I geologi mettono in guardia da una nuova era di tsunami: l'instabilità delle montagne dell'Alaska preoccupa gli esperti

Lo scioglimento dei ghiacci accelera l'instabilità montuosa in Alaska e aumenta la probabilità di tsunami generati da frane, con potenziali ripercussioni sul turismo e sui trasporti marittimi.

Il ritiro dei ghiacciai in Alaska sta causando frane di proporzioni enormi che generano tsunami di acqua dolce sempre più frequenti. Gli scienziati chiedono un miglioramento del monitoraggio sismico a causa dell'estremo rischio per le navi da crociera e le altre imbarcazioni nei fiordi.
Il ritiro dei ghiacciai in Alaska sta causando frane di proporzioni enormi che generano tsunami di acqua dolce sempre più frequenti. Gli scienziati chiedono un miglioramento del monitoraggio sismico a causa dell'estremo rischio per le navi da crociera e le altre imbarcazioni nei fiordi.

Il sud-est dell’Alaska ha registrato uno dei più grandi episodi recenti di onde giganti causate da frane. Il fenomeno ha avuto origine nel fiordo di Tracy Arm dopo un enorme crollo di rocce. L’evento, documentato da un team internazionale, mostra uno scenario sempre più frequente nelle aree polari. Il ritiro dei ghiacciai lascia superfici nude e prive di sostegno, e questa trasformazione favorisce distacchi di grande volume. Gli esperti osservano una tendenza in aumento di questo tipo di tsunami d’acqua dolce.

Una sessa è un’onda stazionaria che oscilla ritmicamente in corpi d’acqua chiusi come laghi o baie. A differenza degli tsunami, nasce da forti venti, cambiamenti di pressione o terremoti che spingono l’acqua. Questo movimento genera un effetto di “rimbalzo” continuo da un’estremità all’altra del bacino naturale. Il fenomeno persiste finché la massa d’acqua non dissipa l’energia e recupera il proprio equilibrio statico.

Il caso analizzato è stato pubblicato sulla rivista Science e rivela la difficoltà di prevedere questi pericolosi processi. I modelli numerici hanno ricostruito il collasso, l’onda iniziale e una sessa durata 36 ore. La ricerca suggerisce che l’attuale sistema di monitoraggio sia insufficiente e che i segnali preliminari siano deboli o passino inosservati. Tuttavia, alcuni dati sismici indicano possibili segnali precoci, e la loro identificazione potrebbe migliorare le future risposte di emergenza.

Tsunami in Alaska: una frana di dimensioni straordinarie

Alle 5:26 del 10 agosto 2025, una massa rocciosa 24 volte più grande della Grande Piramide di Giza è precipitata ad altissima velocità. L’impatto ha sollevato l’acqua per oltre 480 metri sul versante opposto. L’onda ha attraversato in pochi secondi il fiordo Tracy Arm, in Alaska. Il geologo Bretwood Higman ha osservato gli effetti da una quota vicina ai 150 metri. L’episodio è durato appena un minuto ma ha lasciato un chiaro segnale della portata del rischio.

Il fenomeno è considerato il secondo più grande tsunami documentato causato da una frana, e il team scientifico ha ricreato ogni fase attraverso simulazioni. È stata identificata una prolungata oscillazione del livello dell’acqua. Questo comportamento, noto come sessa, ha mantenuto l’instabilità per un giorno e mezzo. I risultati forniscono dati chiave sulla dinamica interna del fiordo e mostrano anche l’enorme energia liberata.

Testimonianze dirette hanno descritto un improvviso aumento del livello del mare. La sismologa Jackie Caplan-Auerbach ha ricevuto segnalazioni da un’imbarcazione situata a circa 80 chilometri di distanza, mentre campeggiatori in kayak hanno visto l’onda trascinare via la loro attrezzatura. In quel momento una nave da crociera con 150 passeggeri si trovava fuori dal fiordo, evitando così conseguenze ancora più gravi.

Tsunami in Alaska: ghiacciai in ritirata e versanti instabili

Il rapido arretramento del ghiacciaio South Sawyer ha lasciato la roccia esposta e, senza il supporto del ghiaccio, il pendio ha perso stabilità. Questo schema si ripete in altri fiordi dell’Alaska, poiché il disgelo del permafrost aggiunge ulteriore lubrificazione ai versanti, facilitando frane di grande scala. Gli specialisti ritengono che questi cambiamenti si intensifichino con l’aumento delle temperature.

Il disgelo in Alaska accelera l’instabilità delle montagne e aumenta il rischio di tsunami causati da frane. Gli esperti avvertono del pericolo estremo per il turismo e la navigazione a causa del ritiro dei ghiacciai.
Il disgelo in Alaska accelera l’instabilità delle montagne e aumenta il rischio di tsunami causati da frane. Gli esperti avvertono del pericolo estremo per il turismo e la navigazione a causa del ritiro dei ghiacciai.

La glaciologa Mylène Jacquemart, dell’ETH di Zurigo, avverte: “Ci stiamo rapidamente avvicinando a un nuovo paesaggio, con molti meno ghiacciai, sulle Alpi e praticamente in tutto il mondo, e con numerosi nuovi laghi”. La trasformazione non riguarda soltanto il ghiaccio, ma anche la struttura stessa del terreno.

Dal 2020, il fiordo Barry Arm, in Alaska, è monitorato per una lenta frana con potenziale rischio di collasso. Un evento in quell’area potrebbe generare un’onda capace di raggiungere la cittadina di Whittier, che conta circa 300 abitanti. Questo schema suggerisce l’esistenza di molteplici punti sensibili e la distribuzione di questi rischi non è ancora completamente mappata. L’incertezza rimane quindi elevata.

Rilevamento ed esposizione: i limiti attuali davanti agli tsunami in Alaska

Il Servizio Geologico degli Stati Uniti utilizza radar satellitari e immagini ottiche per individuare pendii instabili. Tuttavia, la copertura è solo parziale, poiché soltanto alcune aree dispongono di un monitoraggio continuo. Il caso di Tracy Arm ha mostrato limiti nella rilevazione preventiva, dal momento che prima del crollo non erano state osservate deformazioni evidenti. Tutto questo rende più difficile la prevenzione.

Un’analisi successiva ha individuato piccoli tremori nei registri sismici che potrebbero corrispondere a microfrane interne. L’accumulo di questi movimenti avrebbe poi portato alla rottura totale, ma non è ancora chiaro quanti eventi presentino questi segnali. La loro identificazione richiede sensori più densi e sensibili. Nonostante ciò, rappresentano una possibile strada per sviluppare sistemi di allerta.

L’esposizione umana continua ad aumentare, poiché ogni giorno grandi navi da crociera e imbarcazioni turistiche raggiungono l’area colpita. Anche le attività energetiche nell’Artico sono in crescita. Secondo gli esperti, la presenza di una nave all’interno del fiordo durante il collasso sarebbe stata “impossibile da sopravvivere”. Alcune compagnie di crociera evitano già il fiordo Tracy Arm, ma altri fiordi vicini non garantiscono necessariamente una maggiore sicurezza.

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