. Mentre l'Artico sta sperimentando temperature insolitamente elevate, ampie regioni continentali rimangono sotto l'influenza di un freddo intenso.
Secondo lo stimato meteorologo e climatologo americano Ryan Maue, questo andamento potrebbe persistere fino alla fine di gennaio, prolungando i periodi di temperature estreme in numerose aree.
Verso episodi estremi e persistenti
Le mappe delle anomalie termiche riflettono una situazione atmosferica insolita per questo periodo dell'anno. Mostrano che l'Artico sta registrando temperature ben al di sopra della media, mentre gran parte delle aree continentali dell'emisfero settentrionale è dominata da significative anomalie fredde.
Blog Update: January 11, 2026 (Sunday)
— Ryan Maue (@RyanMaue) January 12, 2026
Northern Hemisphere land --> extremely cold into final week of January 2026.
Week(s) ahead weather post (@weathertrader) https://t.co/oBCyeriMYy pic.twitter.com/UfAgSyxkcC
Questo contrasto è particolarmente evidente in vaste aree del Nord America, dell'Europa e dell'Asia, dove le temperature sono significativamente inferiori alla norma per il pieno inverno.
Solo poche aree invertono questa tendenza, come gli Stati Uniti sudoccidentali e l'estremo nord-est della Russia, dove le anomalie termiche continuano a dominare il quadro termico.
La persistenza del freddo alle medie e alte latitudini, combinata con un Artico insolitamente mite, sta portando a episodi più lunghi ed estremi sia di freddo che di caldo, a seconda della regione.
L'Artico, la corrente a getto polare e i grandi contrasti di queste ultime settimane
Uno degli elementi chiave per comprendere questa situazione è il riscaldamento accelerato dell'Artico, una regione che si sta riscaldando a un ritmo molto più rapido rispetto al resto del pianeta. Questo fenomeno, noto come amplificazione artica, riduce il contrasto di temperatura tra il Polo Nord e le medie latitudini, un fattore fondamentale per il corretto funzionamento della circolazione atmosferica.

Quando questo gradiente termico si indebolisce, la corrente a getto polare tende a diventare più ondulata e meno stabile. In altre parole, invece di seguire un percorso più rettilineo da ovest a est, la corrente a getto adotta ampi meandri, consentendo all'aria polare o artica di salire verso sud e, allo stesso tempo, alle masse d'aria più calda di salire verso nord.
Questo comportamento favorisce un vero e proprio "dare e avere" atmosferico, con bruschi e persistenti cali di temperatura in alcune regioni, seguiti da periodi insolitamente miti in altre. Secondo Maue, questa dinamica potrebbe spiegare perché il freddo intenso persista più a lungo del solito in vaste aree dell'emisfero settentrionale.
Se l'attuale andamento dovesse continuare, i modelli suggeriscono che le anomalie fredde potrebbero persistere fino alla fine di gennaio, prima che si verifichi una riorganizzazione più profonda della circolazione atmosferica. Queste situazioni non contraddicono il contesto del riscaldamento globale, ma piuttosto riflettono un sistema climatico sempre più instabile, in cui gli estremi di temperatura tendono a diventare più evidenti.