I ghiacci dell'Artico soccombono all'atlantificazione

Nuovi studi basati su dati satellitari mostrano come le acque dell'Atlantico, sempre più calde, agiscano negativamente sui ghiacci artici annullando l'effetto di ricrescita dei mesi invernali.

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Le acque calde dell'Atlantico rende più vulnerabili i ghiacci artici. I risultati di un nuovo studio.

Mentre suonano diversi campanelli d'allarme per la rapida scomparsa del ghiaccio marino nell'Oceano Artico, i dati satellitari mostrano che l'intrusione delle acque più calde dell'Oceano Atlantico sta riducendo la ricrescita del ghiaccio marino in inverno.

Questa è una cattiva notizia perché significa che i ghiacci artici sono ancora più vulnerabili in questa fase di cambiamento climatico accelerato di quanto si pensasse finora. Queste informazioni sono il risultato di uno studio pubblicato sul Journal of Climate dal titolo "Prove di un ruolo crescente del calore oceanico nella crescita del ghiaccio marino artico invernale", realizzato grazie all'utilizzo dei dati satellitari dell'ESA, l'Agenzia Spaziale Europea.

Ghiacci artici soggetti al calore delle acque oceaniche

La quantità di ghiaccio marino che galleggia nell'Oceano Artico varia enormemente man mano che cresce e si riduce con le stagioni. Sebbene alcuni dei ghiacci più spessi rimangano per tutto il tempo, c'è una sempre più evidente tendenza al declino del ghiaccio man mano che i cambiamenti climatici stringono la presa su questa fragile regione polare.

Il ghiaccio marino artico raggiunge un massimo intorno al mese di marzo, dopo i freddi mesi invernali, per poi ridursi al minimo intorno al mese di settembre dopo lo scioglimento estivo.

Queste oscillazioni nell'estensione dei ghiacci non sono però legate soltanto alle variazioni stagionali: insieme al riscaldamento globale, con l'innalzamento delle temperature medie globali, un altro elemento che aumenta la vulnerabilità dei ghiacci artici è la temperatura dell'acqua dell'oceano.

Ricerche precedenti suggerivano che il ghiaccio marino poteva parzialmente riprendersi in inverno a seguito di un forte scioglimento estivo perché il ghiaccio sottile cresce più velocemente del ghiaccio spesso. Nuove scoperte indicano però che il calore dell'oceano sta eliminando questo effetto stabilizzante, riducendo il volume di ghiaccio marino che può ricrescere in inverno. Ciò significa che il ghiaccio marino è più vulnerabile durante le estati più calde e durante le tempeste invernali.

I ricercatori: "il processo è chiamato atlantificazione"

La ricerca è stata pubblicata di recente sul Journal of Climate e descrive come gli scienziati hanno utilizzato i dati satellitari della Climate Change Initiative dell'ESA per calcolare i cambiamenti nel volume del ghiaccio marino artico tra il 2002 e il 2019.

Questo processo, informano gli autori della ricerca, fra i quali vi è Robert Ricker, dell'AWI Helmholtz Center for Polar and Marine Research, in Germania, è chiamato "Atlantification" (atlantificazione). In poche parole significa che il calore dall'Oceano Atlantico trasportato a latitudini più elevate sta portando al ritiro dei ghiacci marini.

I ricercatori sottolineano che non si tratta solo di una riduzione dei ghiacci, ma che questo processo porta anche a un loro indebolimento: a seguito di un'estate particolarmente calda, o forti venti, il ghiaccio marino è ancor meno resistente.

I ricercatori sostengono che anche il meccanismo di stabilizzazione estate-inverno che si registrava finora in altre regioni dell'Artico potrebbe essere sopraffatto in futuro da questo processo di "atlantificazione".