Quando si possono sviluppare violenti temporali nel cuore del Sahara?

Anche se rari i temporali sull'area sahariana possono risultare particolarmente violenti, tanto da influenzare la circolazione atmosferica, oltre ad avere un ruolo fondamentale nella ricarica delle oasi.

I temporali nel Sahara sono più probabili durante i mesi estivi, da giugno a settembre, in corrispondenza della stagione delle piogge nella fascia del Sahel, la regione semi-arida a sud del Sahara, dove l’influenza del Monsone di Guinea spinge aria umida dall’omonimo Golfo.
I temporali nel Sahara sono più probabili durante i mesi estivi, da giugno a settembre, in corrispondenza della stagione delle piogge nella fascia del Sahel, la regione semi-arida a sud del Sahara, dove l’influenza del Monsone di Guinea spinge aria umida dall’omonimo Golfo.

Il Sahara è conosciuto in tutto il mondo per essere il deserto più arido e vasto della Terra, dove si raggiungono temperature elevatissime, che lo rendono inospitale.

Eppure, nonostante l’estrema aridità, anche nel deserto più grande e arido del mondo si possono sviluppare temporali, anche violenti, specie quando si verificano determinate dinamiche atmosferiche.

Anzi, in alcuni contesti, nel cuore del deserto del Sahara possono nascere alcuni dei temporali più violenti che si possono osservare in natura. Sono eventi rari, ma potenzialmente intensi, con impatti significativi sull’idrologia locale.

Quando si verificano i temporali nel Sahara?

I temporali nel Sahara sono più probabili durante i mesi estivi, da giugno a settembre, in corrispondenza della stagione delle piogge nella fascia del Sahel, la regione semi-arida a sud del Sahara, dove l’influenza del Monsone di Guinea spinge aria umida dall’omonimo Golfo.

Tuttavia, i temporali possono verificarsi in altre stagioni in aree specifiche, come le regioni montuose, a causa di dinamiche locali o incursioni di aria umida. La loro distribuzione spaziale e temporale è altamente variabile, con una frequenza molto bassa rispetto alle regioni tropicali.

I temporali causati dalle incursioni dell’umido Monsone di Guinea

Durante l’estate boreale, il Monsone dell’Africa Occidentale spinge l’umidità dall’Oceano Atlantico verso il Sahel, fino alle regioni meridionali del Sahara. La Zona di Convergenza Intertropicale (ITCZ) si sposta verso nord, raggiungendo latitudini di circa 15° 20°Nord. Questo porta aria umida nelle aree sahariane meridionali, favorendo la formazione di sistemi convettivi.

Alcuni di questi temporali possono risultare molto intensi, e causare improvvise inondazioni nel cuore del deserto.
Alcuni di questi temporali possono risultare molto intensi, e causare improvvise inondazioni nel cuore del deserto.

In questi casi l’aria umida dal Golfo di Guinea interagisce con il forte riscaldamento diurno del suolo sahariano, che origina una depressione termica, attiva nei bassi strati. In regime di bassa pressione termica le particelle d’aria presenti nello strato d’aria vicino al suolo tendono liberamente a salire verso l’alto, creando moti convettivi.

Questo perchè il forte riscaldamento diurno produce un profilo termodinamico instabile, con elevati valori di Cape superficiali.

Allorquando subentra aria umida oceanica, all’interno di queste depressioni di origine termica, l’umidità viene spinta rapidamente verso l’alto, raffreddandosi e condensandosi in imponenti nubi torreggianti che poi si evolvono in celle temporalesche o sistemi temporaleschi alla mesoscala.

Il ruolo delle onde tropicali

Spesso lo sviluppo dei mesoscale convective systems (MCS) è attribuita al passaggio di un’onda tropicale, ossia un fronte perturbato tropicale privo di rotazione, contraddistinto da una forte attività temporalesca centrale, che si sposta da est verso ovest, sotto la spinta del “getto tropicale” (“easterly jet”) che a quelle latitudini si muove da est a ovest.

All’interno di queste onde tropicali, che si spostano da Est verso Ovest, i venti al suolo tendono a convergere l’aria umida, favorendo il sollevamento necessario per la formazione di nubi temporalesche (cumulonembi). L’enorme serbatoio di aria calda presente sopra la regione sahariana alimenta i moti convettivi, fino a renderli profondi.

Le onde tropicali, chiamate African Easterly Waves, possono innescare grossi MCS nel Sahara centrale che si spostano sul Sahara occidentale (Fink & Reiner, 2003), originando improvvise inondazioni e la piena istantanea dei uadi.

I temporali prodotti dall’aria umida che entra dal Mediterraneo

In autunno o primavera, fronti freddi provenienti dal Mediterraneo o dall’Atlantico settentrionale possono spingere aria umida nel Sahara settentrionale, specie fra Marocco e Algeria. Queste incursioni sono rare ma possono generare temporali, specialmente nelle regioni montuose come l’Atlante o l’Hoggar.

I temporali nel Sahara sono più probabili durante i mesi estivi, da giugno a settembre, in corrispondenza della stagione delle piogge nella fascia del Sahel, la regione semi-arida a sud del Sahara, dove l’influenza del Monsone di Guinea spinge aria umida dall’omonimo Golfo.
I temporali nel Sahara sono più probabili durante i mesi estivi, da giugno a settembre, in corrispondenza della stagione delle piogge nella fascia del Sahel, la regione semi-arida a sud del Sahara, dove l’influenza del Monsone di Guinea spinge aria umida dall’omonimo Golfo.

L’aria fredda che scivola dall’Atlantico o dal Mediterraneo, penetrando sull’entroterra desertico, tende a scalzare e sollevare verso l’alto l’aria più calda preesistente, generando intensi moti convettivi che evolvono in cumulonembi.

In questi casi i temporali, soprattutto se organizzati in MCS, con i loro downbursts (le forti raffiche discendenti) sollevano immense quantità di polvere sahariana, che può essere trasportata per migliaia di chilometri, alle volte fino alle Americhe, influenzando il clima globale (Washington et al., 2009).

Temporali di origine orografica

Le catene montuose sahariane, come l’Atlante (Marocco, Algeria), l’Hoggar (Algeria), il Tibesti (Ciad) e l’Aïr (Niger), favoriscono i temporali prodotti dal sollevamento orografico dell’aria umida che penetra nel deserto.

Il riscaldamento diurno delle cime montuose amplifica la convezione locale, favorendo, specie durante l’estate boreale, la formazione di celle temporalesche in prossimità di questi rilievi (Webster et al., 2006).

L’aria umida, spesso trasportata dal Monsone o da flussi meridionali, è costretta a salire lungo i pendii, raffreddandosi e formando annuvolamenti. La spinta indotta dall’orografia può sollevare le particelle d’aria sopra lo strato instabile, creando convezione, e quindi lo sviluppo di nubi cumuliformi.

Il sollevamento orografico agisce come forzante per superare il CIN (Convective Inhibition), permettendo lo sviluppo di nubi temporalesche. Ecco perchè le aree montuose del Sahara hanno un pluviometria leggermente superiore rispetto alle regioni circostanti.

Caratteristiche dei temporali sahariani

I temporali sono rari nel cuore del Sahara, come nel deserto libico o Tanezrouft, con meno di 5-10 giorni di pioggia all’anno in molte aree. Nelle regioni periferiche, vedi Sahel, Atlante, Tibesti, possono verificarsi 10-30 giorni di attività temporalesca durante l’estate.

Generalmente hanno una durata limitata, spesso meno di un’ora, a causa della scarsa umidità disponibile. Ma i temporali più organizzati (MCS) possono durare alcune ore, spostandosi per centinaia di chilometri.

Spesso le forti correnti discendenti di questi temporali riescono a sollevare per aria una notevole quantità di pulviscolo desertico.
Spesso le forti correnti discendenti di questi temporali riescono a sollevare per aria una notevole quantità di pulviscolo desertico.

In qualche caso questi temporali possono scaricare fino a oltre 30-50 mm di pioggia nel giro di pochissime ore.

Queste piogge intense, spesso concentrate in poche ore, possono causare inondazioni improvvise nelle wadi (letti di fiumi asciutti), con effetti devastanti su villaggi e infrastrutture.

Le piogge temporalesche, inoltre, contribuiscono alla ricarica delle falde acquifere in alcune aree, essenziali per le oasi, favorendo la crescita temporanea di erbe e arbusti nelle regioni semi-aride, sostenendo la fauna locale.

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