Più in forma nonostante il riscaldamento globale: il paradosso degli orsi polari delle Svalbard
Contrariamente ad ogni previsione e nonostante i cambiamenti climatici, gli orsi polari delle isole della Norvegia non solo non deperiscono. Come fanno i più grandi predatori dell'Artico a nutrirsi in un ambiente che diventa sempre più ostile?

Uno degli innumerevoli danni causati dal progressivo scioglimento dei ghiacci a causa del riscaldamento globale è l’alterazione degli ecosistemi.
L'Artico è una delle regioni più danneggiate dal fenomeno e negli ultimi anni si sono fatte sempre più frequenti le notizie relative alla morte per fame degli orsi polari o, se non altro, ad un severo inasprimento delle condizioni di vita di questi animali.
Gli orsi polari infatti hanno bisogno delle grandi piattaforme di ghiaccio per pescare le foche di cui si nutrono. La progressiva riduzione di quest’ultime impedisce loro di cacciare e quindi di rifornire le proprie riserve di grasso corporeo, che serve come serbatoio di energia e come isolante termico. Senza cibo, inoltre, le madri non riescono a produrre latte per i cuccioli.
In questo scenario catastrofico che sembra quasi preannunciare l’estinzione della specie, una sorprendente inversione di tendenza arriva dalle isole della Norvegia.
Una buona notizia per gli orsi delle Svalbard
Dalle misurazioni effettuate nell’arco di due decenni, risulta che gli orsi polari che abitano le isole Svalbard non deperiscono come ci si aspettava.
Cogliendo di sorpresa anche gli scienziati del PBI (Polar Bear International) che hanno iniziato le osservazioni nel 2003, il peso degli orsi che popolano le coste del Mare di Berens è aumentato insieme alle temperature.
Nel braccio di mare compreso tra Norvegia e Russia, le temperature sono aumentate di più di 2,5 °C ogni dieci anni. I ghiacci marini che coprivano il 40-50% delle coste delle Isole Svalbard negli anni '80, si sono ridotti fino a coprire solo il 15%-25% a partire dal 2010.
È una buona notizia, per gli orsi, ma non per il resto dell’ecosistema della regione artica che rimane comunque soggetta ad una continua riduzione della sua estensione.
Una nuova dieta
Il motivo per cui gli orsi polari continuano ad ingrassare è da ricercare nel cambio delle abitudini sia dei predatori che delle prede.
Le foche, di cui è prevalentemente costituita la dieta dei grandi predatori artici, a causa dell’aumento delle temperature tendono ormai a nuotare in aree più ristrette, rendendo più facile la caccia per gli orsi.

Al tempo stesso, per fare fronte alla carenza di cibo, gli orsi hanno iniziato a variare la propria dieta, che adesso include ad esempio anche le uova delle oche selvatiche.
Dalle analisi del sangue degli animali, inoltre, si è scoperto che gli orsi hanno iniziato a dare la caccia anche ad animali di terra come le renne. Persino i trichechi sono finiti sul menù, anche perché ce ne sono in abbondanza dal momento che sono una specie protetta in Norvegia fin dagli anni ‘50.
I danni a lungo termine per gli orsi polari
Secondo i ricercatori il pericolo per gli orsi polari, come per le altre specie artiche, non è scongiurato ma solamente divenuto più lontano nel tempo. Gli orsi hanno bisogno del ghiaccio per sopravvivere, e questo è un dato di fatto.
"Sappiamo che in futuro, se i ghiacci dovessero continuare a ridursi senza controllo, gli orsi polari finiranno per scomparire.
John Whiteman, capo ricercatore presso PBI"
Se i ghiacci continuano a ritirarsi, gli orsi dovranno affrontare viaggi sempre più lunghi per trovare cibo, con un maggiore dispendio di energie e di conseguenza una maggiore necessità di cibo. È un circolo vizioso che l'aumento delle temperature complica anche in altro modi, visto che rende più difficile la sopravvivenza dei cuccioli.
L’adattamento alle nuove condizioni, inoltre, non è un fattore scontato e infatti altrove nell’Artico, come ad esempio nella Baia di Hudson in Canada o nel sud della Groenlandia, la popolazione degli orsi continua ad essere in declino.
Fonte:
Warren Cornwall - In a twist, polar bears are getting fatter in the Norwegian Arctic. Science.org (2026)