Polvere arancione sulla neve: il viaggio della sabbia sahariana fino alle Alpi e le sue conseguenze
Il fenomeno della neve arancione si presenta ormai sempre più di frequente lungo la regione alpina, specie in primavera, con un impatto notevole sul clima locale. Andiamo a scoprire tutti i dettagli.

Ogni tanto può capitare che la neve, presente sulle Alpi, si tinge di un rossastro arancione, come se il deserto avesse invaso le vette alpine. Questo fenomeno è causato dal deposito di sabbia e polvere proveniente dal Sahara.
Non si tratta solo di un capriccio estetico della natura, ma di un processo atmosferico complesso che ha ripercussioni significative sull'ambiente, accelerando lo scioglimento della neve e influenzando il clima locale.
Il trasporto della polvere desertica
Il Sahara, oltre ad essere il deserto più grande della Terra, è una fonte inesauribile di polvere fine, composta principalmente da particelle minerali come silicati, ossidi di ferro e quarzo. Queste particelle, sollevate da tempeste di sabbia e venti intensi, intraprendono un viaggio epico verso l'Europa.
In particolare, durante la primavera, periodo in cui il fenomeno è più frequente, con picchi tra marzo e maggio, si verificano grossi eventi di sollevamento di polvere nel Sahara occidentale e centrale. Questi flussi umidi e polverosi che attraversano l'Atlantico e il Mediterraneo, portano la polvere fino alle latitudini europee.
Una volta in quota, le particelle possono percorrere migliaia di chilometri sospese nell'atmosfera, spesso a quote tra i 2.000 e i 5.000 metri. Quando incontrano condizioni meteorologiche favorevoli, come precipitazioni o correnti discendenti, la polvere si deposita.

Sulle Alpi, questo avviene tipicamente durante episodi di nevicate primaverili o in presenza di neve fresca, dove le particelle si legano al manto nevoso presente, tingendolo di rosso-arancione a causa degli ossidi di ferro presenti nella sabbia sahariana.
Che succede alla neve che si sporca di rosso?
Una volta depositata, la polvere sahariana altera profondamente le proprietà della neve. La neve pura ha un alto albedo, ovvero una elevata capacità di riflettere la radiazione solare, fino al 90% della luce incidente viene rimandata indietro, mantenendo basse le temperature del manto nevoso.
Con l'aumento delle temperature primaverili, questo processo accelera la fusione della neve. Studi hanno dimostrato che, in anni con intense deposizioni di polvere sahariana, il manto nevoso sulle Alpi si fonde più rapidamente, riducendo la durata della copertura nevosa di diversi giorni o settimane.

Ad esempio, eventi di polvere intensa possono causare una riduzione dell'albedo dal 7% al 35% rispetto alla neve pulita, portando a una maggiore sublimazione e fusione. Questo non è un fenomeno isolato.
Le conseguenze sul clima locale
Le implicazioni di questo fenomeno vanno oltre l'aspetto visivo. Innanzitutto, l'accelerazione dello scioglimento influisce sui ghiacciai alpini, che rappresentano una riserva idrica cruciale per fiumi come il Po e il Rodano.
Una fusione più rapida può portare a picchi di deflusso primaverile, seguiti da siccità estive più intense, con rischi per l'agricoltura, la produzione idroelettrica e gli ecosistemi acquatici.
Sul piano climatico globale, questi eventi di trasporto di polvere hanno effetti radiativi complessi: in atmosfera, la polvere può riflettere la luce solare, raffreddando temporaneamente l'aria, ma una volta depositata sulla neve, promuove il riscaldamento locale.