Energia pulita in arrivo in Italia: come l’idrogeno verde può influire su clima e sviluppo
L'idrogeno verde rappresenta la colonna portante della transizione ecologica nazionale nel 2026. Attraverso l'elettrolisi alimentata da fonti rinnovabili, questa molecola permette di decarbonizzare i settori industriali più complessi e il trasporto pesante, traducendo in realtà gli obiettivi prefissati dai vertici istituzionali per un Paese energeticamente indipendente e sostenibile.

La produzione di idrogeno verde si basa su un principio fisico-chimico noto da secoli, ma oggi ottimizzato da tecnologie d'avanguardia: l'elettrolisi dell'acqua. All'interno di celle elettrolitiche avanzate, una corrente elettrica attraversa il liquido, scindendo le molecole d'acqua in idrogeno e ossigeno. La condizione essenziale affinché il processo sia definito verde è l'origine dell'elettricità, che deve provenire esclusivamente da fonti rinnovabili come il solare fotovoltaico e l'eolico.
Affinché la scissione avvenga con la massima efficienza, sono necessari dei catalizzatori metallici nobili che rivestono la membrana: il platino al catodo per agevolare la formazione di idrogeno e l'iridio all'anodo per la liberazione dell'ossigeno.
Questi materiali, seppur rari e costosi, garantiscono una reattività immediata, rendendo i sistemi PEM capaci di adattarsi in tempo reale alle fluttuazioni dell'energia solare ed eolica, "congelando" l'eccesso di energia in molecole di idrogeno pronte all'uso. Una curiosità tecnica riguarda l'uso di acque reflue trattate, che riduce il consumo di risorse idriche potabili di diversi cm ogni anno nei bacini locali.
Un impegno ufficiale: il PNIEC e la Strategia Nazionale Idrogeno
Questo sforzo tecnologico non è un esperimento isolato, ma un impegno ufficiale dello Stato sancito dal Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (PNIEC). Il governo italiano, attraverso questo documento e la Strategia Nazionale Idrogeno, ha tracciato un percorso vincolante per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Grazie ai fondi del PNRR, l'Italia sta realizzando infrastrutture strategiche e centri di ricerca d'eccellenza per sviluppare nuovi catalizzatori che limitino l'uso di metalli critici.
Questo quadro normativo offre alle imprese la certezza necessaria per investire in impianti di larga scala, trasformando la decarbonizzazione in un processo industriale programmato e sicuro, radicato in precise scadenze legislative che vedono nel 2026 un anno di svolta per l'operatività dei primi grandi impianti.
Decarbonizzare l'industria pesante e i settori critici
Il valore strategico dell'idrogeno risiede nella capacità di abbattere le emissioni nei settori difficili e enegivori come la siderurgia, la chimica e il cemento, dove l'elettricificazione diretta non è tecnicamente possibile. In un'acciaieria, l'idrogeno verde può sostituire il carbone nel processo di riduzione del minerale ferroso, portando alla produzione di acciaio a zero emissioni.

In Italia, poli industriali come Taranto e Piombino stanno sperimentando questa transizione, utilizzando forni che emettono vapore acqueo invece di CO2. Questa evoluzione è fondamentale per mantenere la competitività della manifattura italiana. Infatti, con l'aumento delle tasse europee sulle emissioni, produrre in modo pulito diventa l'unico modo per restare sul mercato mondiale.
Anche la produzione di fertilizzanti sta cambiando, sostituendo il gas naturale con idrogeno verde per creare ammoniaca sostenibile, riducendo l'impronta carbonica dell'intera filiera agroalimentare.
La rivoluzione dei trasporti e la logistica del futuro
Mentre le auto si orientano verso le batterie (salvo poche eccezioni), il trasporto pesante su gomma, i treni e le navi trovano nell'idrogeno il vettore perfetto.
Lungo i principali corridoi autostradali, come l'asse del Brennero, la rete di stazioni H2 (idrogeno molecolare) sta crescendo, supportata da incentivi statali per rendere il trasporto merci ecologico.

Anche il settore ferroviario segna progressi: sulle linee non elettrificate, i treni a idrogeno sostituiscono le vecchie motrici diesel, evitando la posa di migliaia di metri di cavi elettrici. Nei porti, l'idrogeno diventa la base per carburanti sintetici, permettendo ai giganti del mare di navigare rispettando i nuovi e severi standard ambientali internazionali.
La duplice via della mobilità e la frontiera dell'idrogeno bianco
Nel settore dei trasporti, l'idrogeno viene stoccato in serbatoi compositi ad alta pressione (fino a 700 bar). La vera innovazione del 2026 è la coesistenza di due tecnologie: i veicoli a celle a combustibile, che generano elettricità per motori elettrici, e i motori a combustione interna di idrogeno (H2-ICE).

In questi ultimi, l'idrogeno viene bruciato direttamente nei cilindri. Sebbene le celle siano più efficienti per il trasporto leggero, la combustione diretta è ideale per i mezzi da cantiere e agricoli, poiché questi motori sono più robusti e meno sensibili alle impurità del gas.
Ma la ricerca guarda anche all'idrogeno bianco, ovvero l'idrogeno naturale nel sottosuolo. A differenza di quello verde, non deve essere "fabbricato" ma solo estratto, con costi potenziali sotto l'euro per chilogrammo. L'Italia monitora le scoperte in Francia e Mali per avviare mappature geologiche sul proprio territorio. Tra la realtà dei treni già attivi sulla linea Brescia-Iseo-Edolo e queste nuove scoperte, l'Italia dimostra che l'innovazione scientifica è la chiave per trasformare la sfida climatica in una straordinaria opportunità di crescita.