Terremoto del 2 giugno al Sud: perché un’alta magnitudo non causa sempre danni (e il caso opposto dei Campi Flegrei)

Un sisma di magnitudo superiore 6.0 in Italia è purtroppo molto spesso sinonimo di devastazioni, feriti e vittime. Stavolta però, l'ipocentro profondo del terremoto del 2 giugno ha reso le onde sismiche molto meno dannose.

Poco dopo la mezzanotte del 2 giugno 2026 un forte terremoto ha scosso il Sud dell'Italia. Grazie alla elevata profondità dell'ipocentro, nonostante la magnitudo elevata, non ci sono stati danni.
Poco dopo la mezzanotte del 2 giugno 2026 un forte terremoto ha scosso il Sud dell'Italia. Grazie alla elevata profondità dell'ipocentro, nonostante la magnitudo elevata, non ci sono stati danni.

Un terremoto di magnitudo momento Mw 6.1 è stato registrato il 2 giugno, giorno degli 80 anni della Repubblica Italiana, dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale.

Il sisma, avvenuto alle ore 00:12 italiane con epicentro in mare a circa 20 km dalla costa calabra nord-occidentale, nei pressi di Amantea (provincia di Cosenza), è stato avvertito distintamente in tutto il sud dell'Italia.

La magnitudo, superiore a 6.0, ha fatto subito sobbalzare le persone che in quel momento controllavano i dati sismici degli eventi in Italia, perché terremoti anche meno potenti hanno causato in Italia gravi danni e molte vittime negli ultimi vent'anni.

Tutti i grandi eventi sismici degli ultimi 40 anni hanno avuto magnitudo simili, dall'Irpinia (magnitudo 6.5) al Friuli (6.5), da L'Aquila (magnitudo 6.1) fino ad Amatrice (6.0). Ricordiamo anche gli eventi dell'Emilia-Romagna del 2012, che causarono diverse vittime e con magnitudo che non arrivavano a 6.0.

Il motivo per cui stavolta non ci sono stati danni è che il terremoto si è verificato a una profondità elevata, circa 250 km sotto la superficie. E vedremo in questo articolo perché la profondità cambia tutto.

Un risentimento sismico importante: avvertito in tutto il Sud

La mappa di scuotimento sismico (SHAKEMAP), calcolata sulla base dei dati delle reti sismiche e accelerometriche INGV e del Dipartimento della Protezione Civile, ha mostrato livelli di scuotimento molto diffusi in tutte le regioni meridionali, con valori massimi fino al IV–V grado della scala MCS.

A questi livelli di intensità macrosismica corrisponde generalmente un risentimento chiaramente avvertito dalla popolazione: al grado IV MCS il sisma è percepito distintamente all’interno degli edifici, mentre al grado V si osservano oscillazioni di oggetti sospesi, vibrazione di porte e finestre e forte apprensione, è frequente svegliarsi di soprassalto se ci si trova a letto e si può avvertire l'oscillazione anche se ci si trova in piedi.

La mappa del risentimento sismico del terremoto del 2 giugno 2026 (INGV).
La mappa del risentimento sismico del terremoto del 2 giugno 2026 (INGV).

Al V grado nella scala Mercalli, comunque, non ci sono ancora effetti strutturali significativi sugli edifici.

La profondità dell'ipocentro ha reso il sisma 'innocuo'

Si è trattato, dicevamo, di un sisma profondo. I terremoti profondi, caratteristici di quest’area del Mar Tirreno meridionale, sono legati al processo geodinamico di subduzione della litosfera ionica sotto l’arco calabro, con la discesa della placca in profondità nel mantello, riporta l'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia in un articolo.

In questi contesti la rottura non interessa la crosta superficiale, ma avviene lungo la lastra in subduzione, a grande distanza dalla superficie terrestre.

A parità di energia rilasciata, un terremoto profondo tende a dissipare le onde sismiche su distanze molto ampie prima che raggiungano la superficie, riducendo in modo significativo l’accelerazione del suolo e quindi il potenziale distruttivo.

Nonostante la magnitudo elevata, non si sono registrati danni, ma solo forte apprensione e spavento nella popolazione. Il motivo principale è proprio la profondità dell’ipocentro.

Che differenza c'è tra ipocentro ed epicentro?L'ipocentro è il punto in cui si origina il terremoto, in profondità all'interno della crosta terrestre. L'epicentro è invece il punto sulla superficie terrestre posto esattamente sopra l'ipocentro. Il luogo in cui avviene la rottura e dal quale si propagano le onde sismiche è l'ipocentro.

A parità di energia rilasciata, un terremoto profondo tende a dissipare le onde sismiche su distanze molto ampie prima che raggiungano la superficie, riducendo in modo significativo l’accelerazione del suolo e quindi il potenziale distruttivo.

Un caso opposto per capire meglio: i Campi Flegrei

Un caso opposto che può servire a capire meglio come la magnitudo non sia sempre l'unico fattore da considerare quando si verifica un sisma è quello dei Campi Flegrei, dove eventi sismici con magnitudo inferiore a 5.0 (i più forti sono arrivati a 4.4 e 4.6), ma con ipocentri estremamente superficiali (spesso a pochi chilometri o anche meno di 2 km), stanno generando negli ultimi anni scuotimenti intensi, molta paura tra la popolazione e lievi danni localizzati.

Il motivo è che il punto di rottura da cui viene rilasciata l’energia che genera le onde sismiche è molto vicino alla superficie (in certi casi poco più di 1 chilometro), e peraltro in aree densamente urbanizzate.

Il caso dei terremoti devastanti in Italia: ipocentro superficiale e non solo

Anche in Italia centrale, nei terremoti dell’Appennino del 2016–2017, gli eventi più distruttivi hanno avuto ipocentri relativamente superficiali, generalmente tra circa 5 e 10 km di profondità. Lo stesso vale per il terremoto dell’Irpinia del 1980 e per quello del Friuli del 1976, entrambi caratterizzati da rotture crostali a profondità contenute, tra 5 e 10 km.

L'ipocentro di un terremoto è il luogo nella profondità della crosta terrestre in cui avviene la rottura che genera onde sismiche.
L'ipocentro di un terremoto è il luogo nella profondità della crosta terrestre in cui avviene la rottura che genera onde sismiche.

Un altro fattore decisivo è la distanza tra epicentro e aree abitate. In diversi contesti globali, inclusi i grandi terremoti dell’area del Pacifico o del Cile, scosse di magnitudo elevata possono non produrre danni rilevanti quando l’evento si verifica in mare aperto o a grande distanza dai centri abitati. In questi casi l’energia si propaga su vaste aree oceaniche e l’impatto sulle infrastrutture costiere può risultare limitato, salvo eventuali effetti secondari come i tsunami.

Infine, un ruolo fondamentale è svolto dagli effetti di sito, cioè dalle caratteristiche locali dei terreni. Sedimenti soffici, come sabbie o depositi alluvionali, possono amplificare in modo significativo le onde sismiche rispetto a rocce più compatte, aumentando lo scuotimento anche a grande distanza dall’epicentro.

Amplificazione locale: il caso di Città del Messico

Un caso classico è quello di Città del Messico durante il terremoto del 1985, quando le onde sismiche furono fortemente amplificate dai depositi lacustri, producendo danni molto gravi nonostante la distanza considerevole dall’area di rottura.

In sintesi, la magnitudo, che rappresenta una misura dell’energia liberata da un terremoto, è molto importante nel determinare l'impatto che le onde sismiche avranno sul territorio, ma non è l'unico fattore da considerare. Un sisma con elevata magnitudo che avviene a forti profondità, o con epicentro a decine o centinaia di chilometri dalle aree abitate, avrà effetti limitati.

L'impatto reale dipende dall’interazione tra profondità, distanza dall’epicentro e condizioni geologiche locali. Un terremoto con magnitudo più ridotta ma molto superficiale può avere effetti peggiori di uno con magnitudo superiore ma più lontano.

Riferimenti dell'articolo

Evento sismico Mw 6.1 al largo della Costa Calabra nord occidentale, 2 giugno 2026 - https://ingvterremoti.com/2026/06/02/evento-sismico-mw-6-1-al-largo-della-costa-calabra-nord-occidentale-2-giugno-2026/

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