La storia del terremoto dimenticato del 1975, quando sullo Stretto si registrò una scossa di 5 Richter
La scossa passò nel dimenticatoio collettivo a causa dei pochissimi danni nelle due città. Ecco cosa sappiamo oggi di quel terremoto, il più forte avvenuto nell'area dopo quello disastroso del 1908.

Non tutti sanno che dopo la catastrofe sismica del 28 dicembre 1908 l’area dello Stretto di Messina è stata colpita da un terremoto di magnitudo 5,0 Richter, passato quasi nel dimenticatoio. Nella notte tra il 15 e il 16 gennaio 1975, alle 01:09, lo Stretto di Messina tornò a tremare.
Fu il più forte evento sismico locale dopo la catastrofe del 28 dicembre 1908. Eppure, a distanza di cinquant’anni, resta un terremoto quasi cancellato dalla memoria collettiva, a causa dell’assenza di danni nelle due città.
Cosa sappiamo oggi di quel terremoto?
La scossa si originò lungo il piano di una faglia a gradini che borda la costa di Reggio Calabria, sulla sponda calabra dello Stretto. Sistema che probabilmente non si era del tutto scaricato durante il grande terremoto del 1908.

Gli studi più recenti sullo Stretto di Messina (in particolare quello del 2025-2026 pubblicato su Tectonophysics) descrivono un sistema di piccoli segmenti di faglia orientati NE-SW, disposti a scalinata (en-échelon), che formano un’area ellittica proprio in prossimità dell’epicentro del 1908.
L’intensità macrosismica raggiunse il VII-VIII grado della scala Mercalli. A Reggio Calabria si registrarono lesioni in alcuni edifici più datati, caduta di calcinacci e cornicioni, crepe in chiese e palazzi storici, tra cui il Duomo e alcune strutture pubbliche.
Migliaia di persone uscirono in strada impaurite, molte trascorsero la notte all’aperto. Le vittime furono sei in totale, quasi tutte per collasso cardiocircolatorio dovuto allo spavento. Solo pochi feriti leggeri per la caduta di calcinacci.
Perché non ci furono molti danni?
Ciò che colpisce, a posteriori, è proprio la limitatezza dei danni. In due città densamente abitate, colpite da una scossa capace di generare panico e di far registrare intensità elevate, i crolli furono praticamente assenti e le conseguenze strutturali rimaste circoscritte.
E’ vero che un sisma di magnitudo 5,1 Richter non è nemmeno così intenso. Ma il merito dei danni ridotti va in larga parte alle norme antisismiche introdotte dopo il 1908.

Il terremoto di Messina e Reggio Calabria del 28 dicembre 1908 aveva raso al suolo interi quartieri e causato decine di migliaia di morti. La risposta legislativa fu immediata e rigorosa. Il Regio Decreto del 18 aprile 1909 (e i successivi aggiornamenti) impose regole severe per la ricostruzione e per ogni nuova edificazione nell’area dello Stretto.
Vennero limitazioni di altezza, obblighi di collegamenti orizzontali e verticali, uso di materiali e tecniche costruttive più resistenti, controlli stringenti. Quelle norme, applicate con relativa coerenza per decenni, trasformarono il patrimonio edilizio delle due città.
Gli edifici in muratura ricostruiti o realizzati dopo il 1909, e in misura ancora maggiore quelli in cemento armato degli anni successivi, dimostrarono una capacità di resistenza nettamente superiore rispetto al tessuto urbano pre-1908.
Un banco di prova per l’area ricostruita in maniera antisismica
Il terremoto del 1975 fu, in un certo senso, la prima prova seria di quel sistema normativo. La scossa, sebbene moderata, bastò a mettere in evidenza la differenza nel patrimonio edilizio della zona.
Dove le costruzioni rispettavano i criteri antisismici, i danni rimasero superficiali o praticamente nulli. Lì dove, invece, insistevano edifici più vecchi o realizzati con minore attenzione, o con materiali scadenti, apparvero lesioni e distacchi.
Non ci furono crolli generalizzati, non ci furono strade intere rese inagibili, non ci fu una seconda catastrofe urbana.

Oggi, a distanza di mezzo secolo, quel sisma è quasi scomparso dal racconto pubblico. È stato superato, nella memoria collettiva, da eventi più mediatici o da scosse successive (come quella del Golfo di Patti del 1978). Eppure resta un episodio istruttivo.
Ci ricorda che lo Stretto di Messina è un’area sismicamente attiva, caratterizzata da un sistema complesso di faglie (altre più piccole dopo il sistema madre del 1908), e che eventi di magnitudo intermedia possono verificarsi anche a pochi decenni da un grande terremoto.
Ma ci ricorda soprattutto che le regole antisismiche, quando sono scritte bene e applicate con rigore, funzionano. Nel 1975, a Reggio e a Messina, quelle regole, nate dal dolore del 1908, hanno fatto la differenza tra un terremoto spaventoso e un disastro.