Rapporto WMO: strato di Ozono in costante ripresa (2025). Ma a settembre 2026 il massimo del buco è in anticipo
Dati incoraggianti dallo strato di ozono dell'atmosfera: il buco nell'ozono antartico continua a rimpiccolirsi, facendo registrare una progressiva ripresa dello strato protettivo della Terra a livello globale. Ecco le ultime misurazioni ufficiali, con alcuni dati che continuano a preoccupare.

Negli ultimi anni, lo strato di ozono ha costantemente mostrato segnali di miglioramento. Nel 2024 e nel 2025, la quantità totale di ozono è risultata superiore alla media in ampie zone dell'emisfero australe. Questa tendenza positiva è legata a una maggiore attività delle onde planetarie che ha favorito il trasporto di ozono verso i poli.
Al contrario, tra il 2022 e il 2023 si erano registrate anomalie negative a causa della ridotta circolazione atmosferica e degli effetti dell'eruzione vulcanica del Hunga Tonga. Sul lungo periodo, però, il disfacimento dello strato di ozono, registrato dagli anni '60 agli anni '90, si è interrotto grazie al bando delle sostanze dannose sancito dal Protocollo di Montréal, avviando una lenta ma progressiva fase di recupero a partire dall'anno 2000.
Il buco nell'ozono in Antartide nel 2025
In occasione del giorno internazionale per la preservazione dello strato di ozono, che cade il 16 settembre di ogni anno, la WMO (Organizzazione Mondiale della Meteorologia) ha presentato il suo bollettino dell'ozono 2025. Nel rapporto, realizzato osservando il ciclo dell'ozono in Antartide del 2025, è stato riportato che il buco dell'anno scorso è risultato tra i "meno gravi" degli ultimi 20 anni.
Infatti complessivamente buco dell'ozono nel del 2025 si è classificato tra il quarto e il quinto più debole da quando sono iniziate le osservazioni sistematiche cioè dal 1992.
Questa minore estensione ed "intensità" del buco è stata prodotta anche grazie ad eventi di riscaldamento stratosferico che, a metà settembre dello scorso anno, hanno rallentato la distruzione dell'ozono, smantellando precocemente il vortice polare antartico in ottobre.

Ricordiamo, infatti, che la reazione con cui le molecole di ozono vengono dissociate dai clorofluorocarburi (CFC), è favorita da temperature stratosferiche molto basse.
Settembre 2026: in contro tendenza, ma c'è un perché
Il servizio di monitoraggio dell’atmosfera di Copernicus (CAMS) ha rilevato che il buco dell’ozono antartico, il 12 settembre 2026, ha raggiunto la soglia di estensione massima annuale leggermente in anticipo rispetto al solito, in linea con quanto già osservato nel 2025.
Tuttavia, quest'anno, si è mantenuto anche al di sopra della media, circa 5 milioni di km² al di sopra della media per questo periodo, a differenza dell’anno precedente. Ma il rapido sviluppo del buco dell'ozono nel 2026 è avvenuto in concomitanza con una brusca diminuzione della temperatura stratosferica a circa 20 km di quota sopra il Polo Sud. Quindi le condizioni sono state particolarmente favorevoli al suo sviluppo.
In pratica, il 2025 per un verso e il 2026 per l'altro, rappresentano due situazioni particolari, seppur disegno opposto, che avvengono in un contesto complessivamente tendente al miglioramento delle condizioni dello strato di ozono atmosferico sulla Terra.
Un secolo di misurazioni e l'aumento dei raggi UV in Europa
Nel 2026 le misurazioni dell'ozono ad Arosa e Davos, in Svizzera, hanno raggiunto il secolo: 100 anni di rilevazioni continue che costituiscono il dataset più lungo al modo, fondamentale per stimare l'altezza dello strato di ozono e i livelli di riferimento pre-CFC. Questa continuità dei dati ha consentito di monitorare il declino e la successiva ripresa: la media dell'ozono alle medie latitudini dell'emisfero settentrionale (35°N-60°N) risulta inferiore del 2% rispetto alla media del periodo 1964-1980.

Nonostante la ripresa dell'ozono, in molte regioni si registra un incremento della dose annua di radiazione UV e un aumento delle giornate con indice UV elevato, soprattutto in primavera e all'inizio dell'estate.
In Europa, le dosi annue di UV sono cresciute fino al 20% dal 1995. Questo fenomeno è guidato per l'80% dalla riduzione della copertura nuvolosa e per il 20% dalla diminuzione delle concentrazioni di aerosol.
Il successo decennale dell'Emendamento di Kigali
La protezione dello strato di ozono affonda le sue radici nello storico Protocollo di Montréal, firmato nel 1987 ed entrato in vigore nel 1989, per bandire le sostanze chimiche responsabili del buco nell'ozono. A questo quadro normativo si è aggiunto, nel 2016, l'Emendamento di Kigali, nato per affrontare un altro problema in qualche modo correlato: la diffusione degli idrofluorocarburi (HFC).
Sebbene non danneggino direttamente l'ozono, gli HFC sono dei gas serra potentissimi, che vengono a loro volta utilizzati nei sistemi di refrigerazione e di condizionamento.
Questo emendamento punta a ridurre l'uso degli HFC di oltre l'80% entro i prossimi decenni, un traguardo fondamentale che, se applicato pienamente, permetterà di evitare fino a 0,5°C di riscaldamento entro il 2100, unendo la salvaguardia dello scudo atmosferico alla lotta contro il cambiamento climatico.
Riferimento della notizia
WMO - World Meteorological Organization. State of the ozone layer in 2025.