Questa faglia non scarica energia da secoli: perché preoccupa i sismologi
Questa faglia, ubicata in una delle aree a più alta sismicità d'Italia e d'Europa, è rimasta silente per svariati secoli, accumulando energia elastica per molto tempo. Ecco cosa temono gli scienziati.

Lo Stretto di Messina non è controllato da una singola faglia, ma da un mosaico dinamico di strutture interconnesse. Tra queste spicca la faglia di Capo Peloro.
Questo sistema non ha scaricato tutta l’energia durante il terremoto del 28 dicembre 1908 (magnitudo stimata 7,1), che rase al suolo Messina e Reggio Calabria e resta il cataclisma sismico più grave dell’Europa moderna.
Contesto geodinamico
L’area si trova al margine sud-occidentale dell’Arco Calabro-Peloritano, dove la placca ionica subduce sotto il blocco calabro e il Tirreno. La dinamica prevalente è transtensiva, con un mix di estensione crostale (allontanamento Sicilia-Calabria dell’ordine di alcuni mm/anno) e movimenti laterali.
La deformazione si concentra in un ampio corridoio di taglio destro delimitato a nord dalla faglia di Capo Peloro. All’interno di questo corridoio si sviluppano segmenti di faglia più corti, spesso disposti a gradino, che formano un piccolo bacino di subsidenza vicino all’epicentro del 1908.
Capo Peloro...RN...Sicilia pic.twitter.com/F5IoHWKFom
— Monica ️ (@Monica09058845) August 25, 2022
Studi recenti, integrando sismologia, profili sismici marini, batimetria e dati geodetici, tra cui lavori INGV-CNR pubblicati su Tectonophysics, confermano che la sismicità attuale è prevalentemente superficiale (6-20 km di profondità), con eventi di magnitudo modesta e sequenze episodiche. A maggiori profondità (40-80 km) compaiono meccanismi più eterogenei, legati anche alla subduzione.
Caratteristiche della faglia di Capo Peloro
Situata poco a nord della bocca settentrionale dello Stretto di Messina, sul Tirreno, è una struttura imponente a movimento trascorrente destro combinato con elementi compressivi (transpressione). Nel sottosuolo marino ha deformato il basamento roccioso e mostra evidenze di attività recente (dislocazione del fondale).
Di conseguenza la faglia di Capo Peloro ha conservato gran parte del potenziale elastico accumulato. Il collasso del segmento centrale potrebbe anzi aver trasferito ulteriore stress sui blocchi di Capo Peloro, avvicinandoli al punto di rottura critica.

La struttura è rilevante anche per le infrastrutture, poichè deforma i fondali a breve distanza dalle aree previste per le torri di sospensione del Ponte sullo Stretto sul lato siciliano. Studi geologici e geofisici la considerano parte del sistema che vincola geometricamente la sorgente del 1908, rendendo improbabile un’estensione indefinita di quella rottura.
Rischi sismogenetici e potenziali scenari
La faglia di Capo Peloro potrebbe generare terremoti di magnitudo elevata, stimata sopra 5,5-6,0, con potenziali superiori in scenari multi-segmento. Scosse di questa magnitudo avrebbero serie ripercussioni su un territorio fragile, come quello fra la Calabria meridionale e il Messinese.
Si potrebbero produrre fenomeni di amplificazione sismica e liquefazione dei terreni costieri (particolarmente rilevanti a Capo Peloro, Ganzirri e Faro).
L’area di Capo Peloro conserva anche testimonianze paleosismologiche e archeologiche di eventi storici (danni a strutture, possibili depositi di tsunami legati al 1783 e altri eventi). Il sollevamento recente della penisola peloritana e le faglie minori completano il quadro di una zona tettonicamente molto attiva.
La ricerca scientifica (INGV, CNR, università) continua a raffinare i modelli con reti sismiche, osservatori sottomarini, GNSS e profili geofisici. Non esiste una previsione deterministica dei terremoti, ma la conoscenza dettagliata delle sorgenti, dei tassi di deformazione e della storia sismica migliora le mappe di pericolosità e le strategie di prevenzione (norme edilizie, piani di emergenza, microzonazione).